30.11.04

Pausa tecnica

Scusate, ma il provider ha deciso che i tentativi di spam che arrivano sui commenti caricano troppo il server.
Per non sapere nè leggere nè scrivere, invece di chiedermi cosa stava capitando, hanno segato lo script dei commenti.
Adesso comincerà una discussione spero non troppo lunga e penosa con questi signori dalla quale vedremo come venire fuori.

P.S. Adesso i commenti funzionano grazie ad una soluzione-tampone da idioti: vediamo quanto dura.

Posted by MarcoS at 10:23 | Comments (14)

29.11.04

Il responsabile delle risorse umane

Fino a venti pagine dalla fine mi sono chiesto perche' lo stessi leggendo, e la risposta suonava piu' o meno "Perche' a Yehoshua un libro brutto lo si perdona".
A libro chiuso penso sia ingeneroso considerarlo brutto, perchè in realtà è solo un Yehoshua che non mi aspettavo.
'Il responsabile delle risorse umane e' una storia con un verso ben preciso, che può deludere chi di Yehoshua ama gli innumerevoli intrecci nei quali la gente si perde e si ritrova, rompe dei legami e ne crea di nuovi, si scontra con la difficolta' di avere rapporti con il prossimo e d'altra parte capisce che non può non averne.
Questa è una storia che trasmette da subito fastidio, inadeguatezza; solo alla fine di una vicenda di disagio, situazioni forzate, intestardimenti e perdita del proprio ruolo e del buon senso, ritroverete l'apertura, il respiro e la complessita' di storie come 'L'amante' o 'La sposa liberata'.
Se leggerete questo libro, vi auguro di essere un po' più svegli del qui presente, che è stato lì ad aspettare un colpo di coda che risollevasse il racconto, capendo solo molto tardi che questo e' un racconto al quale il sollevarsi non passa nemmeno per la testa, essendo lo scopo quello di sprofondare.
Posted by MarcoS at 22:32

25.11.04

Come la gramigna

Non sarebbe male se il clima perdurante di vacche magrissime servisse almeno a far piazza pulita di certe aziende tragicomiche e certe dirigenze imbarazzanti .
E invece no.
Posted by MarcoS at 16:03 | Comments (1)

23.11.04

Toy of the day

Delio si chiede se non sia percaso sfuggito ai piu' il plugin di Firefox per opine-it (per i masochisti c'e' anche quello di IE).
A me era sfuggito del tutto, anche perche' non sapevo dell' esistenza di una cosa chiamata opine-it.
A cosa serve quest'ultimo arnese ? Ad avere una discussione centralizzata riguardo ad una pagina Web (o ad un permalink) anche se quella pagina non e' abilitata ai commenti.
Non ho avuto tempo di provare l'accrocchio e a prima vista ad opine-it mancano ancora elementi basilari, come una funzione di ricerca, ma e' una cosa che puo' funzionare.
Cari blog non commentabili, c'e' il rischio che o vi mettete su i commenti o li mettiamo su noi per voi.
Posted by MarcoS at 15:36 | Comments (4)

20.11.04

Occhio ai numeri

Oggi Milton ritorna sulla questione dell'articolo di Lancet sulla stima delle vittime in Irak, prima segnalando nei commenti a questo mio post un articolo di Slate, poi scrivendo un suo post al riguardo.
Tanto l'articolo di Slate quanto il post di Milton hanno l'indubbio pregio di argomentare, invece di liquidare la questione con una battuta, anche se Milton, a mio avviso, va al di là del valutare l'articolo in sè e lo critica come parte di un tentativo di influenzare le elezioni USA. Io penso che, per una volta che si ha un dato comune e semplice su cui discutere, i.e. l'articolo, sia preferibile parlare di quello invece di costruirci attorno delle ipotesi anche verosimili ma che rendono la discussione più difficile.

