30.04.05

Orgoglio nerd

Sfatiamo l' idea che chi spende il suo tempo in faccende scientifiche non sia interessato a farsi capire dalla gente normale.
Oltre al sottoscritto (qui la puntata più recente, altre seguiranno), anche Delio e restodelmondo si cimentano nell'impresa di spiegare in cosa consista il loro lavoro.
Chi e' il prossimo ?
Posted by MarcoS at 10:15 | Comments (13)

29.04.05

Voi che capite di informatica

C'e' un' amica che cerca di leggere questo blog e invece si becca un "Socket Error Connection to Remote Host timed out".

E' capitato anche a voi ? A che cosa puo' essere dovuto ?

Posted by MarcoS at 13:50 | Comments (7)

28.04.05

Back then

So I have to say that human brains back then had become such copious and irresponsible generators of suggestions as to what might be done with life, that they made acting for the benefit of future generations seem one of the arbitrary games which might be played by narrow enthusiasts -- like poker or polo or the bond market, or the writing of science-fiction novels.
More and more people back then, and not just *Andrew MacIntosh, had found ensuring survival of the human race a total bore.
It was a lot more fun, so to speak, to hit and hit a tennis ball.
K. Vonnegut, Galapagos.

Per chi non mastica l'inglese, azzardo una traduzione qui sotto.

Devo dire che allora i cervelli degli esseri umani erano diventati una fonte così copiosa ed irresponsabile di idee sul cosa fare nella vita che l'agire a beneficio delle generazioni future sembrava uno dei tanti modi possibili per passare il tempo -- come il poker, il polo, il mercato dei bond o lo scrivere racconti di fantascienza.
Sempre più persone in quei tempi, e non solo *Andrew MacIntosh, pensavano che assicurarsi della sopravvivenza della specie umana fosse una noia assoluta.
Era molto più divertente, per così dire, colpire ripetutamente una pallina da tennis.
Posted by MarcoS at 09:23 | Comments (1)

26.04.05

Brutte cose

So, come sappiamo tutti, che i rapporti tra ospedali e ditte produttrici di apparecchiature o medicinali sono a volte in una zona grigia, in cui è difficile distinguere lo scorretto dall'inopportuno, ed altre volte sono nel campo dell' illecito bello e buono.
Al di la' della corruzione o dell'aggiottaggio, che sono forse i casi piu' eclatanti, ci sono situazioni in cui la collaborazione stretta tra istituti di ricerca e ditte produttrici pone molte persone, anche al di la' delle loro intenzioni, in situazioni delicate.
Perfino io mi sono trovato qualche volta ad avere informazioni riservate che, volendo, erano forse monetizzabili (non so se legalmente o no). Non possedendo mezza azione di chicchessia, il problema non si è nemmeno posto, ma e' facile immaginare quante 'tentazioni' possano avere persone con più potere e disponibilita' economica del sottoscritto.
Nonostante il realismo, penso rimanga inevitabile lo stupore, e la delusione, nel vedere pesci molto grossi pinzati per scorrettezze non marginali, perchè di fronte a vicende molto pesanti viene in qualche modo tirato dentro tutto un ambito professionale e non solo l'interessato.

Che dire, per esempio, se il direttore del Dipartimento di Radioterapia di quello che è forse l'istituto oncologico piu' famoso del mondo viene arrestato ed accusato di coinvolgimento in una storia di insider trading (la stessa di Martha Stewart, se il nome vi dice qualcosa) ?
La vicenda, se confermata, è davvero brutta, non tanto per l'entità della somma (sono comunque più di 5 milioni di dollari) ma per il fatto che l'insider trading riguarda una ditta farmaceutica che si occupa di oncologia, ovvero del lavoro di questo signore, luminare rispettatissimo in tutto il mondo.

