P.S. Prego notare lo zelo papista del CorSera, che si e' premurato di associare al nome di Küng l'etichetta di 'teologo cattolico dissidente'.
Coltivo l'illusione che al prossimo articolo firmato da un autore ben visto in Vaticano comparira' la scritta 'teologo cattolico allineato'.
Interessante, ma che fatica.
DFW ha tecnica da vendere ma richiede dedizione totale al suo lettore, che deve districarsi tra periodi eternamente lunghi, incisi sugli incisi degli incisi, sfoggi (o parodie) di erudizione a volte gratuiti ed una (meta-)scrittura molto chiusa su se stessa, tutte cose che per quanto mi riguarda non favoriscono il piacere della lettura.
Certo, questa scrittura faticosa ed introversa è molto coerente con le vicende e le atmosfere raccontate in 'Oblio', che rimandano la provincia di un' America depressa e deprimente, asfittica e futilmente complessa. Non c'è apertura in queste vicende, non c'è prospettiva, ci sono persone singole che tentano di non farsi sopraffare da chi sta loro intorno in un lavorio che assorbe tutte le energie e non permette di alzare la testa e pensare al domani, figurarsi coltivare sogni o anche solo ragionevoli speranze.
Mi è rimasta alla fine la sensazione che il libro contenga troppo, o troppo poco, ed il dubbio se DFW sia un maestro in grado di plasmare perfettamente la propria scrittura alle esigenze della narrazione o se questo sia l'unico stile che è in grado di padroneggiare davvero bene.
Temo che per risolvere il dilemma mi toccherà affrontare la mole di Infinite Jest.
Per il momento mi prendo una pausa.
Essendo l' adroterapia un tipo particolare di radioterapia, prima di entrare nei dettagli della prima occorre spendere qualche parola sulla seconda.
La radioterapia costituisce, insieme alla chirurgia e alla chemioterapia, l' insieme degli strumenti terapeutici più usati al momento nella cura dei tumori.
Questi tre strumenti sono impiegati in combinazioni diverse (solo uno, solo due, tutti e tre) a seconda dei casi. Schematizzando (parecchio, tenetelo a mente), la chemioterapia serve per una terapia sistemica (p.es. minimizzare il rischio di diffusione del tumore in regioni del corpo diverse da quelle in cui si è sviluppato inizialmente) mentre chirurgia e radioterapia sono applicate ad una parte relativamente piccola del corpo, quella in cui il tumore ha cominciato a crescere, e servono soprattutto per ottenere quello che viene chiamato il 'controllo locale'.
L'idea di fondo della radioterapia è causare danni irreparabili al DNA delle cellule tumorali, impedendone così la duplicazione.
Da un punto di vista fisico, l'interazione tra radiazioni e tessuto biologico è esattamente la stessa per tumori e per tessuti sani (ovvero, mettendola sull' antropomofico, le radiazioni 'non sanno' se stanno colpendo una cellula tumorale od una sana) ed i danni da radiazione possono essere tanto gravi per la salute (e la vita) del paziente quanto l'incapacità di curare il tumore. E' quindi necessario trovare dei metodi per massimizzare l'azione delle radiazioni sul tumore e minimizzarla altrove.
I metodi utilizzati sono di tre tipi, che non si escludono a vicenda:
In ambedue i progetti, c'è una serie di passaggi tra l'ideatore del prodotto e l'utente finale che introducono difetti di comunicazione potenzialmente molto pesanti.
L'impressione netta è che la creazione di un sistema di feedback che parte dall'ideatore di uno strumento medico, arriva al paziente e (soprattutto) torna indietro non sia oggetto di attenzioni esplicite, come se questo flusso di informazioni potesse innescarsi per magia, o, peggio, nessuno fosse davvero interessato a crearlo.
Questa mi sembra una questione cruciale che non solo si fa molta fatica ad affrontare, ma che spesso proprio non si riconosce.
