26.02.04

Poche ma sentite parole.

In generale, tento di non essere troppo manicheo e di concedere il beneficio del dubbio quando non capisco qualcosa, però questa storia per cui si devono pagare i diritti sui libri custoditi da una biblioteca mi sembra un'idiozia e basta.
O no ?
Posted by MarcoS at 21:44

25.02.04

Dov'e' l'uscita di sicurezza ?

Da qualche mese su queste pagine non parlo piu' del nostro ineffabile primo ministro, anche se i motivi per farlo non mancherebbero.
E' che sono arrivato ad un punto in cui non so bene a cosa serva, a parte sfogarsi e ricevere pacche sulle spalle da chi la pensa come me. Il rischio forte e' arrivare, con tutto il rispetto, alla sindrome di Ezio Mauro, che scrive piu' o meno un editoriale al mese per dire che Berlusconi ha raggiunto il punto di non ritorno, con il risultato che adesso i punti di non ritorno sono una ventina e il prossimo editoriale sembrera' molto ad un 'copia ed incolla' di quelli che lo hanno preceduto.

Nei blog, le discussioni degenerano spesso in liti sfinenti tra persone che non si capiscono, o non vogliono capirsi, con argomentazioni che hanno a che fare piu' con l'ego dei contendenti che con il merito delle questioni. In generale, si tende a pregare ai convertiti, rendendo quasi impossibile una discussione vera.
Piu' passa il tempo piu' le cose si incarogniscono, piu' quelli 'dall'altra parte' sembrano avere una percezione della realta' assolutamente strabica, impressione sicuramente ricambiata da parte loro. Le posizioni cosiddette 'terziste', quando ci sono, mi sembrano totalmente ininfluenti in una discussione portata avanti a colpi di mannaia.

Mi rendo conto che questa estremizzazione colpisce anche me, perche' quando penso ai siti di giornali o ai weblog simpatizzanti con il centro destra non riesco a far altro che mettermi le mani nei capelli.
Il risultato e' finire nell'impasse attuale, in cui parlare mi sembra inutile e star zitto non e' che sia molto meglio.
Posted by MarcoS at 11:10

23.02.04

Sicuramente è una questione di violoncelli.

Una recensione non proprio entusiasta di Delio è stata l'ultima spinta a sentire qualche canzone di Damien Rice, che al momento pare essere uno degli argomenti di discussione tra chi si intende di musica (peraltro non faccio parte del giro, per cui correggetemi se sbaglio).
Per una vivisezione dell'ultimo disco leggete Delio, che peraltro cita a profusione complessi dei quali conosco a malapena l'esistenza, figurarsi averne sentito una canzone.
Nel mio piccolo, il poco che ho sentito mi basta a dire che Damien Rice non fa per me.

Non so come definire il genere musicale, a volte sembra un aspirante Ani di Franco, se questo vi dice qualcosa (forse no), ma con molta meno incisività. Provando a dirlo in altre parole, è quella musica che risulta molto toccante a chi la gradisce (voce, chitarra acustica, profusione di archi) e quasi imbarazzante a tutti gli altri.
Devo dire che delle canzoni che ho sentito una era 'Silent Night' (l'avrà cantata per sentirsi ironico ?) e un'altra (Eskimo, ma non è una cover di Guccini) aveva verso la fine una cantante lirica chiaramente nel posto sbagliato al momento sbagliato (sarà stata la sorella). Non conoscendo il resto della produzione di questo musicista, non so dire se sono stato particolarmente sfortunato o se lui è proprio un tipo un po' kitch.
Infine, tanto per infierire, Rice non mi sembra nemmeno particolarmente originale, e detto da uno come me, non ferratissimo sul panorama musicale odierno, penso non sia un buon segno.

Elena lo ha sistemato all'istante alla categoria 'gattamorta' (traduzione: eccessivamente melodico), ma tenete conto che per lei tutto quello che è più allegro di una campana a morto è troppo pop.
Comprando un disco del signor Rice mi sarei definitivamente giocato la stima della consorte per miei gusti musicali: devo ancora farmi perdonare l'errore dell'anno scorso, quando comprai, seppur con un buono acquisto, un CD di Norah Jones, una che fa un figurone nei bar e nei negozi di dischi, ma poi a casa, lo devo ammttere, si rivela anch'essa gattamorta.

