Lussureggiava il mare e il mondo delle donne nell' aria calda vampeggiava ...
Gli ottimisti vedranno questa decisione come la volontà degli USA di appoggiare il progetto ITER senza duplicare gli sforzi, i pessimisti come l'ennesima prova che il tempo necessario ad avere la fusione, da alcuni definita come 'Quella fonte di energia che da quarant'anni ci dicono che sarà pronta entro vent'anni', continua a slittare verso un futuro imprecisato.
Una delle cose sulle quali sono d'accordo con Lovelock è che i discorsi servono a poco, per cui la gente capirà davvero l'urgenza della questione energetica e la sua interazione con i problemi ambientali solo quando riceverà una bella botta.
'Capirà davvero l'urgenza' vuol dire per me affrontare il problema energetico in modo consapevole e concreto dal punto di vista personale e politico, cosa per il momento di là da venire.
Il clima dell'estate scorsa poteva in teoria far drizzare qualche orecchio, ma non è bastato.
Il prezzo del petrolio partito per la tangente sarebbe un'altra bella spinta a quardarsi intorno, anche perchè c'è chi prevede per l'anno prossimo il picco storico della produzione del petrolio, che da lì in poi dovrebbe scendere.
In realtà anche questo fenomeno, al momento provocato da problemi politici più che da carenza di materia prima, sembra causare più disappunto che preoccupazione.
What's next ?
Domani si vola in Italia, quindi per tre settimane poco blog, non per poca voglia ma per poca possibilità di accesso ad Internet.
Ci si sente, e con alcuni ci si vede, che è pure meglio.
Ad uno dei primi cross 'importanti' da junior (18-19 anni) mi ricordo gli amici indicarmi Di Napoli, che era appena passato senior, come fosse un semidio. Di Napoli allora era l'enfant prodige del mezzofondo, aveva da pochi mesi vinto un europeo Under 23 nonostante corresse da poco tempo, a 21 anni sembrava dovesse spaccare il mondo, poi invece si è perso ed ha fatto una carriera più che dignitosa ma molto lontana da quanto tutti pensavano. Ed è uno a cui è già andata di lusso.
L'anno prima, ai campionati nazionali studenteschi, mi ricordo come fosse adesso che tutti dicevano mirabilie di un allievo (16-17 anni), Christian Leuprecht, assicurando che ce lo saremmo ritrovati alle Olimpiadi nel giro di qualche anno.
Effettivamente era stato impressionante vederlo, perchè se ne era partito all'inizio e s'era fatto tutta la gara da solo vincendo con una mano in tasca. Leuprecht a vent'anni faceva meno di 13'30" sui cinquemila e andava sotto i 28' nei diecimila, if you know what I mean, roba che anche i keniani a quell'età sono contenti. Che fine ha fatto ? Scommetto che non avete mai sentito nominare Leuprecht prima di poche righe fa, e questo dice tutto. Penso non sia riuscito neanche ad entrare in nazionale senior. Spero almeno si sia divertito quando era allievo e junior e che abbia avuto una sua vita separata dall'atletica, perchè dai 22 anni in su dal punto di vista agonistico ha preso un bel po' di batoste.
Walter Merlo, di Cuneo, era un altro che a 17 anni batteva il resto del mondo sui 10.000 correndo a 28' o giù di lì e che è rimasto sconosciuto per il resto della sua carriera. Quando andavamo ad allenarci in pista lo incrociavamo abbastanza sovente: lui aveva 24-25 anni e in confronto a noi andava ai mille all'ora, ma si vede che non era ancora abbastanza
A ricordarsi queste cose, a uno vengono i dubbi e va a guardarsi la graduatoria italiana di tutti i tempi degli Under20. Sui 1500 i primi dieci nomi sono: Mei, Patrignani, Ciaruffoli, Pegoretti, Caliandro, Natale, Merlo (quello di sopra) e Gulli. A parte Mei, che ha avuto una bella carriera ed è riuscito a vincere un Europeo tra un infortunio e l'altro, quanti nomi ricordate ? Io nessuno.
Almeno dagli 800, in su i numeri parlano chiaro: chi va a palla prima dei 18 anni non combina niente di buono a livello assoluto. Quindi, cari fondisti di belle speranza, prima di tutto vedete di finire le scuole superiori, e magari iscrivetevi all'Università che male non fa, così che se vi spaccate o vi stufate, come il 90% dei vostri predecessori, almeno non siete del tutto persi.
