31.08.06

Ma che fai lo scienziato a fare ?

A questo punto dovreste essere rientrati dalle ferie, per cui vi giro il quesito di un amico, di professione ricercatore in ambito scientifico, che qualche giorno fa mi scriveva:

Cosa pensi di questa frenesia di fine estate tesa ad orientare le nuove matricole verso le facolta' scientifiche (la rassegna stampa di questi giorni e' ricca in tal senso) ?
In particolare, ci sono tre aspetti che non capisco:
1) La pubblicità deriva da un' esigenza del mondo del lavoro o dalle universita' che devono garantirsi la la sopravvivenza ?
2) Il mercato del lavoro è in grado di recepire e valorizzare lauree scientifiche ? Secondo me no.
3) Se una laurea scientifica "non paga", perche' sollecitare comportamenti autolesionisti in una societa' "edonista" ?

Le risposte non mi sembrano facili, a meno di rifugiarsi nel wishful thinking o nel politicamente corretto. Mentre raccolgo qualche idea, sono curioso di sentire la vostra opinione.

Posted by MarcoS at 09:04 | Comments (46)

23.08.06

Scholar2BibTeX

Ho scoperto (solo) adesso che si possono impostare le preferenze di Google Scholar in modo da produrre un link per l'esportazione dei risultati della ricerca in formato BibTeX .
Molto comodo, almeno per coloro che sanno di cosa sto parlando.
Per tutti gli altri: non preoccupatevi, non vi siete persi niente di importante.
Posted by MarcoS at 12:25 | Comments (7)

21.08.06

E io ti arresto, just in case.

In genere, le teorie del complotto non mi convincono per l'eccesso di potere e di intelligenza che indirettamente attribuiscono ai complottardi.
Ciò detto, l'allarme per i tentati attacchi su aerei in partenza da Londra mi è suonato strano, per cui mi son letto qualcosa che schematicamente definisco pro complotto, finendo (via Morelli) sul blog di Craig Murray, ex ambasciatore inglese in Uzbekistan.
Murray, nell'argomentare la sua tesi per cui l'allarme 'is more propaganda than a plot', scrive:
Of the over one thousand British Muslims arrested under anti-terrorist legislation, only twelve per cent are ever charged with anything. That is simply harrassment of Muslims on an appalling scale. Of those charged, 80% are acquitted. Most of the very few - just over two per cent of arrests - who are convicted, are not convicted of anything to do terrorism, but of some minor offence the Police happened upon while trawling through the wreck of the lives they had shattered.

Pochi giorni dopo rincara la dose aggiungendo:

Still, after eight days of detention, nobody has been charged with any crime. For there to be no clear evidence yet on something that was "imminent" and "Mass murder on an unbelievable scale" is, to say the least, rather peculiar. The 24th person, who was arrested amid much fanfare yesterday, has been quietly released without charge today. Breaking news, another "suspect" has just been released too.

La discussione è proseguita anche sul Guardian, il che prova se non altro che i detrattori di Murray lo considerano una persona alla quale val la pena rispondere.
In una lettera al giornale, il presidente dell' associazione dei capi degli agenti di polizia ribatte alle tesi di fondo dell' ex ambasciatore senza però contestare nè il dato sul bassissimo numero di arrestati che poi vengono condannati sia sull' assenza dei capi di imputazione per chi è attualmente in prigione per la recente minaccia di attentati a Londra.

La cosa, a me che son digiuno di nozioni giuridiche e di sicurezza pubblica, fa specie.
Sono io che mi son perso qualcosa o effettivamente le politiche antiterrorismo inglesi stanno usando lo strumento dell' arresto in modo a dir poco criticabile ?

Posted by MarcoS at 13:22 | Comments (10)

10.08.06

Un' eterna ghirlanda brillante, a suo modo.

