29.03.05

Tough but fair

Hans Küng ne dice 11 a Giovanni Paolo II (grazie restodelmondo).
Chi non conosce Küng potrebbe pensare che cominciare la campagna elettorale per il nuovo Pontefice a Papa ancor vivo e' un tantino cinico, mentre si tratta di un teologo che dice cose di questo tono da parecchi anni ed il cui potere nella chiesa romana, come si puo' ben intuire, e' prossimo a zero.

P.S. Prego notare lo zelo papista del CorSera, che si e' premurato di associare al nome di Küng l'etichetta di 'teologo cattolico dissidente'.
Coltivo l'illusione che al prossimo articolo firmato da un autore ben visto in Vaticano comparira' la scritta 'teologo cattolico allineato'.

Posted by MarcoS at 14:09

28.03.05

Dave Foster Wallace - Oblio

Spinto a forza da recensioni e giudizi entusiasti, sono arrivato anche io a Dave Foster Wallace, cominciando dal libro più recente.

Interessante, ma che fatica.

DFW ha tecnica da vendere ma richiede dedizione totale al suo lettore, che deve districarsi tra periodi eternamente lunghi, incisi sugli incisi degli incisi, sfoggi (o parodie) di erudizione a volte gratuiti ed una (meta-)scrittura molto chiusa su se stessa, tutte cose che per quanto mi riguarda non favoriscono il piacere della lettura.

Certo, questa scrittura faticosa ed introversa è molto coerente con le vicende e le atmosfere raccontate in 'Oblio', che rimandano la provincia di un' America depressa e deprimente, asfittica e futilmente complessa. Non c'è apertura in queste vicende, non c'è prospettiva, ci sono persone singole che tentano di non farsi sopraffare da chi sta loro intorno in un lavorio che assorbe tutte le energie e non permette di alzare la testa e pensare al domani, figurarsi coltivare sogni o anche solo ragionevoli speranze.

Mi è rimasta alla fine la sensazione che il libro contenga troppo, o troppo poco, ed il dubbio se DFW sia un maestro in grado di plasmare perfettamente la propria scrittura alle esigenze della narrazione o se questo sia l'unico stile che è in grado di padroneggiare davvero bene.
Temo che per risolvere il dilemma mi toccherà affrontare la mole di Infinite Jest.
Per il momento mi prendo una pausa.

Posted by MarcoS at 21:59

21.03.05

L'adroterapia spiegata al popolo - 1.

Premessa:
Nella puntata 0 ho messo le mani avanti.
In questo puntata cerco di dare due dritte sulla radioterapia.
L'unica competenza richiesta per capire il testo dovrebbe essere saper leggere. Se così non è (o se invece è troppo banale), fate un fischio nei commenti e vedrò di aggiustare il tiro.

Essendo l' adroterapia un tipo particolare di radioterapia, prima di entrare nei dettagli della prima occorre spendere qualche parola sulla seconda.

La radioterapia costituisce, insieme alla chirurgia e alla chemioterapia, l' insieme degli strumenti terapeutici più usati al momento nella cura dei tumori.
Questi tre strumenti sono impiegati in combinazioni diverse (solo uno, solo due, tutti e tre) a seconda dei casi. Schematizzando (parecchio, tenetelo a mente), la chemioterapia serve per una terapia sistemica (p.es. minimizzare il rischio di diffusione del tumore in regioni del corpo diverse da quelle in cui si è sviluppato inizialmente) mentre chirurgia e radioterapia sono applicate ad una parte relativamente piccola del corpo, quella in cui il tumore ha cominciato a crescere, e servono soprattutto per ottenere quello che viene chiamato il 'controllo locale'.