Posted by MarcoS at 00:01

21.02.04

Lost in conversion.

Grazie ad uno script di pensieri oziosi, che ha continuato a funzionare nonostante le mie modifiche da lattante in Perl, ho convertito il backup di un ex-utente Clarence in un export di Movable Type, importandolo con successo da queste parti.
Se quindi vi trovate in mano un backup di Clarence e vi chiedete come integrarlo in un database di MT, sappiate che per fortuna c'è chi ha avuto la capacità di trovare una soluzione al problema e la voglia di renderla disponibile a chi capacità ne ha (molta) meno.
Posted by MarcoS at 23:08

18.02.04

A bassissimo contenuto di demagogia.

Fa piacere trovare una discussione sensata sugli alimenti OGM, tanto piu' se sul sito di una rivista scientifica italiana.
Demagogia praticamente assente, retorica a livelli accettabili, posizioni diverse (primo intervento, replica e discussione a piu' voci), insomma abbastanza materiale per cominciare a farsi un'opinione personale.
Vale la pena notare che i (supposti) danni alla salute causati dagli OGM hanno un posto marginale nella discussione, anche se spesso sono quelli che vengono agitati con piu' foga di fronte all'opinione pubblica, e che le questioni nodali, come e' lecito aspettarsi, non sono tecnico-scientifiche ma politiche (proprieta' intellettuale vs. pubblico dominio, agricoltura di quantita' vs. agricoltura di qualita', distribuzione del cibo tra paesi ricchi e paesi poveri, etc.).
Se non mi si prende per i fondelli e mi si spiega le cose per bene, c'e' il rischio che anche io passi dalla parte di chi pensa che degli OGM forse si puo' fare a meno.
Un altro aspetto interessante della discussione e' che anche nell'ambito degli OGM l' Europa da' la netta impressione di giocare in difesa, battendosi su questioni che non interessano granche' al resto del mondo, sollevando ancora una volta la domanda se il nostro continente sia il saggio che cerca un modello di sviluppo un po' meno frenetico o solo il vecchio che non capisce che i tempi son cambiati, non importa se in meglio o in peggio, che le cose importanti capitano altrove, e che nonostante questo si illude di poter rimanere in una bolla di benessere tranquillo.
Posted by MarcoS at 09:39

16.02.04

Me la suono e me la canto.

Non ho mai deciso di acquistare un libro su Amazon leggendo le recensioni di altri lettori e tantomeno lo farò adesso, dopo che si è scoperto che alcuni autori hanno scritto sotto falso nome recensioni positive dei loro stessi libri, qualcuno anche attribuendosi il massimo dei voti (se si bara, tanto vale farlo fino in fondo).
Altri, come Dave Eggers, hanno usato uno pseudonimo per scrivere bene del libro di un amico a loro avviso ingiustamente maltrattato dagli altri lettori.
Che poi, vai a sapere, magari le recensioni negative erano della ex fidanzata o del padrone di casa che non riceveva l'affitto da mesi.
Posted by MarcoS at 21:47

Ma porc...

Sicuramente c'e' un corollario alla legge di Murphy che spiega quel che ho appena sperimentato. Dovrebbe suonare piu' o meno cosi':

Il tempo necessario ad accorgersi di un errore e' tale da massimizzare il lavoro sprecato.

Posted by MarcoS at 14:20

15.02.04

Dave and Bill.

