31.10.07

Not my cup of tea

Ieri pomeriggio e' passata sotto la mia finestra la parata dei Red Sox, seguita da una folla in festa sui lati della strada, a dimostrare che l'espressione Red Sox nation non e' solo un luogo comune giornalistico.
Red Sox, per chi non lo sapesse (io fino a due mesi fa non lo sapevo), è il nome della squadra di baseball di Boston, che domenica sera, vincendo la quarta partita consecutiva contro i Colorado Rockies, ha portato a casa le World Series (il nome e' un po' da megalomani, trattasi comunque del campionato americano).

Per capire il legame tra Boston ed i Sox basta salire sulla Green Line nei sabati giusti e vedere quanti sono diretti allo stadio, addobbati a dovere di maglietta e cappellino. Non immaginatevi l'ultrà calcistico scortato dalla polizia: si tratta di persone normali, di tutte le età (a Fenway Park ci portano anche i bambini), in apparenza molto più allegre che arrabbiate.
Forse in conseguenza di questo entusiasmo collettivo, o forse solo per abbruttimento catodico, ho seguito (buona parte del)le ultime sette partite dei Sox. Se credessi a certe cose, mi offrirei come portafortuna ufficiale del club, visto che erano ad un passo dall'eliminazione e da li' in poi hanno infilato sette vittorie consecutive.
Insomma, sono capitato nella citta' perfetta al momento perfetto per apprezzare il baseball. Me ne sono innamorato?
No.

Il problema non sono, come temevo, le regole di base: le capisci in fretta, e consultando wikipedia durante le (innumerevoli) pause di gioco capisci il significato delle sigle (RBI, ERA, etc.) che pare facciano parte integrante del divertimento (qui ci starebbe un mega-inciso sull'insana passione americana per la statistica (mal) applicata allo sport, ma anche no); dopo un po' ti abitui anche alla mania di giocatori e staff di sputare in continuazione, come se fosse la cosa più normale del mondo.
A lasciarmi perplesso è l'estrema lentezza del gioco, per cui gran parte della partita la puoi guardare facendo altre sette cose. Gli appassionati sostengono che in realtà le pause siano importanti e che il gioco di sguardi e gesti tra lanciatore e catcher sia fondamentale. Sarà.

Rimane il fatto che, anche dopo le World Series, una partita di baseball rimane per me appena più interessante di un Gran Premio di Formula 1 nella nebbia.
Sono peraltro uno che trova bello guardare una maratona, per cui se volete ribattere gli argomenti non mancano.

Posted by MarcoS at 17:36

23.10.07

Second Avenue Deli

Il New York Times della domenica e' un malloppo mica da ridere, mi ci va almeno una settimana a leggerlo. Tra i tanti inserti, un giornale patinato (immaginate la versione interessante di 'Sette' o 'Venerdi')'.
La storia piu' bella dell'ultimo numero racconta della nascita, morte e prossima riapertura di Second Avenue Deli, esemplare di locale (la deli kosher) in via di estinzione, in cui l'occasione del pranzo metteva insieme le genti piu' diverse (".. my favorite was when we had five nuns eating matzoh balls served by a Lebanese waiter — in a kosher deli. That’s New York.")
Quando andremo a New York conto di farci un salto, sperando di non vedere il risultato dell'ennesima transizione da osteria a tempio dello SlowFood/radical chic/alternative/organic/health conscious/whatever.
Posted by MarcoS at 20:02

22.10.07

Quasi Nobel

Questa non la sapevo.
Un articolo del 2002 ripubblicato di recente racconta, in modo fazioso ma spero di fondo corretto, la storia del cosiddetto premio Nobel per l'Economia, che tecnicamente Nobel non è.
(Via 3quarksdaily)
Posted by MarcoS at 02:18

15.10.07

Power nap

Un post-doc che lavora vicino a me spesso di pomeriggio si fa una pennica di 15'-20'.
Niente di strano, non fosse per la scelta di dove coricarsi.
La prima volta l'ho visto sdraiato sotto la scrivania. Uscivano solo le gambe, il corpo immobile e perfettamente dritto. Per poco non mi prendeva un colpo.
Ora ha trovato un corridoio nel quale non passa quasi nessuno, vicino a un lavandino.
Siccome avrebbe la luce negli occhi, si e' messo una maglietta in faccia.
E pensare che c'e' una stanza con il divano.