L'idea di fondo della radioterapia è causare danni irreparabili al DNA delle cellule tumorali, impedendone così la duplicazione.
Da un punto di vista fisico, l'interazione tra radiazioni e tessuto biologico è esattamente la stessa per tumori e per tessuti sani (ovvero, mettendola sull' antropomofico, le radiazioni 'non sanno' se stanno colpendo una cellula tumorale od una sana) ed i danni da radiazione possono essere tanto gravi per la salute (e la vita) del paziente quanto l'incapacità di curare il tumore. E' quindi necessario trovare dei metodi per massimizzare l'azione delle radiazioni sul tumore e minimizzarla altrove.
I metodi utilizzati sono di tre tipi, che non si escludono a vicenda:

  1. Eseguire l'irradiazione in più sedute ('frazionamento').
    Le radiazioni, oltre a causare danni irreparabili alle cellule, causano danni riparabili ('subletali'). I tessuti sani hanno una capacitè di recupero maggiore dei tumori, per cui se si irradia un paziente in una serie di sedute (p.es. una volta al giorno per più settimane) i tessuti sani riescono a recuperare parte del danno tra una seduta e l'altra e quindi sopportano meglio una nuova irradiazione.
    Siccome anche i tumori recuperano il danno subletale, seppur in misura minore, c'è il problema di trovare un compromesso tra la protezione dei tessuti sani e l' azione su quelli malati.
  2. Modificare la sensibilità dei tessuti all' irradiazione tramite farmaci.
    Esistono sostanze che iniettate in un tessuto biologico lo rendono più o meno sensibile alle radiazioni. Se si riesce a far arrivare nel tumore una sostanza 'radiosensibilizzante' e/o un 'radioprotettore' nei tessuti sani, si può amplificare l'effetto delle radiazioni sulle cellule tumorali. Il problema, ovviamente, è trovare farmaci che vengano assorbiti in modo molto selettivo, altrimenti si sensibilizzano anche i tessuti sani o si rendono resistenti anche quelli malati.
  3. 'Focalizzare' le radiazioni da un punto di vista fisico-geometrico.
    Immaginate il corpo di un paziente come un oggetto traslucido e la radioterapia come il tentativo di illuminarne una parte interna (il tumore) lasciando il più possibile al buio tutto il resto (Sembra un' analogia del piffero, ma molta radioterapia dal punto di vista fisico è quasi esattamente così).
    La soluzione, come ovvio, non è sparare un unico 'faro' enorme e molto potente; quel che si deve cercare è invece la combinazione migliore di forma, numero, intensità ed orientamento di un gran numero di 'punti luce' di piccole dimensioni.
    Molti miglioramenti tecnici della radioterapia negli ultimi decenni consistono esattamente nella possibilità di aumentare il numero dei 'punti di luce' utilizzabili e di renderli più facilmente maneggiabili, in modo da adattarli alla forma e alle dimensioni dell'oggetto da illuminare, i.e., fuor di metafora, all'anatomia del paziente.
    Questo implica, ovviamente, essere in grado di identificare con una notevole accuratezza il volume da colpire e quello da evitare durante tutto il corso del trattamento, nel quale l' anatomia del paziente può cambiare. E' ovviamente inutile essere in grado di irradiare un punto dello spazio con accuratezza millimetrica quando poi si individua l'area da colpire con errori intorno al centimetro (e non sto dicendo numeri a caso).
    L' identificazione accurata ed il monitoraggio nel tempo del cosiddetto 'volume bersaglio' sono problemi enormi, che non si dovrebbero liquidare in due righe, ma che non tratto altrimenti non si finisce piu'. E' bene però ricordarsi che esistono, eccome se esistono.
Di tutti e tre i metodi, l'avrete già capito, il terzo è quello con il quale i fisici hanno maggiormente a che fare, ed è anche quello su cui mi concentrerò. Non che gli altri due non siano interessanti ed importanti, anzi, ma fanno più propriamente parte del lavoro del medico.
Per questo giro basta così: la prossima volta passerò a descrivere le procedure e gli strumenti utilizzati nella pratica clinica per irradiare i pazienti.
Posted by MarcoS at 20:01

18.03.05

Pochi ma secchioni

Grazie a MyBlogStats, il nuovo giochino scovato da Cesare, scopro che non sarete in migliaia a leggere questo blog (e neanche in centinaia), ma in quanto a sete di sapere fate paura: ieri lo speciale su Einstein è stato scaricato da un visitatore su quattro.
Non son degno di voi.
Posted by MarcoS at 09:10

17.03.05

Vita e opere

Nel 1905 Albert Einstein fa vedere di che pasta e' fatto scrivendo in meno di un anno tre articoli fondamentali, sul moto browniano, l'effetto fotoelettrico e la relativita' speciale.
A cent'anni di distanza ed in occasione dell'anno mondiale della Fisica, Physics World ha dedicato il numero di Gennaio ad Albert Einstein.
La versione in pdf e' disponibile gratuitamente qui fino a domani alle 16.00.
Posted by MarcoS at 09:19

16.03.05

Hai per caso una malattia che potrei curarti ?