Auguri quindi ad Howe, che pare proprio di una categoria superiore e che facendo discipline veloci non è soggetto all'usura precoce dei mezzofondisti, però fossi in lui proverei ad pensare anche ad un futuro indipendente dall' atletica, just in case.
P.S. Giusto per dare a questo post un tono un po' meno da menagramo, se tra ieri e oggi Howe avesse corso come un mesetto fa, mica il secolo scorso, ora sarebbe nella finale olimpica dei 200 con il quarto tempo, e io forse vi avrei evitato questo pippone.
Adesso vediamo se qualcuno proverà ad usare lo spiraglio lasciato dalla regola CIO, che permetterebbe di pubblicare su un proprio sito Web, purché non sia specificatamente dedicato ai Giochi.
Insomma, un atleta blogger non occasionale potrebbe forse continuare l'opera di disturbo senza incorrere in troppi problemi.
Se c'è, noi qui lo si linka, anche fosse una schiappa che gioca a badminton.
P.S. Ho visto che il redazionale di Repubblica.it assomiglia mooooolto a questo pezzo dell'Associated Press, il cui nome però non compare nel pezzo di Repubblica.
Potremmo quindi essere di fronte ad un esercizio di virtuosismo, in cui si parla di abuso di diritti abusando di diritti altrui.
Ho comprato Global Muslim sperando di diminuire la mia ignoranza crassa in materia di Islam.
Il libro e' uno sforzo di interpretare gran parte dell'Islam odierno come il risultato delle stesse tensioni che attraversano il mondo occidentale, per esempio la tendenza a crearsi una religione personalizzata, in cui i singoli accedono ai testi sacri e li interpretano facendo a meno delle mediazioni storiche e culturali, o l'esigenza di identificare le proprie origini, anche creandosele ad hoc, per difendersi da uno sradicamento geografico e/o culturale.
In Global Muslim e' evidente l'attenzione a distinguere il piu' possibile le componenti religiose, politiche, culturali ed etniche di molti fenomeni che vediamo quotidianamente, per esempio puntualizzando come i terroristi che si riferiscono all'Islam non siano individui che portano in Occidente delle tensioni del mondo arabo o musulmano, ma perlopiu' persone nate ed educate in Occidente, che si associano a gruppi di fondamentalisti con un' ideologia spesso 'fatta in casa', senza legami con la tradizione e con le loro stesse famigle, e che giustificano le loro azioni con mix di volta in volta diversi di motivazioni personali, frustrazioni sociali, sentimenti di anti-imperialismo e malintesi obblighi di fede.
La lettura e' stata faticosa a causa di molti passaggi non alla mia portata per l'attenzione ai dettagli e la minuzia quasi erudita nel citare persone, fazioni, sette, partiti dei quali due righe dopo mi ero gia' dimenticato; pensavo di trovare un'opera divulgativa, mentre molte pagine mi sembrano scritte per addetti ai lavori, o comunque per chi ha letto parecchio sull' argomento.
Nonostante la pesantezza del testo e' comunque un libro che sono contento di aver letto e che consiglio, perche' come minimo restituira' un quadro del mondo islamico attuale piu' sfaccettato e a mio avviso realistico di quello che si legge o si sente spesso.
Lovelock è noto per aver formulato la teoria di Gaia, per la quale il pianeta Terra è un sistema che si autoregola, comportandosi in sostanza come se fosse un organismo vivente.
L'intervista parte da qui, e dalle recenti dichiarazioni di Lovelock preoccupato, come molti climatologi, dal fatto che il riscaldamento della Terra, comunemente attribuito all'attività umana e alla produzione in gran quantità di anidride carbonica, possa arrivare in poco tempo ad una soglia oltre la quale non sarà possibile evitare eventi catastrofici, come la fusione dei ghiacci della Groenlandia e di parte dell'Antartide.
Questa prima parte dell'intervista è abbastanza convenzionale e non dice niente di nuovo a chi non sia del tutto digiuno di questi argomenti; e' interessante sentirla più che altro per notare un tipico caso di duetto tra giornalista e scienziato, in cui la prima tenta a tutti i costi di estorcere dichiarazioni che facciano saltare lo spettatore dalla sedia, mentre il secondo puntualizza, separa metafore da dati di fatto, insomma esercita l'understatement.
Osservare l'interazione tra i due è interessante anche perchè, non appena si passa a parlare di energia nucleare, i ruoli vengono invertiti e Lovelock si diverte a fare affermazioni tranchant mentre la giornalista tenta di proporre al pubblico contenuti più consueti citando documenti di organismi internazionali e governi.