Fermiamoci alla domanda di fondo che sia Slate sia Milton affrontano esplicitamente: quanto pubblicato da Lancet è un' informazione utile, con un minimo di qualità, o sono dei numeri che servono solo ad aumentare il casino ?
In altre parole: l'articolo risponde ad un desiderio di saperne più o a quello di imporre una tesi precostituita (in Irak c'è stato un massacro) mascherandola da dato oggettivo ?
Sia Milton sia Slate danno una risposta in sostanza molto netta: i dati sono di una qualità così scarsa da renderli in pratica inutili.
Io non concordo con questa affermazione, che trovo semplificatoria e per certi versi paradossale. Non ho un'opinione chiara di quanto buoni siano quei dati, nè di quanto avrebbero potuto essere migliori, ma penso che prima di liquidarli occorrerebbe un po' di attenzione.
Proverò ad argomentare le mie opinioni con qualche osservazione, per seguire la quale non bisogna essere esperti di statistica (io non lo sono) ma solo capire la lingua italiana e, per chi non vuole controllare i numeri, pensare che io sia in buona fede.

Quello che vedete qui di fianco è un grafico fatto da me un po' in fretta per dare una raffigurazione semplificata ma sostanzialmente corretta dei dati presentati dallo studio di Lancet. (Per chi vuole qualche numero, è una distribuzione normale con valore medio 98000, il valor medio della stima delle vittime dello studio di Lancet, e una deviazione standard di 46000).
La curva blu a forma di campana descrive la probabilità che il numero di vittime abbia un dato valore, quello che leggete sull'asse delle x.

I dati presentati dal lavoro di Lancet dicono: il valore più probabile delle vittime è 98000, che infatti nel grafico rappresenta il picco della campana, ma esiste una probabilità non nulla (il 2.5%) che il valore sia in realtà 8000 (riga viola a sinistra), e una probabilità altrettanto piccola che il valore sia più o meno 190000 (riga viola a destra). E questo ha fatto stracciare le vesti a molti.
Vale la pena ricordare che l'equazione che descrive la campana fa si' che esistano delle 'code' della campana che si estendono all'infinito tanto a destra quanto a sinistra. Nessuno, quindi, analizzando quella curva, puo' dire qualcosa con assoluta certezza. Occhio, però: quella è una curva che descrive i dati, mica sono i dati, e, come tutti i modelli, ha dei limiti intrinseci. Se torniamo al mondo di tutti i giorni, la conclusione di Lancet è 'E' praticamente impossibile, in base ai dati che abbiamo, che le vittime siano meno di 8000 e più di 190000'.
Ma che bravi, dirà qualcuno, io una stima così la potevo fare anche senza andare in Iraq e mica me la pubblicavano su Lancet.

Pensatelo pure, intanto c'è qualcuno che in Iraq ci è andato davvero e che ha tirato fuori quei numeri. Non ci piace questa stima ? Benissimo, con che cosa la possiamo confrontare ? In Iraq siamo di fronte ad un esercito USA che dice 'We don't do body count' e ad un'iniziativa (Irakbodycount) che tenta di fare una stima delle vittime dai report della stampa. Stop. Gli autori del lavoro su Lancet sono i primi che hanno alzato il sedere e hanno provato a fare due conti sul campo con metodi sperimentali sulla carta affidabili.
Chi legge questo blog sa che non sono un positivista nè un fanatico della Scienza, però in questo caso la questione è molto semplice: pensi che lo studio sia fatto male ? Bene, ne hai tutto il diritto; rimane il fatto che l'unico modo per convincermi è farne un altro e farmi vedere i risultati. Sarò il primo a farti i complimenti e a dire che il tuo lavoro è migliore di quello di Lancet.

Seconda valutazione, un po' più sottile: forse non avete mai fatto due conti con una distribuzione a campana come quella disegnata sopra, ma, se li faceste, scoprireste alcune cose interessanti. Per esempio, i dati dello studio di Lancet dicono che al 95% le vittime sono tra 8000 e 190000, che effettivamente è un range enorme. Se però vi dicessi che al 90% i dati sono tra 23000 e 174000 (è il range delimitato dalle linee arancioni), qualcuno forse comincerebbe a dire 'Mah, già un pochino meglio'. Se poi ci accontentiamo del 80% (linee rosse), che pure non è malaccio, il range va da circa 40.000 a circa 160.000. Occhio che sono gli stessi dati, solo analizzati ad un diverso livello di probabilità.

Ve lo dico in un altro modo ? La probabilità che i morti siano meno di 23000 è del 5%.
Lo dico ancora in un altro modo ? Secondo lo studio di Lancet, la probabilità che le vittime siano quante stimate da irakbodycount, che da' una stima nell'ordine delle 15.000, è intorno al 3%. Bassina.

