'La gamba su cui reggersi' appartiene a Sacks stesso, caduto durante una rocambolesca discesa in montagna.
La diagnosi dice 'rottura del tendine del quadricipite', ma il problema vero è un altro, perché Sacks,
anche dopo un intervento chirurgico tecnicamente riuscito, letteralmente non sente più la gamba. Non solo non riesce a muoverla, ma non sa proprio in che posizione sia, se sia piegata, parallela all'altra gamba, se stia ferma o se qualcuno gliela stia muovendo.
La propriocezione se ne è andata e Sacks, che di mestiere si occupa di persone con lesioni neurologiche,
è terrorizzato all'idea di essere *lui* il malato, risultando un paziente rompipalle assai.
La malattia, o perlomeno la sua rielaborazione tramite la scrittura, serve se non altro a Sacks per fare ricerca su se stesso e collegare le esperienze di anni di lavoro per capire cosa diavolo gli stia capitando.
Non è raro che questi tentativi di autocura/autoanalisi da parte dei medici provochino disastri, non fosse altro che siamo quasi tutti bravi a ragionare come si deve sulla vita degli altri, mentre quando si tratta della nostra è un altro paio di maniche.
Sacks ha dalla sua l'essere una persona a tutto tondo, capace sì di 'fare lo scienziato'
ma anche di lasciar spazio ad una dimensione emotiva molto ricca (pure troppo). Questo gli permette di ricostruire in un racconto avvincente il percorso tutt'altro che lineare verso la guarigione, combinando osservazioni sul suo corpo e sul legame indissolubile con la mente, esplosioni di amore per la vita e momenti di depressione, in un equilibrio tra intelligenza ed emozioni non facile da raggiungere.
Così scrisse Marco il 06.09.07 01:16