30.01.05

Oh-Oooh

Qualcuno mi spiega dov' è il trucco ?
(via Scobleizer).
Posted by MarcoS at 12:42 | Comments (5)

28.01.05

Grazie, ma non e' il caso che vi disturbiate

Uno sta pensando se trasferirsi in un posto, e subito arriva Microsoft a farci un centro di ricerca (?).
Posted by MarcoS at 12:35 | Comments (17)

27.01.05

Etty Hillesum, Diario 1941-1943

Chiedete ad un gruppo di persone scelte a caso di leggere i Diari di Etty Hillesum: probabilmente la grande maggioranza non arrivera' all'ultima pagina, una minoranza li amera' molto ed un' altra minoranza rimarra' perplessa.
Io sto tra i perplessi.
Abbastanza perplessi.

Etty Hillesum è un' olandese di origini ebree che ha vissuto ad Amsterdam all'inizio degli anni '40 e che nel '43 è finita prima in un campo di prigionia olandese e poi ad Auschwitz, dove è morta.
La sua vicenda ha più di un parallelo con quella di Anna Frank, con la differenza sostanziale che Etty vive la sua esperienza da adulta e non da adolescente.
I suoi diari, scoperti molto tardi e pubblicati per la prima volta solo negli anni '80, stanno vivendo un periodo di relativa notorietà.

I diari di Etty Hillesum sono di lettura molto difficile perchè raccontano di due aspetti della vita che già da soli sono difficili da digerire per un lettore, figurarsi quando vengono narrati insieme.
Si tratta infatti della storia di una donna che nel giro di due anni vive il cambiamento da una prospettiva del tutto laica all' immersione in un percorso di fede che alcuni definirebbero mistico e che, contemporaneamente, passa da un' esistenza agiata e senza minacce esterne al considerare la propria morte in campo di concentramento come un fatto inevitabile.

Il libro piacera' molto a chi e' in sintonia con una vita di fede che lascia molto spazio all'emotivita' e all'istinto; queste persone troveranno nei Diari un cammino forse invidiabile, anche se fatto di passaggi bruschi ed impossibili da ricostruire.

Chi non concepisce la sensatezza di un percorso di fede radicale tendera' forse a legare i due piani della storia con una relazione di causa-effetto, interpretando la fede come l'unica ancora di salvezza per una donna che ha dovuto in qualche modo reagire di fronte ad una mostruosita' come l'olocausto; questa spiegazione non e' assurda ma a mio avviso semplifica la vicenda perdendone la potenziale ricchezza. Tra l'altro, l'impressione netta che si ricava dalla lettura e' che i due percorsi, quello personale di fede e quello di essere oggetto di una persecuzione sempre più aggressiva, si sviluppino in modo ragionevolmente indipendente e che sia in definitiva la dimensione interiore a determinare l'atteggiamento verso quella esteriore piuttosto che il contrario.

Chi infine, come il sottoscritto, non si scandalizza di fronte ad un' esperienza di fede come quella descritta ma allo stesso tempo ne è del tutto al di fuori e nutre diffidenza verso approcci al mondo molto emotivi, si troverà in mezzo al guado: da una parte non riuscirà a liquidare come assurda una vicenda che trasmette a tratti una sensazione di limpidezza e di profondità assolute, dall'altra non troverà agganci tra quel che legge e la propria esperienza.
La sensazione sara' quella di avere letto un libro che forse ha qualcosa di importante da dirti, ma non sai bene cosa, per cui l'unica opzione e' far lavorare questo dubbio in un angolo della testa e vedere se portera' frutti.