Se l' insider trading avesse riguardato una ditta di automobili (per dire), sarebbero fatti suoi, ma qui sono in parte anche fatti miei, perchè a questo punto è normale chiedersi quante pubblicazioni di questo medico, che sono tante , importanti e hanno fatto scuola, fossero guidate dai risultati clinici e quante dal desiderio di far fruttare in tutti i modi le azioni che aveva nel cassetto, di questa o (il dubbio e' lecito) di altre ditte.
Va bene non farsi illusioni sulla purezza della Scienza (e me ne sono sempre fatte pochissime), però qui siamo parecchio oltre il limite.
La cosa migliore sarebbe che tutto si risolvesse in un equivoco, ma le prove mi sembrano pesanti.

In questo baillamme, certo non aiuta il silenzio assoluto dell'ufficio stampa del Memorial Sloan Kettering, che fa un po' il gioco dello struzzo, non fosse altro che se un paziente digita su Google il nome dell'oncologo illustre si accorge subito in quali faccende è attualmente affaccendato.

Posted by MarcoS at 10:40 | Comments (1)

22.04.05

Si era stufato di scrivere 'Torno quasi subito'

Su una mailing list che si occupa di radioterapia e' arrivato un messaggio con questa risposta automatica:
I will be away for another month to continue my studies of hemoglobin variants in polar bears.
Uno che scrive messaggi del genere potrebbe essere con la stessa probabilita':
a) Un trapanato per la Scienza che va a fare prelievi agli orsi in posti freddi e tristi e si diverte pure;
b) Un assenteista disteso sulla spiaggia di un atollo polinesiano che sfotte via email i colleghi inferociti che stanno lavorando anche per lui.

In ambedue le configurazioni, dovrebbe essere un tipo che non annoia a farci quattro chiacchiere.

Posted by MarcoS at 12:13 | Comments (3)

20.04.05

I do! I do!

Stavo pensando che la mia prossima occupazione in adroterapia ha, tra le altre cose, l'indubbio vantaggio di fare contenta un po' di gente. Infatti, sono ormai parecchi anni che il dialogo con una persona appena conosciuta arriva spesso al fatidico:

- Cosa fai di mestiere ?
- Sono un fisico.
(Faccia dell'interlocutore che si dice 'Pero', .... chissa' se ...')
- ... nucleare ?
- No, mi occupo di fisica in medicina.
(Faccia dell' interlocutore che si dice 'Porc..., ero a un passo dal conoscere un fisico nucleare, intelligentissimo come per definizione devono essere tutti i fisici nucleari, e guarda questo tizio cosa va a rispondermi. Mo' che gli dico ?')
- Ah, ... interessante.
(e se ne va)

Adesso alla domanda ' ... nucleare ?' potrei rispondere, senza barare troppo:
- Mah, in un certo senso ...

Sai che miglioramento, alle uscite in societa'.

P.S. Il titolo e' dedicato all'autoironia (sperando che di autoironia si tratti) di questo negozio e dei suoi clienti.

Posted by MarcoS at 15:48 | Comments (17)

14.04.05

Don't panic

Certuni provano un sottile piacere a sentirsi sovra-impegnati sul lavoro, come se fosse segno della propria importanza; io no, perche' penso che le persone veramente importanti sono quelle che l'attimo prima di incasinarsi trovano il modo di girare la patata bollente a qualcun altro.

Giusto un due-tre settimane fa mi chiedevo 'Ma tutta 'sta gente che dice di essere presissima con il lavoro che diavolo fara' ?'.
Poi e' successo qualcosa di non ancora ben identificato, per cui al momento sono nella melma fino al collo.
Ieri lavorando ad un articolo che vorrei mandare a giorni mi sono accorto di un errore nelle simulazioni, per cui, ale', buttiamo via un po' di dati e ricominciamo, oggi tra le altre cose ho fatto una fatica bestia a comprimere il mio lavoro nei 2500 caratteri di un abstract, entro domani sera devo mandare un altro testo da 18000 caratteri, dovrei dedicare tempo alla stesura della tesi, sabato mattina ho un aereo scandalosamente presto, sempre per lavoro, e devo controllare le mie presentazioni, etc. etc.