Un barbaro che scrive per i barbari un testo sui barbari.
Curioso.
Qualcuno di voi lo sta seguendo ?
Posted by MarcoS at 12:55 | Comments (4)

06.08.06

Bisogna esser veloci a descrivere le nuvole

Peccato per chi se l'è perso, il concerto di Stefano Bollani & C a 'I suoni delle Dolomiti': prato verde nel paesaggio morbido dei Monti Lessini, ai confini tra Trentino e Veneto, Bollani spalleggiato da una formazione che si è divertita con lui, accoppiata rischiosa ma riuscita tra jazz e parole sul tema delle nuvole, che per parte loro hanno attraversato il cielo per tutto il pomeriggio senza che cadesse una goccia (foto 1 e 2, grazie ad Avesao).
Di fronte ad un pubblico dai due ai settant'anni verosimilmente non tutto appassionato di jazz, Bollani e compagnia non hanno cercato scorciatoie per uditori di bocca buona ma hanno suonato la loro musica, essendo molto ben accolti.
Certo ha aiutato il gusto di Bollani per pezzi che non hanno l'ansia di essere pensosi e che ogni tanto si aprono, lasciano andare la musica e magari si finisce pure in melodia, che mica è una parola brutta.

Bene, bravi, se fanno un bis andate a vederli.

Per chi non conoscesse il Bollani, due pezzi per assaggiare la sua musica, uno un po' più da pianista jazz rispettoso dell' etichetta, l'altro da uno che non è timido e se gli capita un' orchestrona sottomano ci si diverte pure.

Posted by MarcoS at 22:15 | Comments (26)

02.08.06

'We study what we can study'

A Google si trattano bene anche in quanto ad ospiti, riuscendo a regalarsi una relazione di James D. Watson, premio Nobel insieme a Crick per la proposta di struttura a doppia elica del DNA.
La presentazione, dal titolo 'DNA and the brain', è finita su google video ed è del tutto comprensibile anche per i non esperti della materia.

Dopo un breve riassunto delle ricerche che gli sono valse il Nobel, Watson introduce l'argomento principale della relazione chiarendo subito la sua posizione nella disputa tra natura e cultura ('nature and nurture'); lui sta dalla parte della natura, ovvero pensa che il patrimonio genetico determini il nostro destino molto più dell'ambiente in cui cresciamo.
Fin qui niente di stupefacente; ti aspetteresti qualcosa di diverso da una persona che ha studiato il DNA tutta la vita ?

E invece passano pochi istanti e Watson butta lì con nonchalance:

Nurture is important, but it's hard to quantitate, while you can actually quantitate DNA, in some sense, so we'll study what we can study.

Ma come, Dr Watson, lei mi stai dicendo che ha messo la cultura in secondo piano perchè è più difficile da studiare ?
Forse mi sfugge qualcosa, perchè se così non fosse, Watson sarebbe pronto per un altro Nobel, quello della volpe e l'uva.

Dopo questo inciso, che purtroppo non verrà sottolineato dalle domande alla fine della relazione, Watson vira verso la genomica applicata, prima presentando l'uso in oncologia dei microarray per valutare l' espressione dei geni e poi concentrandosi sugli studi delle basi genetiche dell'autismo.

So di essere un po' prevenuto nei confronti di chi mi presenta la genetica a mo' di teoria del tutto, ma rimane il fatto che alla fine il discorso di Watson non mi sembra molto convincente, e tantomeno esaltante.
Se non fosse che lo speaker è un premio Nobel, per quanto quasi ottantenne, che parla del suo lavoro di decenni, direi che la lezione illustra bene quanto la genomica sia una disciplina 'pompata' (fossi figo direi 'hyped'), che attira a sè quantità enormi di energie, economiche ed intellettuali, pur trattandosi in sostanza di un' enorme promessa ancora da mantenere.
Trattandosi di Watson, tengo in seria considerazione l'ipotesi di essermi perso qualcosa di importante.

Posted by MarcoS at 00:05 | Comments (3)