31.08.03

Blogging from Baghdad.

Oltre a Where is Raed, blog in un certo senso 'storico' (qui basta essere on-line da qualche mese per essere 'storici') nelle ultime settimane sui blog si sono aggiunte altre persone che si trovano a Baghdad.
Di 'Where is Raed', se non avete mai letto niente, potete cominciare da un post abbastanza recente riguardante l'irruzione delle truppe americane nella casa dei suoi.
Ultimamente, è nato anche Baghdad Burning, scritto da una donna.
I critici dei blog si chiederanno subito: Ma chi sono queste persone ? Scrivono veramente da Baghdad ? Sono 'fonti autorevoli' ?
L'unica risposta possibile secondo me è: non so, spero di sì, sono cauto ma fino a prova contraria mi fido.
In fondo, anche in questa vicenda della guerra in Iraq il concetto di 'fonte attendibile' si è rivelato quanto mai sfumato, non in bianco e nero, ma a molti livelli di grigio.
Sono in linea di principio più attendibili i giornalisti 'embedded', i giornalisti che assistono (assistevano) alle conferenze stampa dell'esercito americano a Doha, che è in Qatar e non in Irak, i giornalisti che dicono quel che gli viene detto da altri, visto che non si possono trovare sul luogo dei fatti ?
E' un terreno molto scivoloso, dire che tutti sono 'deviati' è qualunquista, tirare una riga che separa 'autorevoli' e 'inaffidabili' è semplificatorio.
In questo casino, questi due blog di persone che affermano di scrivere da Baghdad non mi sembra stonino particolarmente.
Anzi.
Posted by MarcoS at 14:43 | Comments (1)

29.08.03

Stakanov non era olandese.

Oggi, in un post di Fuori dal coro, si cita un passo dello storico Krzysztof Pomian riguardante l'organizzazione del tempo del lavoro nei paesi protestanti e in quelli cattolici nel quale si dice:
Questo tipo di calendario divide l'Europa in due "civilizzazioni", pur in presenza di feste comuni: una cattolica, con una predominanza di feste religiose, con un gran numero di giorni improduttivi; e una protestante, in cui i giorni festivi sono minori, poiché la Riforma, dal XVI secolo, ha abolito il culto dei santi e i riti mariani (...) e l'etica protestante e lo spirito del capitalismo di Max Weber hanno affermato una cultura del lavoro e del denaro che limita di fatto i giorni di festa.
Questo Pomian è uno serio (ha scritto una voce dell'Enciclopedia Einaudi, mica pizza e fichi), e quindi a contraddirlo si finisce presto dalla parte dei pisquani, però io due cose da dire le avrei, dopo due anni di vita in Olanda.

Le mie non sono considerazioni profonde, ma semplici registrazioni di quel che vedo. Prima di tutto, una precisazione un po' da maestrino: e' vero che qui le feste legate alla Madonna (8 Dicembre e 15 Agosto) e i Santi non sono giorni festivi, però si festeggiano l'Ascensione e la Pentecoste. Il I maggio si lavora, però si festeggia il compleanno della regina.
Al di là del conteggio delle 'feste comandate', rimane l'impressione chiara che il numero medio di ore lavorate da un Olandese sia inferiore a quello di un Italiano.
La settimana lavorativa tipica è di 36 ore, molti miei colleghi padri lavorano 4 giorni alla settimana invece di 5, molte madri fanno un part -time di 2-3 giorni la settimana, e quando vanno in ferie nessuno si scandalizza se uno sta via 4 settimane.
Un nostro collega americano quando è arrivato qui non ci poteva credere, gli sembrava di essere nel paese dei balocchi.
La sensazione è che in Olanda la ricchezza sia stata creata, magari con lavoro matto e disperato, dalle generazioni passate, e che la generazione attuale utilizzi il benessere ereditato non per generare altra ricchezza monetaria, ma (anche) per avere tempi di lavoro più ridotti.
Questo è permesso anche dal fatto che l'organizzazione del lavoro da queste parti mi sembra funzioni generalmente meglio che in Italia, per cui la gente fa il lavoro per cui è assunta, non deve tappare buchi a destra e a manca, e quindi alle 17 se ne esce e se ne va a casa.
In tutte queste diversità tra la situazione olandese e quella italiana io non sono in grado di distinguere cosa sia dovuto ad un'etica del lavoro diversa, ad un'organizzazione migliore, o ad altri fattori.
Quel che so è che le parole 'olandesi' e 'sgobboni' nella mia percezione non vanno troppo bene assieme.
E questo è assolutamente un bene, fino a che si riesce a mantenere alta la qualità della vita.