Un' altra cosa che mi ha fatto pensare sono i rapporti fra istituto di ricerca ed industria e le tensioni che ne derivano.
Da una parte c'è il tentativo esplicito di alcuni istituti di agganciare le ditte, sia per rendere i loro prodotti accessibili a molti sia per rimpinguare le casse, visto il momento di vacche magre dei finanziamenti pubblici.
Dall'altra c'è l'esigenza delle ditte di ottimizzare l'investimento spendendo risorse su un progetto solo se può diventare un prodotto commercializzato a breve. Venerdì scorso un pezzo grosso della ricerca sull'imaging medico di Philips diceva esplicitamente che il loro è un lavoro 'marketing-driven', cosa che di per sè non sarebbe un problema se il marketing fosse fatto bene e, per esempio, instaurasse una comunicazione reale con i potenziali clienti, ma qui si ricade nel punto precedente.
Una seconda tensione, che personalmente mi pone più problemi della prima, riguarda la proprietà intellettuale. Le aziende sembrano legare indissolubilmente i finanziamenti ad un taglio pesante sulla possibilità di rendere pubblici i risultati della ricerca.
Quel che sorprende è che, per quel che ho visto, questa pretesa venga data quasi per scontata e non incontri grandi resistenze.
Mi sono così trovato per la prima volta in una discussione sulla 'pubblicabilità' dei risultati di uno studio, nella quale per alcuni, tra i quali il sottoscritto, era pacifico che lo sbocco finale fosse un articolo scientifico, mentre per altri c'erano un mucchio, di se, di ma, di 'bisogna stare attenti a non fare un favore a certe ditte', etc. etc.
La cosa mi ha fatto pensare perchè, nello specifico, l'articolo avrebbe ben poco di tecnologico e si riferirebbe più a cosa dovrebbe essere in grado di fare la tecnologia che a come dovrebbe farlo, e se un lavoro 'teorico' solleva tutti questi dubbi, figurarsi gli altri.
Anche io ho lavorato e sto lavorando in progetti che includono clausole di riservatezza, ma non vorrei che stesse passando l'idea per cui la posizione 'Tutto è pubblicabile, salvo eccezioni' debba diventare 'Niente è pubblicabile, salvo eccezioni', cosa che troverei dannosa assai.
I blogger sono dei frustrati che vorrebbero scrivere sui media tradizionali, ma nessuno se li fila e allora scrivono su Internet. Siccome per un pezzo di tre righe su un giornale venderebbero la mamma ai beduini, la 'blogosfera' è in realtà una congrega di poveretti che sgomitano tra loro e adulano i 'potenti' (poveretti pure loro, però con qualche link con radio, giornali e tv), sperando così di avere accesso al mondo dei media che tanto bramano.
Questa tesi ha un problema di fondo: è trita e ritrita.
Non discuto qui se e quanto la condivida, perchè, come ho detto, il meta-blogging di questi tempi mi dice ben poco, ma un' idea del genere non dovrebbe essere sufficiente per accaparrarsi tutta la prima pagina di TTL.
Al più, se proprio uno vuole, ci scrive un post in un blog di provincia.
Nicoletti, invece, ritiene di avere fatto la pensata del secolo e va avanti per paragrafi e paragrafi cercando anche di essere divertente e provocatorio, risultando invece inutilmente livoroso.
L'unica cosa positiva è che, forse per prendere in giro il prosare dei blog (ma che porcherie ha letto ?), si lancia in tirate dalle quali si possono imparare un sacco di locuzioni nuove:
...
... e via dicendo.
Vabbe', occasione sprecata, soprattutto per Nicoletti, che ha avuto la chance non so quanto frequente di un articolo su tutta la prima pagina di un inserto di qualche rilievo e se l'è giocata scrivendo aria fritta in una ... ipermetropica compilazione nella quale, se la sua teoria è giusta, si vede la stoffa di una vera blogstar.