Per fortuna ho la situazione totalmente sotto controllo: questa mattina ho lasciato le chiavi di casa nella porta della cantina (porta aperta e luce accesa, ovviamente, meno male che Elena ci ha messo una pezza); l'altra settimana, invece, ho chiuso Elena in casa, e le sue chiavi erano nella borsa fuori sul pianerottolo.
Deo gratias non ho ancora messo la figlia in forno, per ora.

Posted by MarcoS at 23:31 | Comments (12)

13.04.05

Kicked out

Penso che HARDTalk sia il programma TV di cui ho parlato piu' spesso da queste parti.
E' un programma di BBC World ben fatto, mezz'ora quotidiana di intervista serrata, senza salamelecchi e deferenze, non importa se l'ospite e' un privato cittadino protagonista di una vicenda particolare od un politico di rango.
Tra tutti i giornalisti impegnati nella trasmissione, Tim Sebastian sta (a questo punto occorre dire stava) una spanna sopra gli altri per la capacità di rendere scomoda la sedia dell'intervistato non accontendandosi di risposte ambigue od accomodanti.
Ora Sebastian deve salutare gli spettatori, per quanto la scelta di lasciare non sia stata sua:
To those who wrote in, demanding a new presenter and an end to the "rudeness and interruptions" - you got your way.
Gran peccato.
E' peraltro facile immaginare quanti ostacoli possa incontrare un giornalista che più si misurava con l'arroganza più diventava duro e che lascia la trasmissione scrivendo:
We've left some bruised political egos in our wake, some important feathers ruffled. But why not?

When we talk about war, disease, and genocide, I think it's worth a few feathers out of place. And hopefully at the end of it all, we shone a little light in some very dark places.

...

increasingly over the years, I've been struck by the high degree of sophistry and yes...outright dishonesty exhibited by many of the politicians we've interviewed.

Some appear to have attended a school which taught them never to admit a mistake, own up to a fault, or apologize for something that went badly wrong. No wonder the public in many countries is disillusioned by its leaders.

Posted by MarcoS at 08:18 | Comments (6)

11.04.05

D. Adams -- Ristorante al termine dell' Universo

Quando, leggendolo sul tram, mi sono messo a ridere senza preoccuparmi della folla circostante, ho avuto la prova definitiva che anche la seconda puntata della 'trilogia in cinque volumi' era un libro riuscito.
L'unica piccola perplessita', come una sorta di retrogusto, e' che Douglas Adams tradotto in italiano continua a sembrarmi quello che Benni avrebbe voluto saper scrivere, ed e' una sensazione strana.
Secondo me e' da leggere, 'Il Ristorante al termine dell'Universo', se non altro per Marvin il robot depresso (santa ignoranza, ecco da dove arriva 'Paranoid Android'!), per sapere che razza di passeggeri si trovavano sulla B-ark (cosi' non vi fate illusioni) e per cominciare a darvi una mossa, che' tra un due milioni di anni qui succede un casino.

Per i fan di Adams, ieri ho trovato (link non so quanto rispettoso dei diritti d'autore, regolatevi voi) i file audio di una trasmissione della BBC in sua memoria.

Posted by MarcoS at 13:40 | Comments (11)

07.04.05

L'adroterapia spiegata al popolo - 2

Nelle puntate precedenti: premessa e due dritte su cosa si vuol fare con la radioterapia.
In questa puntata comincio a spiegare come lo si fa.
Vale il principio che quando vi annoiate io smetto, per cui fatemi sapere nei commenti.

Come abbiamo detto, il problema tecnico primario della radioterapia è focalizzare l'effetto delle radiazioni nella zona del tumore minimizzando il danno ai tessuti circostanti.
Definito il problema, vediamo come si prova a risolverlo.
Ipotizzo che la diagnosi sia cosa fatta e che la quantita' di radiazioni da erogare (la 'dose') sia state decisa optando per un trattamento cosiddetto radicale, che prevede un' alta dose e richiede di utilizzare tutti gli strumenti disponibili per irradiare il paziente nel modo più accurato possibile.