Posted by MarcoS at 20:05

28.08.03

E' più o meno allo stesso livello di 'guerra chirurgica'.

Oggi su Giallodivino si osserva che l'uso degli ossimori in politica è sempre popolare; dalle storiche convergenze parallele siamo arrivati alla botta di inventiva di Fassino che se ne è uscito fuori con un bipolarismo mite.
Io, comunque, penso che niente e nessuno potrà essere più ossimorico (si dice ?) del Partito Rivoluzionario Istituzionale del Messico, che, tra l'altro, è stato ininterrottamente al potere per un periodo assurdo, tipo 60 anni.
Roba che, al confronto, la DC era una nuvola di passaggio.
Posted by MarcoS at 20:17 | Comments (1)

Mozilla 1.5b is out.

Una percentuale insolitamente alta dei visitatori di questo sito usano Mozilla, ed e' una cosa di cui sono contento.
Se vi interessa, e' uscita una versione beta della 1.5. La novita' secondo me piu' interessante e' che il client di email e il programma per comporre pagine html (Composer) hanno il controllo ortografico integrato.
Per chi non lo sapesse, il fatto che Mozilla sia software libero significa, tra le altre cose, poter installare tutti i vocabolari che volete, e fare lo spell check in tutte le lingue che (non) conoscete.
Provate a fare una cosa del genere con Outlook Express, poi mi dite l'aria che tira.
Posted by MarcoS at 13:14 | Comments (3)

27.08.03

Dovuti scongiuri.

Tra una settimana volo con Easyjet.
Spero non mi capiti questo aereo.
O che almeno gli diano una sistemata.
(Via BoingBoing).
Posted by MarcoS at 23:12

Ma vorrei farti una domanda...

Questo blog sta diventando di una serietà preoccupante.
Bisognerà fare qualcosa.
Per il momento vi allungo il link di un'intervista a Rocco Tanica (chi non sa chi è Rocco Tanica si merita un blog ancor più serio di questo).
(Via Emmebi.)
Posted by MarcoS at 20:00

Le magnifiche sorti e progressive del feed RSS.

Yahoo ha deciso di fornire una serie di feed RSS delle sue news.
Adesso aspettiamo con fiducia che Google news risponda a dovere.
Io intanto ai tipi di Google ho mandato due righe per dirgli che se facessero il feed RSS non mi farebbe schifo. Giusto cosi', per dare una microspintarella. Poi, tra i siti che mi piacerebbe seguire, ne rimangono solo piu' qualche dozzina a non avere il feed RSS prodotto in casa.
Bazzecole.
Rimane poi il fatto che, se uno si iscrive al feed RSS di 200 siti, poi deve filtrare ulteriormente i risultati, altrimenti dovrebbe passare la giornata a leggere titoli.
Vabbe', una cosa per volta.
Posted by MarcoS at 10:13

26.08.03

Brevetti software.

Domani (27 agosto) alcuni siti europei, legati soprattutto al mondo del software libero, mostreranno al posto della home page un comunicato per protestare contro la proposta di una nuova normativa europea sulla brevettabilità del software, che favorirebbe il moltiplicarsi di brevetti in ambito informatico.
Nonostante le apparenze, questo non è un problema riservato alla minuscola comunità dei programmatori, ma riguarda tutti, essendo il caso particolare di un problema generale qual è quello di decidere che porzione del sapere debba restare nel cosiddetto pubblico dominio e quale possa essere riconosciuta come proprietà di qualcuno.
Tanto per dire quanto le cose stiano degenerando anche al di fuori dell'informatica, qualche giorno fa è uscita la notizia di una ditta che pensa di poter vantare pretese sul numero 22 (Momoblog).
Penso quindi sia utile farsi un'opinione su questo argomento, magari cominciando da qualche link tra quelli segnalati nel comunicato.
Posted by MarcoS at 21:56 | Comments (1)

25.08.03

Supponiamo che ...