Cosa concludiamo ? Che Lancet ha ragione ? Che ce l'ha irakbodycount ? Nessuno lo può dire, fino a controprova, quello che si può dire per ora è solo che le due stime sono molto probabilmente incompatibili. Perchè allora si attacca allegramente lo studio di Lancet, come se chi stima l'incertezza nelle sue valutazioni fosse meno affidabile di chi non lo fa ?
Irakbodycount stima solo un valore medio e non la deviazione standard, perchè non è in grado di calcolarla, e allora ci si fida di Irakbodycount ? E' paradossale, anche senza essere un esperto di statistica.

L'articolo di Slate ha per titolo 'Sono 100.000, ma potrebbero essere 8000'. Tecnicamente è vero, ma è ai limiti della malafede, se si scrive ad un pubblico non sgamato.
Potrebbero essere 8000, certo, ma la probabilità che siano al più 8000 è del 2.5%, mentre quella che siano più di 100.000 è del 50%. Mi sembra ci sia una bella differenza.
In conclusione (chi è arrivato fin qui è un eroe), l'accanimento verso il lavoro di Lancet mi va benissimo, a patto che si usi lo stesso metro per tutti coloro che fanno una stima, delle vittime in Irak come di qualsiasi cosa.
Personalmente, penso sia una cosa molto positiva che qualcuno abbia cercato di fare uno studio il più serio possibile su questo argomento. Il fatto che lo studio sia stato pubblicato da Lancet e poi sia finito in pasto a chiunque è stato un problema. Se, paradossalmente, gli stessi autori avessero pubblicato sul New York Times, dando solo un valore medio della stima e non l'intervallo di errore, nessuno avrebbe battuo ciglio e tutte queste discussioni non sarebbero nemmeno nate.
La stima, certo ha una barra di errore molto grande, ma è la prima stima con una barra di errore, e invece di esserne soddisfatti ci si scandalizza del fatto che questa barra sia grande. L'unico modo per provare a ridurla, davvero, è ripartire per l'Irak e fare un altro studio.
It's as simple as that (si fa per dire).

Posted by MarcoS at 01:00 | Comments (8)

19.11.04

Scholar.google.com

Via Paolo Massa scopro una nuova funzionalita' di Google, scholar.google.com, motore di ricerca specifico per articoli su riviste peer-reviewed, tesi, libri, abstract, etc.
La primissima impressione, dopo qualche ricerca nell'ambito di cui mi occupo, e' che, per quanto si tratti di una beta, l'inizio e' promettente e ci siano informazioni molto utili che database come Medline non danno di default, come ad esempio le pubblicazioni che citano un dato articolo.
Naturalmente l'applicazione deve migliorare e bisogna tenere conto che una cosa e' trovare il titolo di un articolo ed un'altra e' riuscire a leggerlo, vista la miriade di politiche diverse con cui le diverse riviste (non) rendono disponibile online il loro materiale, ma di sicuro questo e' un bell'inizio.
Posted by MarcoS at 11:53 | Comments (8)

16.11.04

E pensare che come critico musicale non è malaccio /8673

Un sacrosanto principio sancisce che non bisogna dare da mangiare ai troll.
Ogni tanto, però, succedono giri viziosi per cui un troll sembra diventare un maître à penser; in più, è da Marzo che non parlo male di Christian Rocca, giornalista del Foglio che troppa gente prende come oro colato, per cui faccio un' eccezione alla regola.

Il casus belli questa volta è un articolo di Lancet che stima l'aumento della mortalità in Iraq nell' ultimo anno e mezzo e che Rocca, probabilmente non trovandolo comodo per le cose che va dicendo da due anni a questa parte, ha liquidato sul suo blog come una boiata, beccandosi una puntualizzazione di Delio alla quale aggiungo alcune mie valutazioni.