Lovelock comincia lo show ridendo a proposito degli accordi di Kyoto, da lui considerati ridicoli rispetto a quel che si dovrebbe fare davvero, e visti come un gesto della classe politica per dimostrare interesse verso le tematiche ambientali.
Il nucleare, definito da Lovelock 'safe ad available', è a suo avviso da promuovere come una delle fonti di energia da utilizzare, e la decisione di paesi come l'Inghilterra e la Germania di fare a meno di questa fonte di energia è giudicata disastrosa.
Lovelock cita uno studio svizzero per cui la fissione nucleare sarebbe di gran lunga il mezzo più sicuro per produrre energia, e, parlando di stoccaggio dei rifiuti radioattivi, sostiene che l'ammontare di rifiuti nucleari prodotti in Inghilterra dalla seconda guerra mondiale ad ora ammonta a 10 metri cubi, per cui la cosa non costuirebbe un problema vero, arrivando a dire che "Le miniere sono piene di sostanze tossiche, per esempio il mercurio, che ha un tempo di dimezzamento infinito, e mica ce ne preoccupiamo. Anche se le scorie nucleari non fossero perfettamente sigillate e contaminassero la biosfera, non ci sarebbe nessun problema da un volume così piccolo".
L'inventore di Gaia sostiene che tutta la fobia del nucleare sia in realtà un prodotto secondario della guerra fredda, quando il timore di una guerra nucleare era così grande che da ambedue le parti si è fatta disinformazione per rendere il più pauroso possibile il ricorso a testate nucleari.
Qui inserisce anche un pezzo da humor inglese: "Il rischio di cancro da radiazioni è largamente sovrastimato. Un terzo di noi muore di tumore a causa degli ossidanti, prodotti dal fatto che respiriamo ossigeno, e l'alternativa non è non respirare, perchè moriremmo molto prima".
Non faccio un resoconto minuzioso, che sennò diventa notte, ma l'intervista continua su questi toni, con la giornalista che continua a citare i documenti dell'IAEA o le paure dei governi, e Lovelock che risponde 'Certo, questo organismi vogliono soddisfare la percezione dell'opinione pubblica, e quindi dicono quel che la gente vuole sentirsi dire'.
Non so quali reazioni possano essere suscitate nei più da questo tipo di affermazioni.
Siccome molti penseranno che trattasi di un vecchio pazzo, io dico che, al netto delle forzature retoriche e di dati che non so quanto di parte, riconosco in quel che Lovelock dice qualcosa di ragionevole, in particolare quando si riferisce alla percezione del pubblico nei confronti del rischio da radiazioni, la cui componente irrazionale è molto alta.
Non so se affermazioni così flamboyant ottengano l'effetto voluto e non quello opposto, ma se servissero anche solo a far venire qualche dubbio agli ambientalisti puri e duri per cui il nucleare è il Male, non sarebbero state inutili.
Per la prossima intervista, sarebbe interessante che ad HardTALK organizzassero un faccia a faccia tra Lovelock e Bjorn Lomborg, l' autore di The skeptical environmentalist, altro sostenitore di tesi abbastanza controverse in campo ambientalistico.
Lo stesso Bizzaro segnala poi di non essere stato il solo a sottolineare "l'assurdità del circo barnum del k2", avendo Scandroglio sul Giornale e Previtali su freeridespirit preso posizioni molto critiche sulla stessa spedizione.
sana utopia
eccesso di entusiasmo
Jimmy Wales:
I would view them as a competitor, except that I think they will be crushed out of existence within 5 years.
e fiducia spassionata nella capacita' delle persone di combinare qualcosa di buono
P.S. Se a qualcuno nei commenti venisse in mente di chiedere candidamente 'Cos'e' un feed RSS ?'
a)Mannaggia
b)Qui c'e' uno che lo spiega con la pazienza di un santo
c)Qui un elenco di programmi da installare sul computer per leggerli
d)Qui l'applicazione web-based usato dal sottoscritto, che funziona bene ed e' facile da usare.
D'ora in poi assumo che chi passa di qui con un po' di regolarita' abbia capito cosa sono i feed, altrimenti qualcuno comincia a darmi del vecchio rimbambito che ripete le cose trecento volte, e ha pure ragione.