Posted by MarcoS at 23:59 | Comments (4)

18.01.05

Vado e torno

Mi assento un momento, che' qui dobbiamo decidere sul nostro futuro per i prossimi dieci-quindici anni e allora qualche informazione vale la pena raccoglierla.
Ci si rivede domenica sera.
Posted by MarcoS at 17:13 | Comments (25)

17.01.05

Questa me la tatuo

Luca di Montezemolo in visita al Vaticano:
Il Papa è in pole position sulla strada dell'umanità.
Ringrazi che il Papa e' malato e non ha potuto tirargli una sberla.
Posted by MarcoS at 13:11 | Comments (7)

14.01.05

Archeologia

Dalla playlist di una quattrenne si desume facilmente l'età dei genitori: la nostra, che ha gusti pop, vuol sempre sentire Barbapapà e Video killed the radio stars.
Siccome con questa rivelazione ci siamo giocati la reputazione del coinquilino indie, teniamo a precisare che la pupa riconosce Tom Waits al primo accordo (anche se di solito chiede di cambiare).
Posted by MarcoS at 19:48 | Comments (14)

13.01.05

Un altro giro di giostra

Sara, l' amica e medico pentito (cosi' si definisce lei) che ci ha regalato questo libro e che ogni tanto commenta da queste parti, e' solita dire che per alcune persone la malattia e' il problema, mentre per altre e' la soluzione.
Questa puo' sembrare un' espressione di cinismo assoluto, soprattutto se ci si riferisce a malattie come i tumori, ma in realta' non lo e', e se dovessi riassumere in una frase l'ultimo libro di Tiziano Terzani probabilmente userei l'espressione di Sara.

'Un altro giro di giostra' e' infatti la storia di come Terzani ha affrontato la sua esistenza dal momento in cui ha scoperto di avere un tumore difficilmente curabile, di cui (?) e' morto all'inizio del 2004.
E' la storia secondo me onesta di una persona che ha avuto il tempo, il coraggio, gli strumenti culturali e le possibilita' economiche di prendere sul serio la sua malattia, di costruirci attorno un viaggio e di raccontarlo.

Per apprezzare il libro non e' necessario condividere in toto le idee di Terzani sulla malattia e sulla medicina (per quel che vale, ho trovato più di un punto discutibile e alcuni dettagli oggettivamente inesatti) o la sua visione del mondo, che per i miei gusti e' un po' schematica, nostalgica e raccontata cadendo qua e la' nella retorica.

Terzani ha una chiarissima simpatia e sintonia per un approccio olistico alla malattia, ma rimane una persona che pensa con la sua testa e che, per inciso, sceglie come prima tappa del suo percorso terapeutico uno dei santuari dell'oncologia occidentale, il Memorial Sloan-Kettering di New York.
L'insoddisfazione per l'approccio del Memorial, il cui ciclo di cura è peraltro l'unico tra tutti quelli descritti nel libro che Terzani segue diligentemente, e' la spinta ad iniziare una serie di viaggi, incontri e sperimentazioni che dureranno anni e che riguardano tutte le terapie 'alternative' più o meno sensate e/o alla moda, dall'omeopatia al reiki, dai funghi cinesi allo yoga alla medicina ayurvedica.
In questo viaggio Terzani scopre vicende e persone interessanti ma allo stesso tempo sperimenta l'intreccio a volte inestricabile di idee di fondo condivisibili, sincretismi culturali spesso discutibili e pura e semplice truffa caratteristici di questi approcci terapeutici non convenzionali, in Occidente e non solo.

Da una parte, il percorso e' interessante in se', perche' Terzani ha la disponibilita' economica e le conoscenze per girare il mondo intero, provare di tutto e capire in fretta cosa c'e' di interessante e cosa invece e' fuffa.
Dall'altra, val la pena seguire questo cammino anche a prescindere dalle tappe specifiche, perche' e' una storia anomala rispetto all'esperienza di malattia di molte persone.
E' prima di tutto un viaggio solitario, scelto in autonomia da una persona sana di testa e capace di scegliere, invece che una serie di peregrinazioni di un paziente portato in giro da parenti che non sanno più dove sbattere la testa ma che nonostante questo continuano a scegliere per lui.
Allo stesso tempo non si tratta di un percorso esemplare, di una ricetta da prendere e da applicare, ma della storia di un individuo, che vale per lui e solo per lui.

