A me, da esterno e da ignorante, sembra chiaro come il sole che:
a)Nel ciclismo il doping è molto più diffuso che in altri sport ed è ormai diventato una tassa di iscrizione: ancor più che a vincere, serve a partecipare, definendo il livello di base delle prestazioni.
b)Le decisioni arbitrarie dei controllori non sono scusabili ma sono rese possibili da una situazione in cui, vista la pervasività del doping, qualsiasi inchiesta minuziosa su un corridore di alto livello ha buone probabilità di far emergere magagne difficili da spiegare come frutto di fumus persecutionis.
c)Il gruppo dei corridori è nel suo complesso omertoso, continua imperterrito nel suo andazzo pur avendo la possibilità di cambiare le cose, e quindi non fa pena nemmeno un po', a partire da Basso per arrivare a Rasmussen o a chi sarà cacciato domani.
Dove sbaglio?
In questa prospettiva, anche i paralleli che alcuni tracciano tra le primarie-plebiscito a Prodi e l'elezione molto probabile di Veltroni a leader mi sembrano fortunatamente non del tutto convincenti: alle primarie c'era un problema di urgenza (le elezioni erano dietro l'angolo) e il messaggio che molti (me compreso) hanno voluto mandare era del tipo 'Signori, niente stronzate: andate alle elezioni insieme, candidate Prodi, togliamoci di torno il Berlusca e poi parliamo del resto'.
Per inciso, le cose sono andate come sono andate (Prodi è Presidente del Consiglio, ma il suo governo viaggia nettamente al di sotto delle (mie) aspettative), ma anche con il senno di poi non direi che quelle primarie siano risultate inutili e ancor meno dannose.
Ora, le elezioni del leader e/o dell'ordine di governo del PD riguardano un progetto che deve avere un orizzonte temporale ben diverso, in cui l'emergere di diverse tendenze (chiamatele correnti, se volete), ognuna dotata di una sua forza (i.e. di voti), sarà non un male ma un gran bene. E' anzi sperabile che lo spettro delle candidature sia il più ampio possibile, da un simil-Follini a qualcuno che stia sui bordi del PD da sinistra. Per quanto mi riguarda, spero di poter votare (a Ottobre sarò all'estero), non farò alcun calcolo tattico, come feci alle primarie quando votai Prodi, e sceglierò il candidato meno distante da me, indipendentemente dalle sue probabilità di successo.
Speriamo bene, ché se il PD finisce soffocato nella culla la possibilità di una formazione politica del centrosinistra degna di questo nome si sposta in avanti di altri 15-20 anni, e qui la pazienza è un po' agli sgoccioli.
Non c'è sforzo di incontrare chi è ai bordi, di lasciar spazio a chi magari sui banchi di una chiesa non si sente a casa sua, ma sulla porta d'ingresso si fermerebbe volentieri, fiducioso di poter sentire qualcosa di pertinente per la sua vita.
Sembra invece che chi si sforza di tenerle un po' aperte, queste porte, sia sempre più marginale e rischi suo malgrado di diventare un alibi ('Cosa vuoi di più? Siamo talmente katholikòs che lasciamo spazio anche ai progressisti').
Il fatto è che la Chiesa cattolica, in questo perfettamente allineata ai tempi, ha deciso per il 'O dentro o fuori'.
Sbam.
E se qualcuno si prenderà la porta in faccia, peggio per lui.