Il primo passo e' creare un modello dell'anatomia del paziente per poter simulare il trattamento ed ottimizzarne i parametri.

Lo strumento primario per ottenere questo modello e' la TAC, con la quale si crea una serie di immagini bidimensionali del paziente su un piano perpendicolare all'asse testa-piedi. Impilando queste immagini una sull'altra, si ottiene un modello tridimensionale dell'anatomia. I dati TAC hanno due pregi essenziali: danno informazioni geometriche accurate, essendo immagini non distorte e con una risoluzione spaziale nel piano dell'immagine intorno al mm, e forniscono informazioni su una proprieta' dei tessuti ('la densita' elettronica') che sara' essenziale per poter poi calcolare quanta energia rilasceranno le radiazioni all'interno dei tessuti stessi.

Negli ultimi anni il settore dell' imaging medico e' esploso e l'onda d'urto sta arrivando ovunque, radioterapia inclusa, dove non è più raro poter disporre anche della risonanza magnetica (RM). La RM, oltre al vantaggio di non erogare dose al paziente (la RM usa infatti campi magnetici, mentre la TAC usa raggi X), permette di differenziare meglio i cosiddetti 'tessuti molli' (in breve, tutto quello che non e' osso), facilitando cosi' l' individuazione di specifiche regioni anatomiche. Lo svantaggio, oltre al costo, e' che crea immagini con un certo grado di deformazione (oltre a problemi tecnico-logistici sui quali non vi annoio).
Inoltre, a fianco di metodi di imaging cosiddetto morfologico, come appunto la TAC e RM, il cui scopo e' rendere conto dell'anatomia, c'e' ultimamente un enorme sviluppo dell'imaging cosiddetto funzionale, che cerca di mappare tramite immagini processi/fenomeni come il metabolismo, la diffusione dell'ossigeno nei tessuti, la vascolarizzazione, etc.
Lo strumento di imaging funzionale più utilizzato in oncologia è la PET, della quale avete quasi sicuramente visto delle immagini in articoli divulgativi sulla funzionalita' del cervello, se non altro perche' le immagini PET sono su una scala di colori arbitrari invece che su livelli di grigio come TAC ed RM, per cui a metterle in un articolo fai un figurone e sei sicuro che la gente ci butta un occhio.

L'idea di base della PET è abbastanza semplice e molto interessante e consiste nel prendere una composto chimico coinvolto in un dato processo biologico e 'marcarne' le molecole aggiungendo una sostanza radioattiva. Una volta iniettato questa composto nel paziente, sarà possibile seguirne il percorso rilevando il segnale emesso.
In oncologia si usa spesso come tracciante una molecola di glucosio modificata, che permette di seguire i processi metabolici. Essendo il tumore caratterizzato da metabolismo elevato, individuando le zone del corpo dalle quali si riceve un segnale di radiazione superiore alla media si può avere un'idea della distribuzione delle cellule tumorali.
Per inciso, don't panic, non e' che il paziente rimane radioattivo per il resto della sua vita, anzi, il problema dei traccianti PET e' che le sostanze radioattive utilizzate hanno una vita media nell'ordine dei minuti, per cui bisogna produrle 'fresche' poco prima dell' esame e c'e' bisogno di un acceleratore di particelle apposito (un ciclotrone) per farlo, con tutti i costi e le complicazioni che ciò comporta. Questo e' il motivo principale per cui la PET e' al momento poco diffusa, anche se sicuramente decollerà nel futuro prossimo.