Ho fatto il Moral Sense Test proposto da un dipartimento dell'università di Harvard.
L'idea dei promotori e' di eseguire un'analisi sulle percezioni in ambito etico:l'uso di Internet e' giustificato dicendo che permetterebbe di accedere ad una popolazione piu' differenziata per eta', culture, educazione, religione, lavoro, etc.
Si sa che la diversita' all'interno della popolazione che usa Internet e' molto minore di quella del mondo vero, ma forse e' effettivamente maggiore di quella del campus di Harvard.
Io non so se da questo test si riuscira' a tirare fuori qualcosa di sensato , però sono quattro domande, ci vogliono 5 minuti, quindi secondo me vale la pena provarlo.
Se lo fate, sarei curioso di sapere cosa avete risposto alla seconda e alla terza domanda.
Posted by MarcoS at 23:57 | Comments (3)

Ascolta un cretino.

I weblog sono molto usati anche per discutere di politica. Ovviamente, la qualita' e l'interesse della discussione sono molto variabili, a volte piu' che di discussione si tratta di litigio o di scambio di insulti, pero' secondo me la presenza di temi politici sui blog e' un bene, vista soprattutto la carenza attuale di spazi in cui la gente non del mestiere possa discutere di politica.
Una critica mossa sovente al blog sostiene che questo strumento asseconda un vizio molto diffuso per cui chiunque si sente in diritto di dire la propria su qualsiasi cosa, anche quando e' un ignorante totale in materia. Una risposta motivata a questa critica non e' sintetizzabile in due righe, e quindi per il momento faccio finta di condividerla in toto.
In ogni caso, anche accettando il principio suggerito da questa critica ('La parola agli esperti'), mi sembra esistano degli argomenti rispetto ai quali il criterio della competenza non si dovrebbe applicare, e la politica e' uno di essi.
Siccome il mio voto vale esattamente come quello di un esimio politologo e come quello di uno che chiude gli occhi e fa una croce a caso, e' secondo me una cosa utile che la gente, anche 'incompetente', dica la sua in ambito politico.
Un argomento politico interessante che passa in questi mesi nei blog molto piu' che negli altri media e' l'inizio della corsa alle presidenziali USA del prossimo anno.
Per inciso, il fatto che negli USA ci siano le primarie e in Italia no e' per me un elemento di superiorita' del sistema elettorale USA.
Siccome la campagna elettorale e' all'inizio, i candidati parlano ancora di temi abbastanza specifici, mentre quando si arrivera' allo scontro finale sara' forse inevitabile che la discussione scada nell'attacco alla parte avversa o nel ripetere slogan ovvi e demagogici per raccattare l'ultimo voto.
La maggior parte dei blog che seguo, statunitensi e non, stanno abbastanza chiaramente dalla parte del candidato democratico Howard Dean, il che, conoscendomi, mi sembra un buon indizio del fatto che Dean non diventera' presidente.
Qui un articolo breve e recente su Dean, sul quale provero' a cercare qualcosa di piu'.
Posted by MarcoS at 13:43 | Comments (2)

23.08.03

The smart side of finance.

