-Secondo Duesberg, quello che chiamiamo AIDS non è causato da un virus, e l'HIV ha al più un ruolo marginale. Nel mondo occidentale, l'AIDS è una malattia causata dall'uso di droghe e da alcuni tipi di afrodisiaci. In Africa, ed in genere nei paesi poveri, l'AIDS è un nome nuovo per malattie vecchissime dovute alla malnutrizione e alla mancanza di acqua.
-Sempre a detta di Duesberg, i coctktail di farmaci usati per trattare i malati di AIDS, e l'AZT in particolare, creano effetti collaterali con manifestazioni analoghe all'AIDS. Si può quindi dire che queste sostanze invece di curare la malattia ne sono (con)cause.
La somministrazione dell'AZT dovrebbe essere sospesa, in particolare per individui HIV-positivi e asintomatici, che sarebbero da considerare alla stregua di persone sane.
Veniamo ora a quel che mi sento di dire dopo aver letto questo articolo:
-Le idee di Duesberg hanno riscosso interesse fino a circa 10 anni fa, ma attualmente non sono ascoltate. Per capirlo basta vedere su che riviste pubblicava Duesberg nel '93-95 (Lancet e Science, impact factor di 13 e 23) e su quali pubblica adesso (Journal of Biosciences, impact factor 0.62). Per quanto l'impact factor sia una misura molto cruda dell'importanza di una rivista scientifica, la differenza tra Science e Journal of Biosciences è abbastanza grande per dire che l'una (Science) la leggono quasi tutti, e l'altra quasi nessuno.
Questa estromissione dalle riviste che conta non va di per sè nè a vantaggio nè a discredito delle idee di Duesberg, ma mostra quanto attualmente la sua sia una posizione molto marginale.
Per capire quanto violenti siano stati gli scontri all'interno della comunità scientifica, basta leggere questo pezzo in cui l'editor di Nature dice in sostanza di averne le tasche piene di Duesberg e del suo modo di fare, per cui chi non pubblica risultati in accordo con la sua teoria viene accusato di averli falsati.
-Una buona parte dell'articolo, in parte lavoro scientifico e in parte pamphlet, cerca di motivare la teoria sulle origini non virali dell'AIDS mostrando le contraddizioni della teoria virale e proponendone un'alternativa. Queste pagine, fino a che non si addentrano nella descrizione dei meccanismi cellulari, che io non capisco, sono secondo me plausibili. Qualcuno dirà che non sono logicamente stringenti, ovvero sono intepretazioni di fatti che altre persone possono interpretare diversamente, ma la cosa non mi pone problema perchè non vengono presentate come affermazioni indiscutibili.
En passant, sono sempre più convinto che le argomentazioni logicamente stringenti non abbondino, tanto nella medicina in particolare quanto nella nostra esistenza in generale, e che sia ora di farsene una ragione invece di aspettare un futuro che non verrà mai in cui le cose saranno diverse.
-Verso la fine dell'articolo, Duesberg tenta di stringere, ovvero di dimostrare come gli articoli dei fautori della teoria virale e dell'AZT diano in realtà ragione a lui, e di come ci sia inoltre una casistica favorevole alle sue teorie dell'AIDS non virale. Qui il testo diventa intricato ma ci sono alcune cose interessanti, che mostrano come l'uso della letteratura scientifica pro domo sua sia più di una tentazione da ambo le parti.
Due esempi:
1)L'articolo di Duesberg ha un paragrafo intitolato 'I ricercatori sull'HIV-AIDS confermano che le droghe causano l'AIDS e altre malattie - nonostante gli sforzi per sopprimere queste informazioni' (un po' acido, nevvero ?), nel quale cita un lavoro (Schechter, Lancet 1993) sottolineando che 'l'88% dei casi di AIDS individuati usavano un tipo specifico di afrodisiaco e/o droghe pesanti'. Questo porta Duesberg, dopo aver notato che una percentuale non dichiarata di pazienti ha ricevuto l'AZT, a dire 'Non c'è nemmeno un singolo caso di AIDS che non abbia assunto droghe o AZT'.
Lo stesso studio canadese è citato in un documento del National Institute of Health (NIH) del 1995 volto esplicitamente a sconfessare ipotesi come quella di Duesberg. Nello studio USA, lo stesso lavoro viene usato per dire il contrario, o quasi. Si descrive infatti lo studio ricordando che considerava due popolazioni di pazienti, una di HIV positivi e una di HIV negativi, paragonabili per uso di stupefacenti, e riportava il risultato per cui tra gli HIV positivi la metà hanno contratto l'AIDS e tra gli HIV negativi nessuno.
Duesberg nel suo lavoro si sarebbe quindi 'dimenticato' di dire che gli HIV positivi non hanno contratto AIDS, che di conseguenza l' HIV un ruolo verosimilmente ce l'ha, e che l'uso diffuso di droghe era una proprietà di ambedue le popolazioni di pazienti e non solo di quelli che hanno contratto l'AIDS.
