23.11.05

A short history of nearly everything - Bill Bryson

Astenersi secchioni della Scienza, espertoni della Vita, l' Universo e tutto il resto ed onniscienti in genere.
A short history of nearly everything è un libro per curiosi interessati ad annusare le questioni della nascita dell'Universo e dell'evoluzione del pianeta Terra.
E' scritto da Bill Bryson, un autore abbastanza conosciuto nel mondo anglosassone come scrittore di libri di viaggi, che qui si cimenta con la scienza.
L'ampiezza degli argomenti trattati renderebbe difficile l'impresa ad uno scrittore di scienza navigato, figuriamoci ad un neofita.
Bill Bryson ha dalla sua il senso del limite, la voglia di scrivere un libro accessibile proprio a tutti ed un mestiere che gli permette una scrittura leggera e divertente senza cadere necessariamente nella banalità, o di rendere il racconto vivo interessandosi alle vicende personali degli scienziati senza finire nel macchiettistico ad ogni piè sospinto.
E' un libro che ho ricevuto in regalo, che ho letto senza pregiudizi e che ho trovato dimenticabile nelle parti che hanno qualche attinenza con la fisica. Mi sono invece piaciute le sezioni sulla paleontologia e sull' evoluzione della vita sulla Terra, due argomenti dei quali sapevo molto poco.
Non che adesso ne sappia tantissimo di più, ma almeno ho capito che mi interessa approfondirli.

Insomma, se siete alla ricerca di un libro di scienza ad impegno neuronale medio-basso, questo è un buon candidato.
Magari è un bel regalo per quel trilaureato in filologia aramaica che ad ogni discussione vi dice 'Vedi, la scienza mi interesserebbe anche, ma non la capisco proprio', per capire una volta per tutte se ci è o ci fa.

Posted by MarcoS at 09:00 | Comments (6)

13.11.05

Consiglio

Se mai ve lo proponessero, non dite di no ad un viaggio in treno verso Zurigo via Bolzano-Innsbruck con il sole d' autunno e gli alberi di tutti i colori.
Posted by MarcoS at 20:31 | Comments (11)

11.11.05

Nel mezzo del nulla

La prossima settimana la passo qui.
Spero che il lavoro sia interessante, perchè il posto lo è poco.
Magari ci si sente, magari no.
Posted by MarcoS at 11:34 | Comments (12)

09.11.05

Il sapere liberato

La popolarità di semplificazioni come 'open source = Linux = software gratis' è forse un esempio di come le questioni relative a licenze, brevetti e protezione dei diritti d'autore forse non sono più patrimonio esclusivio di quattro geek impallinati e di come, allo stesso tempo, un po' di chiarezza in più su questi temi non guasterebbe.

Ben vengano quindi testi come Il sapere liberato, un libro del gruppo laser (rilasciato sotto licenza CC e scaricabile qui) che promuove l' approccio open source alla circolazione del sapere in generale e alla ricerca scientifica in particolare.
E' un testo molto schierato, che non fa mistero di esserlo, nel quale vengono evidenziati i problemi dell'approccio corrente alla protezione della proprietà intellettuale che, essendo molto aggressivo nel limitare la libera circolazione della conoscenza, ottiene spesso risultati opposti a quelli per cui era stato pensato. La prima parte di 'Il sapere liberato' descrive in modo accessibile a tutti l'evoluzione del sistema dei brevetti, nato per facilitare l'innovazione e la produzione di conoscenza anche da parte di outsiders e diventato con il tempo uno degli strumenti preferiti degli oligopoli industriali per mantenere lo status quo alzando il costo della competizione a livelli inaccessibili.

Il Gruppo Laser è tra coloro che pensano che l'unico modo per sbloccare questa situazione sia un' ampia diffusione delle modalità che schematicamente vengono definite open source nell'ambito della creazione e della diffusione della ricerca scientifica. Trovo questa posizione condivisibile, a patto di non confondere la realtà dei fatti con gli auspici, cosa che mi sembra capitare qua e là nel libro.
Bisogna infatti riconoscere che il software libero è finora l'unico ambito in cui approcci open source hanno prodotto qualcosa di un valore non solo simbolico. Ciò non vuol dire che non valga la pena promuovere l'uso dell' open source nel campo della ricerca scientifica, ma bisognerebbe riconoscere in modo molto chiaro che questa pratica è lontana da venire; anzi, per quel che vedo nel mio ambiente, la tensione delle ditte a massimizzare il profitto in un periodo di vacche magre, il desiderio/bisogno degli istituti di ricerca di finanziamenti che compensino il restringimento dei cordoni della borsa da parte degli enti pubblici e, last but not least, un clima culturale per cui quasi tutto è valutato innanzitutto in termini di quanti soldi produce sono tutti elementi che ostacolano invece di facilitare la diffusione di un modello open source.
Sarebbe quindi molto utile che chi promuove un tale modello ne analizzasse a fondo non solo le potenzialità ma anche i limiti, in modo da fornire una valutazione più obiettiva di pro e contro.
Leggendo 'Il sapere liberato' viene più volte da chiedersi 'Se le cose stanno davvero così, perchè non usano tutti il modello open source ?'
Scartando la risposta 'Perchè sono tutti stupidi e/o in malafede', molto probabilmente riduttiva, resta il problema di capire i meccanismi che facilitano il successo di un modello piuttosto che di un altro e su quali leve si possa agire per spostare un po' gli equilibri a favore del modello 'open source'.
A parte questa pecca, probabilmente dovuta ad eccesso di entusiasmo degli autori per l'argomento trattato, 'Il sapere liberato' è un libro consigliato a chi non è esperto dei problemi della proprietà intellettuale e vuole impararne qualcosa senza spaccarsi la testa.

Posted by MarcoS at 18:09 | Comments (15)

07.11.05

Aridaje

Sono incappato in un articolo apparso su Repubblica del 28 Ottobre, in cui Piergiorgio Odifreddi torna sul tema a lui caro dei rapporti tra scienza e religione, sui quali ha scritto un libro ("Il Vangelo secondo la scienza") del quale si era discusso a lungo da queste parti qualche mese fa.
Il pretesto dell' articolo è una delle dimenticabili esternazioni di Marcello Pera contro la scienza ed il relativismo, alle quali Odifreddi risponde con il solito spirito tranchant ma, a mio avviso, sparando (di nuovo) nella direzione sbagliata.
Sintetizzando, secondo Odifreddi il relativismo non c'entra niente con la scienza, e, anzi,
"... mentre di fedi religiose sono piene le fosse, di scienza ce n'è, e ce n'è sempre stata, una sola (quod semper, quod ubique, quod ab omnibus creditur)."

Odifreddi quindi, per difendere la scienza, si mette in una posizione insostenibile, che infatti lo obbliga a liquidare alla voce 'filosofi relativisti che non capiscono di scienza' uno come T. Kuhn, che di mestiere faceva il fisico teorico e che si è solo permesso di dire che la scienza procede per discontinuità.

E' sottolineando le posizioni relativistiche (o meglio storicamente date) della religione che si regge il dibattito, non creando pretese di assoluto da parte della scienza, che si riveleranno ben presto infondate.
La risposta più adeguata alle tirate antirelativistiche è 'Da che pulpito arriva la predica', mentre Odifreddi accetta di giocare a 'Io sono più assoluto di te', un gioco che trovo poco utile e a forte rischio di finire in rissa.

Posted by MarcoS at 08:59 | Comments (3)