30.10.06

Ti tollero. A malapena e perchè sono un essere superiore.

Una discussione dalle parti di Angelo e Waldorf riguardo alle abitudini nederlandesi sull' uso della bicicletta va a finire nell'evergreen della tolleranza del popolo olandese.
Per chi mi leggesse da poco, ho vissuto ad Amsterdam da Giugno 2001 a Ottobre 2005. E' stata un'esperienza molto bella (per molti versi tornerei domani), nella quale due ideuzze sulla tolleranza olandese me le sono fatte, per cui provo qui a comunicarle, sperando di schivare tanto il luogo comune quanto la tentazione del pippone wannabe sociologico.

Cerco di farla breve andando per punti.

- Dobbiamo innanzitutto capirci su cosa intendiamo per tolleranza. La definizione da vocabolario è compatibile con uno spettro che va dal tollerare nel senso di sopportare (non ti caccio dal mio paese e non ti sbatto in galera) alla tolleranza come atteggiamento per cui le differenze invece di essere osteggiate vengono, per quanto possibile, valorizzate. La mia idea è che gli olandesi siano per ragioni utilitaristiche abbastanza tolleranti nel senso del sopportare, molto meno nel senso di valorizzare.

- Una delle (poche) cose che mi sembra di aver capito dell'Olanda è che lì ancor più che altrove la tolleranza/legalità è una cosa ben diversa dall'approvazione morale.
Mi spiego: la legalità della prostituzione, o delle droghe leggere, è sovente portata ad esempio della tolleranza e della liberalità della cultura olandese. L'olandese medio (generalizzazione truce ma utile) mi sembra in realtà tradizionalista almeno quanto l'italiano medio (generalizzazione truce ma utile) ed ha in genere un'opinione chiara e negativa tanto della droga quanto della prostituzione. La differenza (profonda) con la cultura italica sta invece nell'essere molto più pratico e nel saper separare il piano della legalità da quello dell' approvazione morale, per cui se legalizzare è uno dei modi migliori per controllare, allora si legalizzano pratiche per cui c'è (in media) riprovazione.
Questa, potrei sbagliarmi, non è tolleranza, quanto capacità di gestire un problema in modo pragmatico.

- La tolleranza verso i diversi per situazione sociale e/o paese di provenienza è molto sui generis. E' vero che il numero di immigrati in Olanda è percentualmente molto maggiore che in altri Paesi, e qualcuno potrebbe dire che in una situazione del genere il fatto che non ci sia la caccia allo straniero è per certi versi già un successo. Rimane il fatto nell'Olanda del 2006 continuano ad esistere, per esempio, quelle che tutti chiamano le 'black school', i.e. scuole dell'obbligo frequentate esclusivamente da (figli di) immigrati.
Ad Amsterdam ti può capitare che passi in una via e sono tutti alti e biondi, poi giri l'angolo e sono tutti piccoli e scuri (schematizzo, ma mica troppo). Gli alti e biondi vivono un vita, i piccoli e scuri ne vivono un' altra, ed i loro percorsi si incrociano di rado. Anche qui, se tolleranza è non prendersi a botte, ci siamo, ma non si va molto oltre.

- Ultimo ma non meno importante, molti Olandesi sono convinti (con qualche buona ragione) di far parte di un paese superiore a molti altri per qualità di vita, civiltà e, appunto, tolleranza. Il problema è che la convinzione non di rado diventa arroganza e rigidità. Sarà un fatto banale, ma in Olanda esiste un codice non scritto molto rigido riguardo a come ci si comporta in pubblico. Uno magari arriva dall'Italia, vede la gente andare al lavoro in sandali invece che in giacca e cravatta, e pensa 'Guarda qui come sono informali, ognuno fa quel che gli pare'. 'Sta cippa (scusate). E' che le formalità sono altre; per esempio non riguardano i vestiti, ma magari il rispetto ossessivo dei tempi altrui, o il definire uno spazio di privacy che a volte sembra così ampio da impedire l'interazione sociale. Che poi io incidentalmente preferisca l'etichetta olandese a quella italiana è un altro discorso, ma rimane il fatto che l'etichetta c'è, e chi non la rispetta è considerato un mezzo barbaro. Non proprio il massimo della tolleranza, secondo me.

Tutte queste cose, messe insieme, delineano a mio avviso un quadro diverso da quello dell'Olanda come luogo tollerante per eccellenza. Non fraintendetemi, rimane un bel posto da viverci, ma da lì a pensarlo come un posto che ti accoglie a braccia aperte chiunque tu sia ne passa molto.

P.S. Esperti di olandesità, che dite, ho forzato un po' la mano ?
Così scrisse Marco il 30.10.06 21:30