Questa settimana David Winer ha tenuto un seminario sui blog a Microsoft Research.
L'intervento è lunghetto (1h 40'), con mezz'ora di presentazione vera e propria (senza una slide, per fortuna) e un'ora abbondante di discussione.
Non sto qui a riassumerlo ma mi limito a ricordare tre cose:
-Nella mezz'ora iniziale Winer non parla mai di aspetti tecnici, e discute essenzialmente dell'uso dei weblog nell'attuale campagna presidenziale USA e ad Harvard. Tanto per dire, all'inizio della presentazione chiede al pubblico 'Quanti di voi hanno già sentito parlare di RSS ?', domanda che presuppone un pubblico non esattamente geek oppure uno speaker che non aveva la più pallida idea di chi si trovasse di fronte. La base concettuale, chiamiamola così, di tutta la sessione è nulla più che il buon senso. Buon senso di chi spende del tempo a pensare cosa capita su Internet, ma sempre buon senso, che in certi momenti, addirittura, mi sembra sfociare nel naif. Non che questo sia di per sè un bene o un male, ma intuitivamente associavo ad un seminario di Microsoft Research qualcosa di diverso.
-Winer ritiene che il difetto maggiore della presenza in rete di Dean sia stato il non rispettare le regole del blog fino in fondo, ovvero di dare l'impressione che dietro il blog non ci fosse una persona ma un normale ufficio stampa. In quello che ritengo un eccesso di entusiasmo, è arrivato a dire che i rapporti tra i politici, l'informazione e l'opinione pubblica potranno veramente cambiare non quando un candidato diventerà blogger ma quando un blogger deciderà di candidarsi (non necessariamente a presidente degli USA).
-Gli esempi di applicazione del weblog sull'ambito di lavoro mi hanno sottolineato, se ce ne fosse ancora bisogno, i problemi immensi di molte aziende, soprattutto quando assumono dimensioni notevoli, a fare girare informazioni al loro interno. Due settimane fa ero allo user meeting di un software prodotto da uno di questi colossi industriali, ed era chiaro come il sole che il problema fondamentale di quest'azienda, sia nel migliorare il prodotto sia nell'assistere i clienti, è nel circuito informativo interno che non funziona. Esempio emblematico: il responsabile europeo del prodotto risponde ad una domanda dicendo (traduco dall'aziendalese) 'Sto cercando anche io una risposta a questo problema, ma non ho ancora capito a chi chiedere'. Come sostiene ripetutamente Winer, il problema non è tecnico, perchè gli strumenti ci sono, ma è sociale, nel senso che ha a che fare con il modo in cui le persone vogliono o non vogliono comunicare con i loro simili. Questo non toglie la sorpresa di un osservatore esterno nel vedere che una ditta dal fatturato multimiliardario non riesce a rispondere in maniera efficace alle richieste dei suoi clienti non per limiti di know-how ma per mancanza di circuiti informativi funzionanti.
Posted by MarcoS at 22:11

14.02.04

Mi sfugge qualcosa.

L'elenco dei libri che non ho finito di leggere è abbastanza nutrito e contiene più di un'opera unanimente considerata un capolavoro (p.es. 'L'uomo senza qualità', che avrò cominciato almeno quattro volte).
Se non fosse che molta gente di cui mi fido ne ha detto un gran bene, anche 'Le correzioni' di Franzen farebbe ora parte di quell'elenco.
C'è qualcuno che ha voglia di spiegarmi perchè l'ha trovato un gran libro ?
Posted by MarcoS at 21:05

13.02.04

Eleganza innata.

Premessa: questo post e' un tipico caso di narcisismo solipsistico adolescenziale e blablabla tipico dei blog, per cui se queste cose vi danno fastidio statene alla larga.
La ragione principale per cui lo scrivo è fornire ad un po' di gente che mi conosce dal vivo, e a una coppia di amici in particolare, una bella occasione per sfottermi. No, non è che improvvisamente sia diventato un maestro di autoironia e signorilita', è che se non scrivo qualcosa interviene comida con uno dei suoi pezzi e sono rovinato
.