Una delle cose più interessanti di Internet è che ogni tanto ci si imbatte per caso in siti che mai si sarebbero cercati, in cui si parla di cose e mondi apparentemente lontanissimi, che in realtà si rivelano molto più interessanti di quanto si sarebbe pensato.
L'anno scorso, per esempio, mi è capitato di leggere un breve saggio sul New Yorker ("Blowing up"), nel quale si raccontava la storia di tal Nassim Taleb, una delle migliaia di persone che si occupano di finanza a New York. La prima originalita' di Taleb, a quanto pare, e' quella di avere una strategia di investimento totalmente opposta a quella della maggioranza. Da quel che ho capito, la maggioranza degli investitori accettano una bassa possibilita' di fare crack ("blowing up") in cambio di una ragionevole possibilita' di piccoli guadagni ripetuti. Quanto sia basso il rischio e quanto profondo sia il crack e' un argomento di discussione, ma le caratteristiche della strategia sono quelle. Taleb invece pensa sia meglio evitare la possibilita' del crack al prezzo di una probabilita' piu' alta di piccole perdite ("bleeding").
Se il problema fosse tutto li', me ne fregherebbe poco: io non lavoro nella finanza, non ho soldi da investire, e quindi sono tutti fatti loro.
In realta', queste due posizioni nascono da due opinioni totalmente diverse riguardo alla conoscenza e alla modellizzazione degli andamenti finanziari. E qui vengono le cose interessanti.

Taleb sostiene che l'approccio tradizionale agli investimenti parte da un'eccessiva fiducia nella capacita' di capire e prevedere i trend del mercato, peraltro amplificata da alcuni atteggiamenti psicologici tipici di chi investe.
Questa sua posizione e' spiegata nelle bozze di due articoli pubblicati sul suo sito personale (uno, due). Gli articoli sono secondo me molto interessanti dal punto di vista metodologico, in particolare di come una persona si pone di fronte alla modellizzazione di una realta' complessa come i mercati finanziari partendo dalla riesamina di alcuni principi di base apparentemente indiscutibili.
Se la cosa vi interessa, e' molto meglio che vi leggiate direttamente i due pezzi, ma io qui sotto provo a fare un microriassunto.
Da un punto di vista di modellizzazione dei mercati, a suo parere, e' ancora tutto da dimostrare che gli andamenti siano di fatto prevedibili, ovvero non e' affatto scontato che siano tali per cui, a partire dalla casistica che si ha finora, si possa derivare una distribuzione sufficientemente stabile da prevedere bene il futuro. Per essere piu' precisi, Taleb sostiene che la distribuzione degli eventi sia piu' asimmetrica e abbia 'code' piu' alte di quanto non si pensi.
La conseguenza pratica e' che la probabilita' di eventi 'catastrofici' ("blowing up") e' assolutamente sottostimata dagli attuali modelli, anche perche' e' tutto da vedere se questa modellizzazione si possa fare o no. Questo problema e' affrontato nel primo articolo in modo didattico, prendendo alcune distribuzioni ipotetiche (una gaussiana, una gaussiana + una distribuzione di Poisson, e cosi' via) e facendo vedere come, appena la situazione non e' banale, il problema di un modello funzionante diventa quasi intrattabile.
Questo porta ad una conclusione abbastanza conservativa, per cui, fino a che c'e' la possibilita' teorica che i mercati seguano uno sviluppo piu' complesso di quello che si pensa ora, bisognerebbe avere approcci all'investimento che siano protetti dal crack. Da qui la sua preferenza per l'approccio "bleeding" verso l'approccio "blowing up". Il secondo articolo cerca invece di capire se non ci siano ragioni psicologiche per il fatto che la gente preferisca in generale la seconda strategia alla prima. La risposta, per quanto abbozzata, sembra stare nel fatto molto semplice, e confermato da alcuni studi, per cui le persone sono in generale piu' sensibili al cambiamento della loro ricchezza che al valore assoluto della ricchezza stessa.
Cercando di utilizzare queste informazioni per qualcosa non strettamente legato al mondo della finanza, mi sembra interessante vedere come anche in questo ambito ci sia un problema evidente di distinguere la mappa dal territorio, cioe' di non illudersi che il modello creato per descrivere la realta' non abbia dei 'buchi' che lo rendano vulnerabile in alcuni punti, di tendere a dimenticare che e' stato costruito con tecniche di per se' perfettamente funzionanti, ma forse sviluppate in ambiti piu' 'protetti' e meno complessi, e che quindi non possono essere troppo tirate per i capelli, altrimenti si rompono.