Rovistando mentalmente nelle canzoni di musica italiana di cui sono in possesso, mi sono reso conto di come tutti gli autori che ho ascoltato molto negli scorsi quindici-vent'anni stiano da tempo vivacchiando, espressione fin troppo generosa in alcuni casi, e che, a parte Rava-Bollani-Fresu, la mia musica e' sempre piu' esterofila.
Mi son chiesto per quali di questi musicisti sarei disposto a fare cose tipo comprare un disco o andare ad un concerto. Ecco il resoconto non molto lusinghiero:
Franco Battiato
Ultimo album buono pervenuto: L'imboscata, 1996
Cosa posso fare: andare ai concerti, anche pagando il giusto.
CCCP/CSI/PGR/P(G^3)R/prossimo nome
Il meglio l'hanno dato da mo', l'ultimo album davvero buono essendo: Linea Gotica, 1996.
Cosa posso fare: concerti, se torna Ginevra De Marco.
Paolo Conte
Ultimo disco da conservare con cura: Aguaplano, 1987.
Cosa posso fare: concerti, anche pagando il giusto.
Francesco de Gregori
Bisogna ammettere che non ne azzecca una da: La donna cannone, 1983.
Cosa posso fare: e' stato bello finche' e' durato, ma ora basta.
Elio e le storie tese
Non mettono piu' di due-tre canzoni buone per album da: Esco dal mio corpo ed ho molta paura, 1993.
Cosa posso fare: andare ai concerti, senza Marta.
Ivano Fossati
Aspetto un album che valga la pena di essere comprato da: Carte da decifrare (live) 1993
Che rimane da fare: concerti, se costano poco e se lui non fa il puzzone.
Francesco Guccini
Bisogna ammettere che fa fatica sin da: Tra la Via Emilia e il West (live) 1985.
Che rimane da fare: concerti a max 10 euro.
L'unica eccezione a questo quadro fosco e' De Andre' che, purtroppo per lui e per noi, non fara' piu' dischi, oltre a molte altre cose, ma e' stato l'unico a non aver sbagliato un album dall '81 (Fabrizio De Andre') al '96 (Anime salve).
Via Paolo Valdemarin.
P.S. Il post di Paolo rimanda ad un sito che non conosco, ma sul sito della Casa Bianca c'e' la trascrizione di tutto il discorso, topica inclusa. Forse e' meglio linkare li', giusto per evitare che arrivi il furbone di turno a dire che uno si inventa le cose.
The original posting for this experiment is located at: Minding the Planet (Permalink: http://novaspivack.typepad.com/nova_spivacks_weblog/2004/08/a_sonar_ping_of.html) --- results and commentary will appear there in the future.
Please join the test by adding your blog (see instructions, below) and inviting your friends to participate -- the more the better. The data from this test will be public and open; others may use it to visualize and study the connectedness of blogspace and the propagation of memes across blogs.
The GUID for this experiment is:
as098398298250swg9e98929872525389t9987898tq98wteqtgaq62010920352598gawst (this GUID enables anyone to easily search Google (or Technorati) for all blogs that participate in this experiment). Anyone is free to analyze the data of this experiment. Please publicize your analysis of the data, and/or any comments by adding comments onto the original post (see URL above). (Note: it would be interesting to see a geographic map or a temporal animation, as well as a social network map of the propagation of this meme.)
INSTRUCTIONS
To add your blog to this experiment, copy this entire posting to your blog, and then answer the questions below, substituting your own information, below, where appropriate. Other than answering the questions below, please do not alter the information, layout or format of this post in order to preserve the integrity of the data in this experiment (this will make it easier for searchers and automated bots to find and analyze the results later).
REQUIRED FIELDS (Note: Replace the answers below with your own answers)
(1) I found this experiment at URL: http://www.wingedpig.com
(2) I found it via "Newsreader Software" or "Browsing the Web" or "Searching the Web" or "An E-Mail Message": Newsreader Software
(3) I posted this experiment at URL: http://www.montag.it/blog
(4) I posted this on date (day, month, year): 03/08/04
(5) I posted this at time (24 hour time): 10:13:00
(6) My posting location is (city, state, country): Amsterdam, Nederland
OPTIONAL SURVEY FIELDS (Replace the answers below with your own answers):
(7) My blog is hosted by: Movable Type
(8) My age is: 34
(9) My gender is: Male
(10) My occupation is: Medical Physicist
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(14) My web browser is: FireFox
(15) My operating system is: Windows2000/Linux(work) Linux/WindowsXP(home)
Il problema da cui partirei per capire di piu' l'anomalia della rana di ste non è quindi il rapporto medico-paziente, ma il metodo usato nella ricerca medica.