Ieri c'è stata la discussione della tesi di dottorato di John Cho, un amico e collega coreano-canadese, nella quale ho rivestito il ruolo di paraninfo. Nonostante questo nome evochi nei più qualche innominabile perversione sessuale, il paraninfo, anzi i due paraninfi, sono le persone che accompagnano il candidato allo scopo teorico di sostenerlo nella discussione e , nel caso fosse impossibilitato a presentarsi, di fare le sue veci.
In realtà la funzione di paraninfo è essenzialmente un attestato di stima da parte del dottorando e non richiede niente di più difficile di fare la bella statuina durante la discussione.
L'ultima cosa che avrei pensato in quanto paraninfo di John e' che avrei dovuto curare il mio abbigliamento. John, infatti, si mimetizza perfettamente all'interno del nostro reparto, nel quale alcune segretarie portano i sandali con le calze spesse, vestendo in blue jeans e t-shirt, meglio se con collo sformato, con l'eventuale aggiunta di un giubbotto durante l'inverno. Sulla porta dell'ufficio di Marcel, genietto del reparto che esteriormente ricorda Richard Stallman , campeggia un segnale di divieto di transito con al centro una cravatta. Uno come me, che ogni tanto si mette una polo, qui rischia di passare per fighetto.
L'ultima volta che ho lasciato l'Italia, quindi, non mi sono preoccupato molto del fatto di non trovare all'ultimo momento il mio vestito 'formale', pensando che qualsiasi cosa di decente avessi indossato sarebbe adatta bene.
E invece no, perchè se gli olandesi decidono di essere formali diventano dei precisoni del boia.
John ed il sottoscritto hanno quindi scoperto, cinque giorni prima della discussione, che l'Università di Amsterdam raccomanda caldamente almeno per il candidato nientepopodimeno che white tie and tails, ovvero quel che noi chiamiamo frac.
Ora, di queste cose mi intendo poco o niente, ma da quel che ho capito, il frac e' l'abito piu' formale che esista:giacca nera con le code lunghe, camicia, gilet e cravattino bianco.
Tanto perchè non facciate più umorismo del dovuto, preciso che sciarpa, cilindro e bastone non fanno parte della dotazione standard. Va bene giocare a Fred Astaire, ma a tutto c'è un limite. En passant, faccio anche presente che non sono riuscito a trovare su Internet un' immagine di una persona in frac senza la faccia da perfetto idiota.
Tornando a noi, questa scoperta ha significato una corsa convulsa verso un negozio che affittasse questo tipo di vestiti e la soluzione di alcuni problemi legati al dovere indossare un frac.
Ho dovuto per esempio comprarmi un paio di scarpe nere decenti, perchè gli scarponcini che uso di solito mi sembravano un po' fuori luogo.
Il secondo problema, a prima vista di difficile soluzione, era il cappotto. Ho passato lo scorso inverno con un k-way, e quest'anno ho osato l'eleganza di una giacca di pile, che però a occhio non si accompagna benissimo con il frac. Su questo punto, deo gratias, ci è venuta in soccorso la praticità degli olandesi che, rendendosi conto del fatto che la gente di solito non si muove in carrozza a sei cavalli, ha provveduto ad organizzare nell'edificio in cui si discutono le tesi una stanza nella quale ci si puo' cambiare.
Per aumentare il divertimento, il giorno della discussione abbiamo dovuto vestirci ai duecento all'ora come tre Mr. Bean perchè John, come suo solito, è arrivato in ritardo e aveva ancora la sua presentazione da provare (poi ha scoperto di averne dimenticato a casa un pezzo).
Se non altro, da quando la commissione e' entrata in aula siamo tornati in un ambito un po' piu' consueto per noi: gente che fa domande, tu che dai le risposte, tutto molto liscio. Se si aggiunge che abbiamo fatto la nostra porca figura anche dal punto di vista estetico possiamo veramente sostenere che, come dice John, 'We fooled them all'.

Posted by MarcoS at 13:00

08.02.04

A metà del guado.

Giuseppe Granieri riprende la discussione sull'utilità di ridefinire un rapporto tra produzione, critica e fruizione di cultura (sia essa in forma di libro, disco, film o quant'altro) al momento molto cristallizzato, nel quale i critici costituiscono spesso un mondo a sè stante, più interessato alla critica in quanto tale che all'oggetto della critica (la famosa autoreferenzialità, che evidentemente è un virus molto diffuso).
Il risultato, secondo Giuseppe, è una critica che perde di autorevolezza non dicendo niente di significativo nè agli scrittori nè ai (potenziali) lettori.
Il discorso può essere facilmente esteso ad ambiti diversi dalla cultura, essendo il malfunzionamento dei meccanismi di attribuzione e riconoscimento di autorevolezza un problema generale, oltre che intricato assai.

