Cerco di farla breve andando per punti.
- Dobbiamo innanzitutto capirci su cosa intendiamo per tolleranza. La definizione da vocabolario è compatibile con uno spettro che va dal tollerare nel senso di sopportare (non ti caccio dal mio paese e non ti sbatto in galera) alla tolleranza come atteggiamento per cui le differenze invece di essere osteggiate vengono, per quanto possibile, valorizzate. La mia idea è che gli olandesi siano per ragioni utilitaristiche abbastanza tolleranti nel senso del sopportare, molto meno nel senso di valorizzare.
- Una delle (poche) cose che mi sembra di aver capito dell'Olanda è che lì ancor più che altrove la tolleranza/legalità è una cosa ben diversa dall'approvazione morale.
Mi spiego: la legalità della prostituzione, o delle droghe leggere, è sovente portata ad esempio della tolleranza e della liberalità della cultura olandese. L'olandese medio (generalizzazione truce ma utile) mi sembra in realtà tradizionalista almeno quanto l'italiano medio (generalizzazione truce ma utile) ed ha in genere un'opinione chiara e negativa tanto della droga quanto della prostituzione. La differenza (profonda) con la cultura italica sta invece nell'essere molto più pratico e nel saper separare il piano della legalità da quello dell' approvazione morale, per cui se legalizzare è uno dei modi migliori per controllare, allora si legalizzano pratiche per cui c'è (in media) riprovazione.
Questa, potrei sbagliarmi, non è tolleranza, quanto capacità di gestire un problema in modo pragmatico.
- La tolleranza verso i diversi per situazione sociale e/o paese di provenienza è molto sui generis. E' vero che il numero di immigrati in Olanda è percentualmente molto maggiore che in altri Paesi, e qualcuno potrebbe dire che in una situazione del genere il fatto che non ci sia la caccia allo straniero è per certi versi già un successo. Rimane il fatto nell'Olanda del 2006 continuano ad esistere, per esempio, quelle che tutti chiamano le 'black school', i.e. scuole dell'obbligo frequentate esclusivamente da (figli di) immigrati.
Ad Amsterdam ti può capitare che passi in una via e sono tutti alti e biondi, poi giri l'angolo e sono tutti piccoli e scuri (schematizzo, ma mica troppo). Gli alti e biondi vivono un vita, i piccoli e scuri ne vivono un' altra, ed i loro percorsi si incrociano di rado. Anche qui, se tolleranza è non prendersi a botte, ci siamo, ma non si va molto oltre.
- Ultimo ma non meno importante, molti Olandesi sono convinti (con qualche buona ragione) di far parte di un paese superiore a molti altri per qualità di vita, civiltà e, appunto, tolleranza. Il problema è che la convinzione non di rado diventa arroganza e rigidità. Sarà un fatto banale, ma in Olanda esiste un codice non scritto molto rigido riguardo a come ci si comporta in pubblico. Uno magari arriva dall'Italia, vede la gente andare al lavoro in sandali invece che in giacca e cravatta, e pensa 'Guarda qui come sono informali, ognuno fa quel che gli pare'. 'Sta cippa (scusate). E' che le formalità sono altre; per esempio non riguardano i vestiti, ma magari il rispetto ossessivo dei tempi altrui, o il definire uno spazio di privacy che a volte sembra così ampio da impedire l'interazione sociale. Che poi io incidentalmente preferisca l'etichetta olandese a quella italiana è un altro discorso, ma rimane il fatto che l'etichetta c'è, e chi non la rispetta è considerato un mezzo barbaro. Non proprio il massimo della tolleranza, secondo me.
Tutte queste cose, messe insieme, delineano a mio avviso un quadro diverso da quello dell'Olanda come luogo tollerante per eccellenza. Non fraintendetemi, rimane un bel posto da viverci, ma da lì a pensarlo come un posto che ti accoglie a braccia aperte chiunque tu sia ne passa molto.
P.S. Esperti di olandesità, che dite, ho forzato un po' la mano ?
Voi che ne dite ?
Sono ancora in cerca di una soluzione automatica e comoda per generare il blogroll. Come alcuni di voi hanno visto, il surrogato del momento è una lista di 10 post recenti dai blog che leggo di più.
La soluzione vi piace o preferite comunque il blogroll ?
Fortunatamente, Best of American ... è una raccolta, non la raccolta, per cui c'è la ragionevole speranza che la scrittura scientifica, negli USA e non solo, sia un mondo più vario di quel che appare dalla selezione di Gawande.
A questo punto, sarei curioso di leggere questo Best of (o forse, cambiando del tutto genere, questo).
Per una volta, la mia opinione si formula semplicemente:
a. Data una società in cui esistono differenze di reddito nella popolazione, queste differenze, se non governate, tendono ad accentuarsi invece che ad attenuarsi.
b. Se le disparità di reddito crescono oltre una certa soglia, ne risente la qualità di vita non solo dei 'poveri' (ovvio), ma anche dei 'ricchi' (esempio banale, aumentano le tensioni sociali, che si riflettono nella vita di tutti quelli che non vivono in una torre d'avorio).
c. Di conseguenza, qualche forma di ridistribuzione della ricchezza è necessaria e conveniente per tutta la popolazione, indipendentemente dal reddito.
Qualche precisazione:
1. Il termine 'ridistribuzione' si presta ad equivoci. A priori, potrebbe anche voler dire dividere la ricchezza in parti uguali tra tutti. In questo caso, è ovvio, stiamo parlando di ridistribuzione come meccanismo di attenuazione delle differenze di reddito, che comunque differenze rimangono. Se A guadagna più di B prima di pagare le tasse, continuerà a guadagnare più di B anche dopo averle pagate.
2. Quando parlo di 'necessità' di ridistribuzione mi riferisco in questo caso non ad un dovere morale ma ad una necessità di fatto. Ancor più precisamente, sono sicuro che si possa argomentare in favore di una ridistribuzione della ricchezza anche sul piano morale, ma voglio rendere il mio argomento il più stringente e generale possibile, per cui dico che una ridistribuzione della ricchezza è richiesta dalla realtà dei fatti ancor prima che dalle nostre preferenze etiche. In quest' ottica, i 'ricchi' accettano tasse più alte non perchè sono 'buoni', ma perchè in qualche modo le tasse sono un investimento sulla qualità della loro vita.
3. Un' altra ragione per il cui anche il ricco dovrebbe vedere di buon occhio la ridistribuzione è data dal fatto che anche a lui conviene vivere in una società in cui usufruire di un minimo di protezione sociale il giorno in cui diventasse povero.
4. La questione se in generale occorra una ridistribuzione non implica ovviamente un' approvazione a priori di qualsiasi manovra di ridistribuzione. Nello specifico della finanziaria 2007, non ho niente da dire sulla ridistribuzione in sè (per quanto l'ho capita) ma ho moltissimo da dire sul fatto che Prodi abbia preso mezza nazione per i fondelli chiedendo voti al grido di 'non aumenteremo le tasse, e chi ci accusa di questo è un furfante'. Il furfante, nello specifico, è lui.
Una delle (poche) cose che mi aspettavo da Prodi è che si relazionasse con l' elettorato con modalità da persone adulte. Finora, invece, ci ha trattati da minus habens.
AGGIORNAMENTO: questa donna le sa TUTTE.