2)Duisberg cita uno studio anglo-canadese del 1994 riconoscendolo come il più grande trial randomizzato ad aver studiato l'uso dell'AZT e portando i risultati a prova del fatto che questo farmaco 'non è in grado di prevenire l'AIDS e fa crescere la mortalità di chi lo assume del 25%'.
Lo stesso studio è citato anche dal documento del NIH e considerato tra quelli che dimostrano una funzione positiva dell'AZT. In realtà, leggendo il testo del documento NIH, si vede che le pubblicazioni citate servono più a dire che l'AZT non fa troppo male piuttosto che fa davvero bene. Più precisamente, nessun studio citato mostra che l'AZT ha la capacità di allungare significativamente la sopravvivenza dei pazienti, ma limita i suoi benefici a ritardare l'insorgere dell'AIDS e a limitarne i danni nel breve termine.
Questi trial randomizzati non fanno quindi davvero comodo nè a Duesberg nè ai suoi oppositori: Duesberg non può dire che l'AZT faccia davvero male, e gli altri non possono dire che faccia davvero bene.
A rigore, bisognerebbe ripetere questa analisi delle citazioni per le 280 referenze bibliografiche del lavoro di Duesberg e poi andare avanti per buona parte dei 4000 articoli che si trovano su Medline alla voce 'AIDS HIV infection AZT'.
Per mia e vostra fortuna, non ho nè il tempo nè la capacità nè la voglia di fare una cosa del genere.
Da questa primissima analisi l'unica cosa che mi sento di concludere è che la discussione non è una bufala, anche se è stata risolta a livello di politica sanitaria decidendo che le obiezioni di Duesberg erano infondate, e che d'altra parte Duesberg non abbia dalla sua dati abbastanza forti per dimostrare di avere ragione. Considerazioni di real politik fanno dire che, siccome è in minoranza, ne ha molto più bisogno degli altri.
Per il momento mi fermo qui, per non sfinirmi e non sfinirvi, ammesso e non concesso che qualcuno sia arrivato fin qui. Se a quel qualcuno interessa leggere qualcosa in più riguardo a questa storia, lo scriva nei commenti e quando troverò materiale nuovo ed interessante lo posterò.
-Il fatto di trovarsi fronte ad una versione beta fa si' che ci siano ancora alcune incoerenze: a rigore, tutto quel che si può usare come chiave di ricerca per rintracciare gli email dovrebbe essere utilizzabile anche per definire i filtri per organizzare la posta, che invece sono molto elementari; probabilmente è solo questione di tempo.
- L'interfaccia e le funzioni sono in pieno stile Google: massima attenzione alla funzionalità, niente eye candies e una bella strizzatina d'occhio a geek o aspiranti tali (molte funzioni accessibili tramite combinazioni di tasti, alcune delle quali, come 'j' e 'k' per muoversi su e giu' tra i thread, faranno contenti i fan shell e degli editor spartani)
-Alcune attenzioni, come l'organizzare i messaggi per 'conversazione', sono a mio avviso piccoli segnali molto chiari di una delle idee che stanno dietro a Gmail, ovvero quella di creare una piattaforma unica che permetta di gestire i testi prodotti (schematicamente) sia per un pubblico in teoria illimitato (Blog -- Blogger), sia per un gruppo più selezionato di persone (community - Orkut) sia all'interno di relazioni uno a uno o uno a pochi (email - Gmail).
E' pensabile che nel giro di poco tempo si potranno unire tutti questi ambiti sotto un'unica interfaccia travasando contenuti da un ambito all'altro; questo sara' facilitato da funzioni di ricerca che aiuteranno a definire di volta in volta i filtri migliori per selezionare le informazioni desiderate, che non dovranno quindi essere divise a priori per cartelle, argomenti, destinatari, etc.
Tutti abbiamo esperienza del fatto che non esiste una relazione biunivoca tra strumento utilizzato e grado di privatezza di un testo: che differenza c'e' da questo punto di vista tra l' email mandato ad una mailing list, il messaggio scambiato all'interno di un gruppo di interesse e il post ?
E' quindi sensato il desiderio di scrivere le cose una volta sola e poi di volta in volta aprirne o chiuderne l'accesso al gruppo di persone che ci interessa.
Se, per esempio, su un blog che seguo si parla di un argomento che ho discusso via posta elettronica con amici o all'interno di una mailing list, sarebbe molto comodo fare un trackback al post in questione che rimanda alla discussione via email, che ho reso pubblica e alla quale ho associato un permalink.
Forse e' anche a cose di questo genere che pensavano il maestrino e la maestrina qualche giorno fa, quando proponevano strumenti per integrare il blog con altri ambienti.
