Il prossimo fine settimana lo passerò su un' isola al momento imprecisata con un saluzzese installato in Danimarca. Al ritorno, quattro giorni di lavoro, poi il matrimonio di rdm e fiancé sarà il degno inizio di ben due settimane di FERIE.
P.S. 1 Casomai foste anche voi gente un po' sbadata, sappiate che in Danimarca NON usano l'euro, ma le corone. Io l'ho scoperto in questo istante, evitando se non altro una bella figura da idiota alla prima biglietteria danese.
P.S. 2 Ho chiesto all' Ufficio Elettorale qui in Italia se avrei potuto votare al Consolato in Danimarca, perchè mi pareva ce ne fosse la possibilità. Mi hanno detto di no, anche se gli ho fatto presente che le mie informazioni erano diverse. Se qualcuno mi illumina sulla questione, magari citandomi la legge giusta, mi preparo a rompere le scatole per la volta prossima.
Lo stile. Come già detto a proposito Blink, si tratta di testi in cui il piacere di raccontare storie prevale sull' analiticità e sull' approfondimento dei temi. Dal punto di vista di rigore dell' argomentazione, siamo nella categoria 'evidenza aneddotica'. In altre parole, Gladwell e Leavitt danno spiegazioni plausibili e a volte originali di fenomeni specifici e da lì provano, con una certa prudenza, a trarre regole più generali. Per fortuna non peccano di arroganza intellettuale ed evitano di spacciare per universali le conclusioni non sempre stringenti a cui arrivano.
La lunghezza. L' impressione chiara è di essere di fronte a testi brevi allungati fino a farli diventare un libretto. La dimensione ideale sarebbe un saggio lungo, ma l' operazione di stretching è a livelli non scandalosi.
L'appeal dell' autore. Sia Leavitt sia Gladwell sembrano proporsi al pubblico come esemplari della categoria 'saggisti intelligenti, antiaccademici ma non troppo'. Quarantenni o giù di lì, brillanti senza farlo pesare troppo, sembrano dirti 'A scuola avrebbero potuto insegnarti qualcosa senza farti morire dalla noia raccontandoti storie come queste qui.' Evitano la complicità forzata ed ammiccante con il lettore, cosa che personalmente apprezzo.
Limiti. Ambedue i libri lasciano l'idea che l'autore si sia risparmiato, fermandosi al punto esatto in cui i problemi diventavano davvero interessanti e complicati. Per quanto mi riguarda non capisco i motivi precisi del mancato approfondimento: libro scritto di corsa ? Paura di perdere lettori ? (soprattutto per Leavitt) Voglia di riservarsi le carte importanti per il mondo accademico, che richiede sì prosa meno divertente e bibliografie impegnative, ma che permette di ottenere una reputazione intellettuale che il best seller non ti dà ?
Blog. Sia gli autori di Freakonomics sia Gladwell hanno un blog, che pare la dimensione appropriata al loro stile di scrittura, forse ancor più del libro.
Lo scopo dichiarato di Gladwell è analizzare i meccanismi delle scelte fatte in un batter d' occhio, guidate dagli istinti e dai pre-giudizi invece che dall' analisi a livello conscio del problema da risolvere.
In realtà Blink è una raccolta molto leggibile di storie curiose/interessanti/divertenti sul come l'intuizione a volte funzioni ed altre no e di come si possa provare ad educarla.
Le analisi di Gladwell, parafrasando il Morelli, si muovono continuamente e senza paura sul crinale tra panzana ed ovvietà, riuscendo quasi sempre a farla franca, il che non è banale.
Detto così, non sembra un gran complimento, invece è un libro che si legge con gusto, basta non aspettarsi rocket science.
Prezzo: meno di 10 euro. Onesto.
Giovedì ho incrociato una persona mai vista finora che alla terza frase mi ha detto "Ah, ma tu sei quello che scriveva l' adroterapia spiegata al popolo? ".
Per un momento mi è venuta voglia di riesumare quella serie di post, ma in realtà l'unico vero desiderio di questi giorni è attraversare indenne le tre settimane che mi separano dalle ferie, per cui nisba.
Avete altri suggerimenti ?
Sulla via del ritorno, ho preso un caffè a Ulm con il mio indieblogger di riferimento che, nonostante il silenzio sul suo blog (o proprio per quello ?), è alive and kicking.
Ora mi ritiro per tre giorni nel Cuneese a finire il libro della tesi di dottorato, che sta rischiando di diventare la mia personale Sagrada Familia (per incompiutezza, chiaro, mica per altro).
Dopo di che, la vita dovrebbe riprendere a ritmi più rilassati.