Chi cercherà tra le pagine qualcosa da 'portare a casa' dalla lettura lo potrà trovare non in un insieme di procedure o di maestri da seguire, ma nell'osservare la vicenda di un uomo che ha 'usato' una malattia grave per prendere ancora piu' seriamente la propria vita e che nel suo percorso ha progressivamente spostato la sua attenzione e le sue energie dalla cura del malanno (cosi' lo chiama Terzani) alla cura per la propria esistenza, pensando che la seconda cosa sia una precondizione per la prima.
Cosa poi significhi concretamente per il singolo prendersi cura della propria esistenza e' una cosa che Terzani, deo gratias, non prova ad insegnare, per il semplice motivo che cosi' facendo smentirebbe tutto il suo percorso descritto nel libro.

Posted by MarcoS at 09:00 | Comments (6)

11.01.05

Lettori di cui andare fieri.

A Luglio chiedevo, un po' scherzando un po' no, di provare a far scendere sotto il 50% la percentuale di visite a questo blog fatte con Internet Explorer .
Era da un po' che non controllavo, ma stasera ho buttato un occhio e ho visto che ce l'avete fatta.
Bravi, grazie, continuate così.
Posted by MarcoS at 22:10 | Comments (9)

05.01.05

Vacanze cum grano salis

Pfaal cataloga alla categoria idiozie le valutazioni di Michele Serra sull' (in)opportunita' di andare in vacanza in questo periodo alle Maldive.
La sua argomentazione e' che chi adesso va in vacanza si trova "su atolli appena sfiorati dall’onda, a migliaia di chilometri dai luoghi dove si cercano i morti nel fango"; criticare questo viaggio, secondo Pfaal, sarebbe come dire che non e' eticamente accettabile "sciare in Engadina dopo una frana in Campania".

Chi segue anche saltuariamente il blog di Pfaal sa che non lo si puo' accusare di cinismo e disinteresse per le sorti del mondo, anzi, ma nello specifico non sono d'accordo con la sua posizione, in primis perche' tratta il problema come fosse una questione di bianco e nero; una discussione condotta su questa linea rischia di finire a dibattere su quanti Km di distanza siano necessari da una tragedia con un dato numero di vittime per cui addi' 4 Gennaio 2005 ci si possa godere la vita senza passare per sciacalli, o robe del genere.

La questione a mio avviso non si muove su un piano di bianco e nero ma su una linea senza sostanziali soluzioni di continuita' che parte dal senso di disagio ed impotenza che alcuni hanno, almeno qualche volta, nel vivere da ricchi in un mondo di poveri, che passa per le remore di piu' d'uno a fare vacanze da pascia' in paesi dove si muore di fame ed arriva al rifiuto (e all'impossibilita') di quasi tutti di divertirsi sul luogo di un disastro in atto.
Si dira' che questa e' una linea tracciata dai soliti (inutili) sensi di colpa cattoterzomondisti, mentre io penso che sia prima di tutto una questione di consapevolezza di se' e del mondo in cui si vive.
Su questa linea, dove sta l'andare in vacanza nell'Oceano Indiano di questi tempi ?
E' lecito avere risposte diverse; la mia, per quel che vale, e' piu' vicina a Serra che a Pfaal.

C'e' un estremismo del senso di colpa perenne, parente stretto del delirio di onnipotenza di poter cambiare il mondo da soli, e c'e' un estremismo del massimizzare sempre e comunque il proprio utile immediato 'tanto non cambiera' mai niente'.
In molti, direi in quasi tutti, cerchiamo con piu' o meno successo di trovare la nostra strada in mezzo a questi due estremi.
Al netto dei moralismi, dei predicozzi e dell'emotivita', se la gente in questi giorni pensera' una volta di piu' alle cose che fa ed al se, al come e al perche' di una vacanza ai tropici, la cosa non mi dispiacera' affatto.
Anzi, mi sembrera' il minimo sindacale.

Posted by MarcoS at 08:00 | Comments (13)