Nel giro di una settimana sono venuto in contatto con due istituti di ricerca in fisica interessati all'applicazione dei loro lavori in campo medico.
Sarebbe sbagliato cercare troppi paralleli tra le due realtà, molto diverse per più di un aspetto, e ancor più utilizzare le poche analogie per ricavare regole generali. Ci sono pero' delle similitudini che mi hanno colpito.

In ambedue i progetti, c'è una serie di passaggi tra l'ideatore del prodotto e l'utente finale che introducono difetti di comunicazione potenzialmente molto pesanti.
L'impressione netta è che la creazione di un sistema di feedback che parte dall'ideatore di uno strumento medico, arriva al paziente e (soprattutto) torna indietro non sia oggetto di attenzioni esplicite, come se questo flusso di informazioni potesse innescarsi per magia, o, peggio, nessuno fosse davvero interessato a crearlo.
Questa mi sembra una questione cruciale che non solo si fa molta fatica ad affrontare, ma che spesso proprio non si riconosce.

Un' altra cosa che mi ha fatto pensare sono i rapporti fra istituto di ricerca ed industria e le tensioni che ne derivano.
Da una parte c'è il tentativo esplicito di alcuni istituti di agganciare le ditte, sia per rendere i loro prodotti accessibili a molti sia per rimpinguare le casse, visto il momento di vacche magre dei finanziamenti pubblici.
Dall'altra c'è l'esigenza delle ditte di ottimizzare l'investimento spendendo risorse su un progetto solo se può diventare un prodotto commercializzato a breve. Venerdì scorso un pezzo grosso della ricerca sull'imaging medico di Philips diceva esplicitamente che il loro è un lavoro 'marketing-driven', cosa che di per sè non sarebbe un problema se il marketing fosse fatto bene e, per esempio, instaurasse una comunicazione reale con i potenziali clienti, ma qui si ricade nel punto precedente.

Una seconda tensione, che personalmente mi pone più problemi della prima, riguarda la proprietà intellettuale. Le aziende sembrano legare indissolubilmente i finanziamenti ad un taglio pesante sulla possibilità di rendere pubblici i risultati della ricerca.
Quel che sorprende è che, per quel che ho visto, questa pretesa venga data quasi per scontata e non incontri grandi resistenze.
Mi sono così trovato per la prima volta in una discussione sulla 'pubblicabilità' dei risultati di uno studio, nella quale per alcuni, tra i quali il sottoscritto, era pacifico che lo sbocco finale fosse un articolo scientifico, mentre per altri c'erano un mucchio, di se, di ma, di 'bisogna stare attenti a non fare un favore a certe ditte', etc. etc.
La cosa mi ha fatto pensare perchè, nello specifico, l'articolo avrebbe ben poco di tecnologico e si riferirebbe più a cosa dovrebbe essere in grado di fare la tecnologia che a come dovrebbe farlo, e se un lavoro 'teorico' solleva tutti questi dubbi, figurarsi gli altri.
Anche io ho lavorato e sto lavorando in progetti che includono clausole di riservatezza, ma non vorrei che stesse passando l'idea per cui la posizione 'Tutto è pubblicabile, salvo eccezioni' debba diventare 'Niente è pubblicabile, salvo eccezioni', cosa che troverei dannosa assai.