1)Prima di tutto, se uno vuole criticare qualcosa/qualcuno, dovrebbe sapere di chi/che cosa sta parlando, per cui spero che prima di parlare Rocca abbia letto articolo e commento su Lancet (disponibili sul sito della rivista dopo registrazione gratuita).
L'articolo non è troppo difficile ma nemmeno banale; per capire cosa è stato fatto (Sezione 'Methods') bisogna o avere dimestichezza con le tecniche di campionamento ed analisi dei dati utilizzate o farsele spiegare da uno che le conosce.
Io ho faticato a capire alcuni passaggi, per cui accetto a scatola chiusa l'opinione dei reviewer di Lancet, che fino a prova contraria sono nel merito più affidabili di Rocca.
La sezione di discussione dei risultati, invece, è leggibile da tutti, Rocca incluso; come in ogni articolo scientifico, gli autori hanno delineato i possibili limiti del loro lavoro, precisando per esempio che nel dubbio hanno fatto una stima conservativa, rimuovendo i dati di Falluja, che avrebbero fatto schizzare le stime verso l'alto e ipotizzando che metà dell'aumento della mortalità infantile sia un artefatto della procedura di raccolta dei dati.
Rocca le ha lette tutte queste cose ?

2)Se uno non ha il tempo o la capacità di farsi un'opinione su qualcosa, dovrebbe evitare di prendere il primo giornale di nome che gli capita sottomano facendogli dire tutto quel che gli fa comodo. Rocca sostiene che l'Economist ha stroncato il lavoro di Lancet: sarei curioso di chiedere a cento persone di leggere l'articolo di Lancet ed il commento dell'Economist e di vedere quante direbbero che il secondo stronca il primo.
L'Economist, mi sembra molto chiaro, è sulla stessa linea della sezione 'Discussion' dell'articolo e del commento dell'editor di Lancet; se questo vuol dire stroncare significa che gli autori dell'articolo di Lancet si sono autostroncati.

3)Christian Rocca fa di professione il giornalista, cosa che, a mio avviso, gli richiederebbe di essere il più possibile vicino alle notizie di cui parla e di lavorare un minimo prima di scrivere qualcosa. Non è necessario stare in trincea, ma commentare con una battuta il commento di Severgnini al commento dell'Economist all'articolo di Lancet per spalare un po' di merda a destra e a manca è troppo facile. La cosa mi darebbe fastidio in un blogger che spende mezz'ora al giorno sulla sua paginetta web, figurarsi in uno che si guadagna da vivere scrivendo proprio sugli argomenti che liquida con questa facilità.

Posted by MarcoS at 00:01 | Comments (15)

15.11.04

Ullallà

Luca Sofri che fa autocritica ?
Forse no.
Ma allora di chi sta parlando ?
Suvvia, non facciamo i timidi.
Posted by MarcoS at 21:22 | Comments (1)

Deformazione

Dopo aver letto Romanzo Criminale, ti scopri a scorrere i titoli della cronaca nera, che di solito saltavi a pie' pari, e a chiederti per un momento "Chissa' cosa c'e' dietro".
Posted by MarcoS at 09:47 | Comments (2)

12.11.04

S. Enrico martire.

Dopo questo 'Berlusconi e' ormai alla frutta /3577', aspetto con ansia un ficcante editoriale in cui Curzio Maltese si addolora per la cacciata di Emilio Fede.
Pur di dar contro al Banana, Maltese farebbe i complimenti a chiunque.
Posted by MarcoS at 09:19 | Comments (6)

10.11.04

Eppure non e' difficile da capire

Quanti malintesi si eviterebbero, in medicina e altrove, se si riconoscesse che la scienza non e' un valore, che va sempre bene e piu' ce n'e' meglio e', ma uno strumento, che a volte serve e a volte no.
Posted by MarcoS at 09:53 | Comments (11)

09.11.04

Sprizzo entusiasmo da tutti i pori

Mmhh ...
Quattro canzoni su quattordici erano gia' in un altro live, e questo non e' bene.
Ulteriori quattro sono di un album dell'altro ieri, e anche questo non e' bene.
Ciononostante, se qualcuno fidato mi dice che e' molto bello (ma proprio molto) lo compro.
Forse.
Posted by MarcoS at 16:09 | Comments (10)

08.11.04

Sommersi

Qualcosa da scrivere ce l'avrei anche, se non spendessi tutto il tempo che posso dedicare al blog a cancellare spam nei commenti di questo sito e ad aggiungere entrate alla blacklist, che adesso veleggia oltre le 3500 voci, senza che questo peraltro cambi di molto la situazione. Se qualcuno ha consigli da dare, tanto meglio se implementabili senza perderci dei giorni o senza spendere i 100 $ necessari per passare alla unlimited personal edition di Movable Type 3.0, saranno molto benvenuti.
Posted by MarcoS at 09:05 | Comments (11)