Penso varrebbe la pena creare un po' di massa critica su questo tema, per precisare alcuni aspetti almeno a livello di ideazione. Se poi si riesce anche a mettere insieme qualche esperimento, tanto meglio.
“Blessed are the merciful” in a courtroom? “Blessed are the peacemakers” in the Pentagon?
Give me a break!
Triplo carpiato con avvitamento e via, verso nuove mirabili avventure.
Tutto questo e' lecito, sia chiaro, come e' altrettanto lecito prevedere che, se non cambiano idea, ci sara' un botto nella popolarita' di Wordpress, applicazione concorrente che tra l'altro e' software libero e non solo gratuito.
Pur non sapendo niente di questa mossa, la settimana scorsa avevo scaricato e provato Wordpress, trovandomi bene; l'unica freno al cambiamento era la poca voglia di ridefinire template e menate varie.
Ora ho come il presentimento che la voglia mi stia venendo.
Cos' è che mi fa chiamare un posto 'casa' ?
Quale combinazione di luoghi geografici, interessi lavorativi, relazioni personali, clima culturale etc. mi rende una sistemazione (in)desiderabile ?
Tra i lettori di questo blog c'e' chi non si e' mai allontanato dal luogo di nascita e chi invece ha fatto o sta facendo l' esperienza di vivere altrove, almeno geograficamente parlando.
Avete voglia di condividere le vostre opinioni su cosa vi fa dire di (non) essere a casa ?
Per finire, tornerei a precisare come è nata questa cosa, perchè ne vale la pena: un utente di Bloglines (uno come me, solo più bravo) ha fatto per motivi suoi un programmino che sfrutta le possibilità di Bloglines, servizio gratuito, e di Mozilla, software libero e gratuito, e l'ha reso disponibile gratuitamente a chi lo vuole usare.
Adesso facciamo partire l'orologio e ci mettiamo pazienti ad aspettare quanto ci vuole a fare la stessa cosa con logiche di software 'chiuso', à la Micro$oft, tanto per non far nomi.
P.S. Se riuscite a recuperare un filmato dell'audizione, dategli un'occhiata. E' un esempio en plein air di lotta di potere, vissuta all'interno di regole formali rigorose che evidenziano per contrasto l'intensita' dello scontro.
Let me be clear: I think this set of pictures is fake. They were staged for a porn site. Why do I believe this? I saw these pictures several months ago after someone else sent them to me. I did a Google search and found the site where they were hosted. They were advertised as stills from some movie, the title of which I don’t remember — nor do I care to.
These pictures are getting wide play in the Arab world. And this is the damage that those assholes at Abu Ghraib have done. There’s a real tendency in the Muslim world to believe anything evil of America. Admittedly, it’s hard to blame them sometimes. But these pictures of soldiers — the uniforms don’t even look American or British, for goodness’ sake — are fakes and should not enter into the debate. (For one thing, they’re jungle cammies, which aren’t used in Iraq and one guy is wearing a bondage mask, which isn’t standard issue.) The real story out of Abu Ghraib is bad enough, considering that possibly 25 prisoners have died while in American custody.
Qualcuno obiettera' che usando Technorati e/o Feedster e/o Google in modo appropriato sia possibile ricostruire le discussioni, ma mi sembra una cosa piuttosto laboriosa.
Quel che penso interesserebbe a molti e' fare la seguente cosa:
- Identificare un URL come il 'seme' di una discussione;
- Aggregare le pagine che citano quel post in un modo che permetta di ricostruire l'insieme dei rimandi reciproci tra chi ha discusso i contenuti presentati nel 'seme';
-Dare la possibilita' di aggregare le discussioni in modo selettivo, p.es. cercando solo i siti in un certo elenco o in un certo lasso di tempo.
-Nel caso il numero di siti sui quali si ricostruisce la discussione sia ridotto, permettere una ricerca a livelli diversi, ovvero di aggregare non solo chi ha linkato l'url, ma anche chi ha linkato un post che linkava l'url, e cosi' via. L'aggregatore funzionerebbe in questo caso come una sorta di wget che invece di lavorare su livelli di directory lavora su livelli di citazioni.
Le opzioni che ho descritto sono parzialmente presenti qua e là, ma non c'è un modo semplice per combinarle; penso che invece sarebbe interessante sviluppare uno strumento che, per esempio, premendo il tasto destro del mouse su un link all'interno dell'aggregatore mi presenti un menu che dice 'Aggrega la discussione' e 'Aggrega la discussione all'interno del mio elenco di siti'. La cosa interessante e' che, nella seconda opzione, l'aggregatore non dovrebbe creare contenuti nuovi ma solo riorganizzare in modo diverso contenuti gia' presenti.
Infine, visto che chiedere non costa niente, sarebbe bello poter creare un bel feed per essere aggiornato sulle evoluzioni della discussione senza dover ogni volta ricomporne gli elementi.