Posted by MarcoS at 23:07

22.08.03

Che sia la volta buona ?

A voi giustamente fregherà poco, ma io sono contento di poter finalmente usare Linux sul mio portatile anche per collegarmi ad Internet e scrivere sul blog. Fino ad ora avere un winmodem mi aveva frenato, ora che sono passato all' ADSL con un modem ethernet non ho più scuse per salutare definitivamente zio Bill. Uno di questi giorni metto giù giusto due righe sull'installazione del sistema Linux, soprattutto per incoraggiare i timorosi a mollare Windows.
Posted by MarcoS at 22:48 | Comments (2)

RFID: la Gillette forse ci ripensa.

Qualche giorno fa avevo scritto qualcosa sugli RFID tags, quei microtrasmettitori che dovrebbero sostituire i codici a barre ma che sollevano perplessita' riguardo alla privacy dei consumatori, perche' potrebbe essere molto difficile sapere se e per cosa vengono usati quando il prodotto lascia il negozio.
Qualcuno ha sollevato questa grana nei confronti della Gillette, che li stava provando, e che adesso ci ripensa un momento.
Sempre sullo stesso articolo si dice che in autunno anche Marks&Spencer comincera' ad usare RFID tags.
Posted by MarcoS at 13:35

Costruttivista a me ? Attento a come parli.

Mi sono accorto che finora non ho ancora messo nessun link ad articoli/libri sul costruttivismo. Siccome e' un approccio che, preso con la giusta prudenza, mi sembra molto interessante e riguardo al quale in quest'anno ho fatto piu' di una lettura interessante, vedo di rimediare subito.
Secondo me un bel punto di inizio e' un'intervista a Heinz Von Foerster, interessante perche' combina interesse per la vicenda umana di una persona e per il suo pensiero.
Se volete approfondire, il passo successivo puo' essere"La verita' e' l'invenzione di un bugiardo", libro-intervista sempre a Von Foerster. Mi sono imbattuto in questo libro per caso circa un anno fa, e devo dire che e' stata una bella sorpresa.
Se l'argomento vi interessa, scrivete due cose qui nei commenti e vediamo di approfondire.
Posted by MarcoS at 12:32 | Comments (2)

21.08.03

Voce del verbo glissare.

Ieri sono capitato sul sito di Christian Rocca, giornalista del Foglio, per la sua traduzione di un articolo sui neoconservatori.
L'articolo mi sa che me lo leggo in Inglese perche' il formato scelto da Rocca per visualizzare i suoi articoli sul Web e' probabilmente fatto apposta per non essere stampato. Peccato.
Scorrendo velocemente il sito, ero curioso di vedere se aveva scritto qualcosa sul prosieguo dell'occupazione americana in Iraq, visto che Rocca e' stato fin dalla prima ora un sostenitore della democrazia esportata con le armi.
Niente.
Nel mese di Agosto (piu' indietro non so, perche' gli archivi non funzionano) non c'e' stato niente per cui secondo Rocca valesse la pena sprecare due righe.
Eppure qualcosa e' capitato.
Adesso, favorevoli o contrari alla guerra, e' urgente farsi venire qualche idea per raddrizzare in qualche modo la situazione in Irak, e sarebbe bello sapere l'opinione di chi ha supportato l'invasione prima ancora che cominciasse. Rocca stara' cambiando idea sulla questione ? Probabilmente no, pero' adesso di questo argomento non parla, mentre in primavera sul suo sito saltava fuori un link ad ogni passo degli americani. Il giorno in cui le truppe USA sono entrate a Baghdad e hanno abbattuto la statua di Saddam con la folla in festa, gia' si preoccupava dell'imbarazzo dei pacifisti alla manifestazione di pochi giorni dopo. Ora, che le cose sono molto cambiate, tutto tace.
Qual e' l'opinione dei neoconservatori sul da farsi ? Luttwak l'altro giorno diceva alla BBC che gli americani se ne devono andare prima possibile, perche' non sono in grado di fare un lavoro di polizia. E' un'opinione condivisa nel fronte neo-con ? Quali sono le alternative ? Sarebbe bello saperlo.
Perlomeno spero che Rocca non sia tra coloro che a intervalli regolari criticano i pacifisti perche' scenderebbero in piazza per farsi sentire solo quando fa loro comodo.
Non sarebbe molto elegante.
Posted by MarcoS at 14:23

20.08.03

Sembra stupido, e forse lo e' davvero.

