A me, da esterno e da ignorante, sembra chiaro come il sole che:
a)Nel ciclismo il doping è molto più diffuso che in altri sport ed è ormai diventato una tassa di iscrizione: ancor più che a vincere, serve a partecipare, definendo il livello di base delle prestazioni.
b)Le decisioni arbitrarie dei controllori non sono scusabili ma sono rese possibili da una situazione in cui, vista la pervasività del doping, qualsiasi inchiesta minuziosa su un corridore di alto livello ha buone probabilità di far emergere magagne difficili da spiegare come frutto di fumus persecutionis.
c)Il gruppo dei corridori è nel suo complesso omertoso, continua imperterrito nel suo andazzo pur avendo la possibilità di cambiare le cose, e quindi non fa pena nemmeno un po', a partire da Basso per arrivare a Rasmussen o a chi sarà cacciato domani.