Ogni individuo capace di intendere e di volere ha il diritto/dovere di scegliere sulla propria salute, quindi anche sulle opzioni terapeutiche in caso di malattia.
Questo diritto/dovere implica necessariamente un giudizio, che spesso non riguarda solo l'opzione terapeutica in particolare ma anche la medicina in generale.
Se un paziente privo di strumenti per giudicare le alternative disponibili (e non sto parlando di un troglodita, potrebbe anche essere un bilaureato in chissachè) ha la fortuna o la capacità di trovare un medico tanto competente nel merito quanto capace di interagire con le persone, ha la speranza di arrivare ad una decisione il più possibile rispettosa sia della propria visione della vita sia di quanto è tecnicamente possibile.
Se questo non capita, e non si tratta di una probabilità remota, il paziente continuera' ad avere l'esigenza di decidere e tenderà ad orientarsi non solo (o non tanto) sulla base di valutazioni specifiche, che non ha o ha in parte minima, ma a seconda della sua visione complessiva della medicina, che sarà a sua volta determinata dalla sua visione della vita, non importa se implicita o esplicita.
Dire che uno non puo' avere un parere medico a meno che non sia tecnicamente informato vuol dire che la maggior parte delle persone deve lasciare la decisione sulla sua salute in mano ad altri.
Questa puo' essere una scelta, ma non puo' essere un obbligo.
Tra l'altro, la scelta di un percorso terapeutico e' spesso uno di quei problemi in cui la decisione non riguarda solo la selezione di un 'prodotto' che funziona e che una volta scelto mi risolve il malanno, ma anche una sorta di impegno a far si' che quel 'prodotto' (che in realtà è un processo) funzioni, il che e' parecchio diverso. In questioni del genere, la componente tecnica e' una, ma non e' l'unica e a volte nemmeno la piu' importante.
E' quindi a mio avviso sacrosanto, per tornare all'argomento iniziale della discussione, decidere in base a giudizi sintetici piuttosto che analitici, piu' attenti al contesto che allo specifico, non fosse altro che in alcune circostanze sono gli unici giudizi che si e' grado di proferire.
Comincia qui una serie di post, che non so quanto durera', nella quale tentero' di spiegare cosa faccio di mestiere, ed in particolare cosa andro' a fare da qui a qualche mese, con un linguaggio spero accessibile ai piu' ma allo stesso tempo corretto e non troppo semplificatorio.
L'etichetta del mio mestiere e' 'fisico medico'. Piu' precisamente, da poco meno di dieci anni mi occupo della parte tecnica dei trattamenti di pazienti affetti da tumore e trattati con radioterapia.
Il motivo per cui mi accingo ad uno spiegone e' in parte perche' mi e' stato chiesto da alcuni lettori di questo blog, in parte perche' penso sia utile capire qualcosa di un ambito che ha a che fare con la salute e che coinvolge direttamente o indirettamente parecchie persone.
Si tratta inoltre di un campo, quello della radioterapia in particolare e dell'oncologia in generale, in cui c'e' la tendenza a schierarsi in virtu' di posizioni generali/generiche (p. es. pro o contro la medicina 'hi-tech') che di per se' sono sacrosante ma che non fa male irrobustire con un minimo di conoscenza dei dettagli.
Su questo blog si e' parlato e si continuera' a parlare di quando in quando di diversi approcci alla medicina, ma in questi post si discutera' di aspetti piu' tecnici senza ridiscutere ogni volta il contesto generale.
Anche se dovrebbe essere ovvio, mi preme sottolineare che se qualcuno arriva tramite Google cercando indicazioni terapeutiche, qui non le trovera', non fosse altro che non sono un medico.
In prima approssimazione, il mio mestiere ha a che fare con il fornire al medico uno strumento funzionante, non con il decidere se e come utilizzare questo strumento per un paziente specifico. Poi, a dire il vero, la faccenda non e' cosi' schematica, ma dovendo semplificare e' cosi' che funziona.