Giuseppe sostiene da tempo, sia scrivendo sia lavorando a strumenti come il Blog Aggregator, che il modo per sbloccare questo meccanismo è, in sostanza, aiutare i fruitori a diventare critici e a trovare un pubblico, per quanto piccolo, di lettori.
Quest'idea, che è ovviamente più articolata di quando abbia appena sintetizzato, è più che condivisibile ma si deve fare attenzione che non diventi un'arma impropria in mano a chi, spesso in mala fede, coltiva la mistica della 'ggente, la retorica delle 'persone comuni' che nella loro semplicità/ingenuità sarebbero più affidabili dei professori imparruccati.
I critici che si fanno casta devono trovare pane per i loro denti nella forma di lettori che ribattono, nei limiti del possibile, a tono, non in gente che pensa di reagire a questo problema dando il largo alle sensazioni di stomaco o alla prima cosa che viene in testa. O meglio, quello è un modo per reagire, ma anche un ottimo sistema per finire dalla padella della critica fine a se stessa alla brace di qualche furbo pronto a sfruttare il nostro desiderio di farci guidare dalla pancia (o di andare dove ci porta il cuore, che è la stessa cosa detta con parole diverse).
Mi sembra quindi utile sottolineare due aspetti:
- Rompere meccanismi irrigiditi di attribuzione di autorevolezza è tanto più possibile quanto più gli outsider sono in grado di proporre argomentazioni convincenti non tanto perchè facili da capire ma perchè qualitativamente paragonabili a quella di un buon professionista.
Questo si porta dietro il problema non banale di come individuare il 'qualitativamente paragonabile' senza cadere nel qualunquismo dell' 'Ognuno ha le sue opinioni' o nella semplificazione 'Ti dico io cosa è fuffa e cosa vale'.
- E' importante evitare un'inversione per cui il lettore 'qualunque' assume l'autorità che una volta era propria del 'critico patentato' o dell'esperto. La retorica dell'uomo qualunque, molto in voga di questi tempi, non ha bisogno di qualcuno che le faccia anche involontariamente da altoparlante. Se una persona fa di mestiere il critico letterario, il fruttivendolo, il giornalista o il politico, è necessario attribuirgli a priori più competenza media nel suo campo di una persona qualunque. Competenza non vuol dire nè infallibilità nè buona fede, ma questa attribuzione è necessaria fino a (ripetuta) prova contraria. Non farlo, e agire coerentemente a questo atteggiamento, sarebbe disastroso. La cosa è talmente ovvia che non bisognerebbe nemmeno scriverla, ma mi sembra che di tanto in tanto la si dimentichi.
Posted by MarcoS at 14:58

07.02.04

La Parmalat dei blog.

Vedere cosa capita in questi giorni sui blog di Clarence (categorie che spariscono, commenti non pervenuti, etc.) è come assistere al rallentatore (ma neanche tanto) al crollo di un castello di carta. Roba da non crederci, adesso c'è qualcuno che dirà 'Meno male che ho il blog su Splinder'.
Noi intanto abbiamo accolto con piacere un transfugo di Clarence, fino a che lo spazio disco ci assiste.
Posted by MarcoS at 16:53

05.02.04

Non siamo originali nemmeno in questo.

Gli attori misurano la connessione alla loro rete sociale tramite i gradi di separazione da Kevin Beacon, i matematici hanno l' Erdös number e fra un po' anche i fisici se ne usciranno con una cosa simile, visto che, per quanto si illudano di essere molto originali, la loro rete sociale e' uguale a quella del resto del mondo.
Solo grazie ai gradi di separazione posso essere a meno di un anno luce da Feynman.
Posted by MarcoS at 20:30

Quanto siete temperanti ?

Ecco un facile test per scoprirlo.

1. Leggete l'articolo di Christian Rocca sul Foglio che riassume la questione delle WMD in Iraq, delle dichiarazioni di Bush e Blair e delle ragioni per la guerra.
2. Contate per quante volte, pur considerandolo una provocazione e non una cosa seria (cosi' deve essere, altrimenti Rocca e' un idiota), non vi siete trattenuti dallo sbottare, almeno nei vostri pensieri, in insulti irripetibili.

0 volte: maestro zen (oppure sei Giuliano Ferrara).
1-5 volte: molto temperante.
6-10 volte: normalmente temperante.
11-15 volte: un po' incazzoso.
> 15 volte: devo ammettere che anche per un articolo del Foglio e' un po' troppo.

Posted by MarcoS at 14:11

04.02.04

Poffare messere.