I dati PET non forniscono informazioni anatomiche dettagliate ed hanno una risoluzione spaziale non buona (intorno al mezzo cm), per cui devono spesso essere combinati con dati TC per dare informazioni chiare.
In radioterapia la PET viene al momento usata in particolare nei tumori del polmone, soprattutto per vedere se la malattia è limitata al tumore primario o si è già estesa ai linfonodi.
In teoria, la PET potrebbe essere d'aiuto per approcci un po' più sofisticati, come ad esempio focalizzare il trattamento in un'area particolare del tumore, o seguire l'evoluzione del tumore durante il ciclo di trattamento ed adattare di conseguenza la terapia, tutte cose che si stanno provando a fare, ma che, per quanto non sia un esperto di PET, non mi sembrano ancora parte di un sapere consolidato.
Il problema di base della PET e dell' imaging funzionale in genere (adesso si sta sviluppando molto anche la RM funzionale) è l'interpretazione dei dati. Da una parte, il metabolismo non è l'unico processo funzionale che interessa tracciare, per cui uno vorrebbe incrociare i dati di metabolismo con l'ipossia (carenza di ossigeno nei tessuti), la vascolarizzazione del tumore e così via, dall'altra al momento non si ha molta esperienza nell' interpretare l'evoluzione dei dati PET durante il trattamento, capire quale sia l'esatto significato biologico del segnale che si rileva, fare imaging non solo qualitativo ma anche quantitativo, etc. etc.

Ricapitolando, tutte le informazioni sull' anatomia ed eventualmente la funzionalità dei tessuti interessati all'irradiazione costituiscono un modello del paziente, grazie al quale si identifica l'area da colpire e gli organi sani circostanti. Partendo da questo dati, si esegue quindi quello che in gergo viene chiamato il 'piano di trattamento', ovvero si simula il processo di diffusione delle radiazioni nel corpo del paziente per ottimizzare i parametri di irraggiamento.
La prossima volta vi spiego come si esegue un piano di trattamento e lì, dr. psycho, si parlerà anche un po' di fisica, prometto.

Posted by MarcoS at 08:00 | Comments (18)

06.04.05

Voce di uno che grida nel deserto

L' altro ieri un professore di Oxford intervistato in Piazza S. Pietro dalla BBC si augurava un prossimo Papa 'meno carismatico e meno superstar' di Woityla, ma piu' attento a dare spazio a chi vive la fede in modo adulto.
E bravo il professore, Dietrich Bonhoeffer sarebbe fiero di te.
Occhio però a dire cose del genere in Piazza S. Pietro in questi giorni; con tutti i papaboys che ci sono in giro, rischi che qualcuno te mena.
Posted by MarcoS at 00:11 | Comments (6)

05.04.05

Molto bene, ora basta evitare le grosse cretinate

Il centrosinistra italiano ha davanti a se' una nuova dura sfida: perdere le politiche dell'anno prossimo dopo aver vinto le regionali 11 a 2.
Il traguardo sembra irraggiungibile, ma sappiamo fin d'ora che l' Unione non risparmiera' energie pur di raggiungere questo risultato di prestigio.
Se pero' il centrodestra continua a rendersi sempre piu' impresentabile, ho paura che questa volta non ce la si fa.
Posted by MarcoS at 00:33 | Comments (13)

01.04.05

Brutali

Nelle conferenze a cui partecipo, non e' raro il caso di relatori che 'sforano', utilizzando piu' del tempo che spetta loro. Va detto che noi persone normali (i guru sono categoria a parte e sforano alla grande) abbiamo a disposizione 10 minuti, raramente 15, nei quali dovremmo presentare i risultati di un anno di lavoro, per cui stare nei tempi non e' semplice.
I moderatori delle sessioni si attrezzano ognuno a seconda dei gusti per assicurarsi che i tempi vengano rispettati: c'e' chi comincia a farti segni con le mani quando manca un minuto alla fine, chi ti mostra un cartello, e cosi' via.
Il piu' rude visto finora e' stato un moderatore dotato di sveglia che suonava al termine del tempo prestabilito.
Oggi mi arriva l'email di una conferenza in cui parlero' a Giugno che dice:
Al fine di rispettare il tempo assegnato, alla sua scadenza il microfono del Relatore verrà automaticamente disattivato.
A occhio e croce, il passo successivo sara' fornire armi da fuoco ai moderatori.
Posted by MarcoS at 09:42 | Comments (19)