Posted by MarcoS at 08:29

13.03.05

Quel che è più incompleto è la comprensione

Lo zio segnala un breve articolo su Slate accessibile a tutti riguardo a Gödel e al suo teorema di incompletezza.
Gödel ha la (s)ventura di essere, insieme ad Einstein, Heisenberg e pochi altri, nel novero degli scienziati popolari al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori, il cui lavoro suona di immediata comprensione quando viene tradotto in parole di uso comune, con il risultato che queste parole vengono stiracchiate per supportare qualsiasi teoria sull'universo e sul genere umano.
Qualcuno, per esempio, è riuscito ad usare il teorema di incompletezza per confutare l'evoluzionismo o per sostenere tesi che spaziano dalla religione alla politica.
Io, nel mio piccolo, mi sono fatto attirare dal nome di Gödel e di altre due persone celebri per comprare un tomo che ho cominciato parecchie volte ma che rimane da anni alla voce "prima o poi mi metto di buzzo buono e lo finisco".
Posted by MarcoS at 18:20

12.03.05

Riprova e sarai più fortunato

Da tempo non parlo di blog e non cito articoli sui blog, per il semplice motivo che la cosa mi interessa sempre meno, ma faccio un' eccezione per l'articolo di Gianluca Nicoletti apparso oggi sull'inserto TTL di La Stampa.
Nicoletti ha una tesi sui blog sintetizzabile in poche righe:

I blogger sono dei frustrati che vorrebbero scrivere sui media tradizionali, ma nessuno se li fila e allora scrivono su Internet. Siccome per un pezzo di tre righe su un giornale venderebbero la mamma ai beduini, la 'blogosfera' è in realtà una congrega di poveretti che sgomitano tra loro e adulano i 'potenti' (poveretti pure loro, però con qualche link con radio, giornali e tv), sperando così di avere accesso al mondo dei media che tanto bramano.

Questa tesi ha un problema di fondo: è trita e ritrita.
Non discuto qui se e quanto la condivida, perchè, come ho detto, il meta-blogging di questi tempi mi dice ben poco, ma un' idea del genere non dovrebbe essere sufficiente per accaparrarsi tutta la prima pagina di TTL.
Al più, se proprio uno vuole, ci scrive un post in un blog di provincia.
Nicoletti, invece, ritiene di avere fatto la pensata del secolo e va avanti per paragrafi e paragrafi cercando anche di essere divertente e provocatorio, risultando invece inutilmente livoroso.
L'unica cosa positiva è che, forse per prendere in giro il prosare dei blog (ma che porcherie ha letto ?), si lancia in tirate dalle quali si possono imparare un sacco di locuzioni nuove:

Consunti simposi sul significato della scrittura on line appesantiscono i server di bittume superfluo, ipermetropiche compilazioni secernono spossatezza nel loro essere illimitate nello spazio disponibile

...

Un anellide che si riproduce per partenogenesi ogni qualvolta qualcuno ne innesti la testa nel content manager system.

... e via dicendo.

Vabbe', occasione sprecata, soprattutto per Nicoletti, che ha avuto la chance non so quanto frequente di un articolo su tutta la prima pagina di un inserto di qualche rilievo e se l'è giocata scrivendo aria fritta in una ... ipermetropica compilazione nella quale, se la sua teoria è giusta, si vede la stoffa di una vera blogstar.

Posted by MarcoS at 19:16

09.03.05

Educated guess

Nel post precedente ho scritto di 'posizioni generali/generiche (p. es. pro o contro la medicina 'hi-tech') che di per se' sono sacrosante' e Dr. Psycho nei commenti mi ha rimbrottato scrivendo:
e qua mi ribello.
cosa c'e' di sacrosanto nell'avere una posizione su qualcosa di *tecnico* senza averne conoscenza?
e' lecito avere una posizione sull'aborto, sull'eutanasia, su tutte le questioni *etiche* in cui sapere la tecnica aggiunge ben poco. ma che senso ha esprimere un si' o un no alla medicina hi-tech prima di sapere almeno in che consiste e che benefici puo' dare (e in cambio magari di quali svantaggi)?
Ho provato a scrivere una risposta breve e non ci sono riuscito, accorgendomi che con quella frase sono andato a cercarmi grane, nel senso buono, e che prendere quella critica sul serio mi costringeva a chiarirmi qualche idea, che provo qui a sintetizzare.