Aggiornamento. Evidentemente e' una caratteristica degli studenti/post-doc dell'MIT: ne ho appena beccato un altro.

Posted by MarcoS at 21:59

12.10.07

E sottolinea se

Se domenica vai a mettere una scheda per quella cosa chiamata PD
Se non sai ancora per chi votare
Se sei mentalmente al ballottaggio Veltroni vs. Bindi

secondo me ti conviene leggere Leonardo.

E cosi', per la milionesima volta, perderai un'elezione con cognizione di causa.

Posted by MarcoS at 21:23

11.10.07

Actually, it just happened on the other side of the street.

Ieri mattina, riassumendo una riunione sui programmi di ricerca del reparto di Radiation Oncology, e' stata riportata l'opinione di un pezzo grosso dell'ospedale, secondo il quale il vero modo per sbloccare alcuni problemi sarebbe una donazione di 100 milioni di dollari da parte di un ex paziente. L'affermazione sarebbe stata chiosata con un "100 million is not even that much, these days".
Dopo un momento di smarrimento iniziale ('Ma dove vivono questi qui?', 'Tante grazie, siam tutti bravi a fare i genietti quando i soldi ci escono dalle orecchie' etc. etc.) ho concluso 'Massi', e' come quando dico che non sarebbe male vincere un fantastiliardo alla lotteria e poi manco compro il biglietto'.

Ieri sera, tornando a casa, una pagina del giornale dimenticato sulla metro riportava di una megadonazione di tal David Koch all'MIT, che si trova quasi di fronte al Mass General Hospital, dall'altra parte del fiume Charles.
Importo? Guess what, 100 milioni di dollaroni.
Fine della donazione? Guess what, finanziamento della ricerca sul cancro.

Cento a uno che il pezzo grosso lo sapeva da tempo ed il suo era puro disappunto per il fatto che i soldi, almeno questa volta, fossero finiti sulla riva sbagliata del Charles River.

Posted by MarcoS at 21:44

10.10.07

Lo capisce anche un bright.

Invece di fare il cacaspilli e dire che si', nella misura in cui, ma la riga tal dei tali non dice proprio quel che penso e via trombonando, vi mando a leggere "I'm not very bright, l guess." di Angelo, che espone con estrema chiarezza pensieri per me tanto condivisibili quanto minoritari.
Posted by MarcoS at 16:34

04.10.07

Quello che 'Se candido tutti gli italiani, vinco di sicuro'.

Mi allineo a Delio e mucho:: con l'accozzaglia di candidati messa su da un Veltroni piu' vero della sua imitazione, se voto per le primarie del PD appoggio la Bindi, che tra l'altro, considerando la fede una cosa seria, mi da' qualche speranza di non sbracare nel do ut des con la CEI.

A proposito: tocca ricordare a Veltroni che candidi almeno un cardinale, senno' rimane scoperto sul lato clero. Candidato ideale: ggiovane (che per i cardinali vuol dire meno di 95 anni), appena appena scuro di pelle (anche abbronzato va bene), in favore di una separazione tra Stato e Chiesa 'ma non esageriamo con il laicismo', pro choice purche' la choice sia pro life, spacciabile per progressista ma molto ben piantato in Vaticano.
Com'era la storia del moriremo democristiani?

Posted by MarcoS at 10:12

02.10.07

Yep

Ricevuto il mio link annuale da una blogstar (c'è gente che organizza 'serate a tema comida', if you know what I mean), saluto e ringrazio chi passa da queste parti.
Per chi è interessato ai numeri, fan trentotto.
Posted by MarcoS at 04:10