La grandeur dei comici italiani non accenna a finire: dopo Fo premio Nobel e Grillo ministro ombra dell'Economia, mesdames et messieurs, eccovi Corrado Guzzanti linguista: il verbo perplimere, da lui coniato, è un neologismo con l'imprimatur di una pregevole 'Consulenza linguistica' dell'Accademia della Crusca, mica roba da tutti.
Siccome gli Accademici sono dei precisini, non si limitano a dire 'Sì, usate pure questa parola, non ci scandalizziamo'. Questi sono dei secchioni, che fanno sfoggio di proprietà lessicale notando come

... Fra le molte innovazioni linguistiche perplimere attecchì più facilmente nella lingua comune a causa della sua perfetta adeguatezza morfologica

e non si esimono dall'attribuire a questa forma verbale

funzionalità nel coprire un vuoto morfologico e semantico.

Spero che 'perplimere' abbia placato l'ansia di neologismi e che a nessuno venga in mente di approvare il sostantivo blogosfera.
(Via wittgenstein).
Posted by MarcoS at 00:00

03.02.04

C'è grossa crisi.

Il Papa sostiene che il problema maggiore nella lotta contro l'AIDS è il prezzo troppo alto dei farmaci.
La questione è reale, ma, sollevata da una persona che non accetta di promuovere l'uso del preservativo come modo per ridurre i contagi, suona parecchio come la storia della pagliuzza e della trave.
Però mi sa che criticare il Papa di questi tempi è troppo estremista, visto che i DS riportano la notizia sul loro sito, senza una parola di commento, limitandosi al 'copia ed incolla' di un fondo di Sergio Romano che cita questa incongruenza nell'ultimo capoverso.
I DS
molti dei quali una volta si facevano chiamare comunisti
che non osano criticare il Papa sulla morale sessuale
e che al più lo fanno via Sergio Romano, just in case.
Fra qualche mese questa gente mi chiederà il voto per le Europee.
E magari mi tocca pure darglielo.
Posted by MarcoS at 00:27

Continuiamo a farci del male.

Avendo sentito parlare di Chuck Palahniuk e ricordandomi di qualche parere positivo sulla versione cinematografica di Fight Club, ho letto il libro, e a distanza di giorni faccio fatica a farmene un parere.
Per quanto all'inizio mi sia parso la versione americana di 'Le onde del destino' (il film più brutto che abbia mai visto) e più in là abbia temuto di essere sommerso da un'overdose di moralismo, non posso dire che non mi sia piaciuto, anche perchè è ben scritto.
Quel che non capisco bene, e che mi rende il libro indecifrabile, e' dove si nasconda Palahniuk in questo tourbillon di cinismo, disperazione, fascino del maudit, ricerca morbosa di situazioni estreme, tentazioni da guru, disprezzo per il popolo bue, ironia feroce e chissà cosaltro.
ln Fight Club la combinazione di questi elementi e' perennemente in bilico tra l' interessante ed il molto ruffiano, senza mai decidersi per l'una o per l'altra cosa.
Da una parte, le situazioni narrate sono nella sostanza meno estreme di quanto potrebbe sembrare e descrivono in modo molto efficace alcuni elementi patologici del vivere attuale. Dall'altra, che nel mondo e nell'esistenza delle persone ci siano inevitabilmente il dolore e, alla fine, la morte, lo so anche senza uno che me lo grida nell'orecchio o che, peggio ancora, estremizza queste cose per épater les bourgeois. Insomma, per quanto mi riguarda, la domanda 'Palahniuk ci fa o ci è ?' rimane senza risposta.
I vostri suggerimenti sono benvenuti.
Posted by MarcoS at 00:10

01.02.04

Ristabiliamo le proporzioni.

Le dimissioni del direttore della BBC in seguito al rapporto Hutton hanno scatenato articolesse al grido 'Non c'è più la BBC di una volta'.
A parte il fatto che le cose potrebbero essere un po' più complicate (lo spiega molto bene Pfaall qui e qui), un'occhiata ai programmi giornalistici della BBC farebbe capire che il de profundis è decisamente fuori luogo.
Un esempio tra i tanti ? Una sera guardate Hardtalk e confrontatelo con le interviste in ginocchio di TV e giornali italiani.
Posted by MarcoS at 21:48