Ogni individuo capace di intendere e di volere ha il diritto/dovere di scegliere sulla propria salute, quindi anche sulle opzioni terapeutiche in caso di malattia.
Questo diritto/dovere implica necessariamente un giudizio, che spesso non riguarda solo l'opzione terapeutica in particolare ma anche la medicina in generale.
Se un paziente privo di strumenti per giudicare le alternative disponibili (e non sto parlando di un troglodita, potrebbe anche essere un bilaureato in chissachè) ha la fortuna o la capacità di trovare un medico tanto competente nel merito quanto capace di interagire con le persone, ha la speranza di arrivare ad una decisione il più possibile rispettosa sia della propria visione della vita sia di quanto è tecnicamente possibile.
Se questo non capita, e non si tratta di una probabilità remota, il paziente continuera' ad avere l'esigenza di decidere e tenderà ad orientarsi non solo (o non tanto) sulla base di valutazioni specifiche, che non ha o ha in parte minima, ma a seconda della sua visione complessiva della medicina, che sarà a sua volta determinata dalla sua visione della vita, non importa se implicita o esplicita.
Dire che uno non puo' avere un parere medico a meno che non sia tecnicamente informato vuol dire che la maggior parte delle persone deve lasciare la decisione sulla sua salute in mano ad altri.
Questa puo' essere una scelta, ma non puo' essere un obbligo.

Tra l'altro, la scelta di un percorso terapeutico e' spesso uno di quei problemi in cui la decisione non riguarda solo la selezione di un 'prodotto' che funziona e che una volta scelto mi risolve il malanno, ma anche una sorta di impegno a far si' che quel 'prodotto' (che in realtà è un processo) funzioni, il che e' parecchio diverso. In questioni del genere, la componente tecnica e' una, ma non e' l'unica e a volte nemmeno la piu' importante.
E' quindi a mio avviso sacrosanto, per tornare all'argomento iniziale della discussione, decidere in base a giudizi sintetici piuttosto che analitici, piu' attenti al contesto che allo specifico, non fosse altro che in alcune circostanze sono gli unici giudizi che si e' grado di proferire.

Posted by MarcoS at 08:45

07.03.05

L'adroterapia spiegata al popolo - 0

Sommario: qui si mettono le mani avanti. I lettori abituali di questo blog possono saltare a piè pari.

Comincia qui una serie di post, che non so quanto durera', nella quale tentero' di spiegare cosa faccio di mestiere, ed in particolare cosa andro' a fare da qui a qualche mese, con un linguaggio spero accessibile ai piu' ma allo stesso tempo corretto e non troppo semplificatorio.
L'etichetta del mio mestiere e' 'fisico medico'. Piu' precisamente, da poco meno di dieci anni mi occupo della parte tecnica dei trattamenti di pazienti affetti da tumore e trattati con radioterapia.
Il motivo per cui mi accingo ad uno spiegone e' in parte perche' mi e' stato chiesto da alcuni lettori di questo blog, in parte perche' penso sia utile capire qualcosa di un ambito che ha a che fare con la salute e che coinvolge direttamente o indirettamente parecchie persone.
Si tratta inoltre di un campo, quello della radioterapia in particolare e dell'oncologia in generale, in cui c'e' la tendenza a schierarsi in virtu' di posizioni generali/generiche (p. es. pro o contro la medicina 'hi-tech') che di per se' sono sacrosante ma che non fa male irrobustire con un minimo di conoscenza dei dettagli.
Su questo blog si e' parlato e si continuera' a parlare di quando in quando di diversi approcci alla medicina, ma in questi post si discutera' di aspetti piu' tecnici senza ridiscutere ogni volta il contesto generale.
Anche se dovrebbe essere ovvio, mi preme sottolineare che se qualcuno arriva tramite Google cercando indicazioni terapeutiche, qui non le trovera', non fosse altro che non sono un medico.
In prima approssimazione, il mio mestiere ha a che fare con il fornire al medico uno strumento funzionante, non con il decidere se e come utilizzare questo strumento per un paziente specifico. Poi, a dire il vero, la faccenda non e' cosi' schematica, ma dovendo semplificare e' cosi' che funziona.

Posted by MarcoS at 10:12

02.03.05

L'importante e' fare le domande giuste

Domani e dopodomani sono dalle parti di Zurigo, piu' precisamente qui, per una visita nella quale penso parlero' poco e ascoltero' molto.
Ci si risente fra qualche giorno.
Posted by MarcoS at 10:21