E' per me indubbio che la medicina attuale abbia troppa fiducia in metodiche riduzioniste/meccaniciste. D'altra parte stiamo parlando dell'approccio di maggior successo in scienze come la fisica da qualche centinaio d' anni a questa parte, mica bruscolini, per cui l'idea di 'partire dal basso' anche in medicina non è criticabile a priori.
Il riduzionismo ha dalla sua vantaggi non trascurabili, quali il produrre risultati in ambienti controllati e quindi riproducibili, l'essere legato a discipline matematizzate e alla produzione di oggetti, e quindi andare a nozze con una civiltà industriale e tecnologica. Va poi aggiunto che in alcuni ambiti il medico-meccanico funziona molto bene, perche' i problemi da risolvere sono proprio di natura meccanica. E' quindi naturale che si cerchi di allargare l'uso di metodiche che funzionano in altre discipline e in alcuni settori medici a tutta la medicina, in virtu' del famoso detto per cui quando sai usare un martello tutto tende a sembrarti un chiodo.
Sempre per rimanere con i piedi per terra, bisogna ricordare che, se da una parte si tende ad esagerare con il riduzionismo, dall'altra non è che le alternative abbondino.
Pensando per un momento ad ambiti totalmente diversi, Barabasi nel libro 'Linked', in cui affronta la dinamica delle reti, scrive qualcosa del tipo "Abbiamo diviso il mondo in tanti pezzetti e ora non abbiamo la più pallida idea di come rimetterli insieme". Barabasi si occupa di problemi di dinamica delle reti, per natura intrattabili con metodiche riduzionistiche. Se però si vedono gli strumenti studiati da Barabasi per studiare le reti, sono limitati in molti aspetti, come ad esempio la capacità di prevedere l'evoluzione di un sistema.
Tornando alla medicina, il problema vero è che ci sono ambiti in cui l'approccio riduzionistico finora non sta pagando, e dà anzi l'idea di una deriva che disperde denaro ed energie. Le malattie degenerative e l'oncologia sono due settori in cui questo e' piu' evidente. E' possibile che in questi casi la malattia sia frutto di meccanismi cosi' complessi che dare priorità al livello macroscopico, i.e. dell'individuo nel suo complesso, abbia molto senso perchè arrivarci dal basso, ovvero dal livello cellulare, si sta rivelando al momento una strada lunghissima.
Guardando le pubblicazioni di ricerca oncologica di cui capisco almeno il titolo, è chiarissimo che la direzione che attualmente va per la maggiore è esattamente quella opposta: le pubblicazioni di maggior successo stanno infatti scendendo sotto il livello cellulare, e al momento tutti i problemi relativi l'espressione dei geni sono non solo uno degli argomenti più fancy della ricerca oncologica di base, ma stanno arrivando alla fase preclinica, ovvero all'applicazione su gruppo selezionati di pazienti.
La situazione e' quindi davvero intricata, e si complica ulteriormente quando le discussioni su come debba essere condotta la ricerca e/o la pratica medica oscillano tra due estremi troppo distanti, come quello del livello subcellulare e quello del livello socio-culturale. La discussione proteina vs. rimozione della morte presentata da Ste è al proposito emblematica.
Mi sembra invece riscuotere poca attenzione quel che sta tra i due livelli, che potrebbe aiutare a collegare il microscopico ed il macroscopico in modo convincente, o almeno lasciare intravedere che tra i due approcci non c'e' contraddizione. I livelli mesoscopici, non più micro e non ancora macro, sono un problema metodologico per molte discipline, dalla fisica alla sociologia, e ho l'impressione che al momento in medicina riscuotano un interesse pressochè nullo, quando invece potrebbero fornire risultati interessanti.
Tornando a Ste, la strada per evitare che le rane si ritrovino le orecchie nelle gambe mi sembra parecchio lunga e, nella migliore delle ipotesi, appena iniziata. In medicina l'hi-tech e' tremendamente di moda, e per inciso e' il piatto in cui mangio senza pentirmene. Riconosco pero' che i successi innegabili di questo approccio fanno spesso dimenticare che l'hi-tech non e' l'unica strada percorribile. Mi sembra un problema culturale, prima ancora che economico, e non so prevedere se e quando ci sara' un cambiamento nell'atteggiamento dei piu', ma al momento i segnali che vedo non sono incoraggianti