Sto preparando una presentazione e uso Power Point perche' nel posto in cui andro' si possono presentare slides create solamente con le ultime versioni di questo programma (no comment).
Per questo mi e' balzato all'occhio un articolo di Edward Tufte su Wired dal titolo 'Power Point is Evil".
Il tipo, come si puo' immaginare, non e' entusiasta del programma.
Sul suo sito ha scritto che il tipico stile di presentazione indotto da Power Point e' al livello cognitivo di un bambino di 6 anni.
Qui continua sull'onda e comincia l'articolo con Imagine a widely used and expensive prescription drug that promised to make us beautiful but didn't. Instead the drug had frequent, serious side effects: It induced stupidity, turned everyone into bores, wasted time, and degraded the quality and credibility of communication.
A parte il sarcasmo, il pezzo contiene alcune idee piu' che sensate e non del tutto ovvie, quindi penso valga la pena leggerlo, o perlomeno segnalarlo a chi ritiene ovvio che una presentazione degna di questo nome preveda una valanga di slides di PowerPoint.
Posted by MarcoS at 13:29

19.08.03

Avrà scritto così perchè andava di fretta.

Il post del giorno è senza dubbio di Giovani tromboni che oggi scrive:

"Uno arriva qua da Google cercando: "tecniche sessuali x nn godere subito".
Se hai tutta questa passione per le abbreviazioni, la vedo dura ragazzo mio."

Posted by MarcoS at 19:39

Chi e' che parlava di superiorita' della cultura occidentale ?

Gia' l'idea di fare una gara di fotoritocco di photosop con Saddam Hussein come protagonista non mi sembra il massimo della fantasia. Se volete ce n'e' per tutti i gusti: Saddam Elvis, Saddam Rita Hayworth e cosi' via.
La cosa potrebbe ancora passare, tenendo conto del fatto che ognuno sceglie il proprio modo di fare stupidaggini, loro con Photoshop, io con il blog.
Quello che mi sconcerta e' la notizia di CNN per cui queste immagini vengono appese sui muri delle case irakene dai soldati americani per provocare e scovare i fedeli di Saddam.
Questa idiozia viene anche supportata con ben due tesi:
la prima e' quella per cui "The bad guys are going to be upset," Lieutenant-Colonel Steve Russell told Reuters. "Which will just make it easier for us to know who they are."
Che complessa analisi psicologica: ci sono i bad guys, ci siamo noi good guys, e, appena gli mettiamo una foto di Saddam con le tette, loro escono fuori incazzati e noi gli spariamo.
Poi, non bastasse, anche un cosiddetto 'psychological operations specialist' ci delizia con la sua opinione ("It's mostly good for troop morale, but if we can put these posters up in Tikrit and the enemy can't take them down, then at least it shows who owns the streets.")
Siamo proprio al massimo della raffinatezza.
Il passo immediatamente successivo e' scendere per la strada urlando 'Musulmani di m..." e vedere se qualche bad guy viene fuori a giocare al tiro al bersaglio.
Posted by MarcoS at 13:32

News aggregators are here to stay.

Anche a Wired osservano che gli aggregatori di news sono un'applicazione che sta prendendo piede velocemente.
Io, che sono un pivellino anche su queste cose, da due mesi uso Feedreader e per me va già in parallelo al client di email. Io non faccio niente, lui se ne sta lì tranquillo in background, ogni tot va a farsi un giro sui siti a cui sono iscritto e se c'è qualcosa di nuovo me lo fa sapere. Molto comodo e molto veloce.
Mi rendo conto che, addirittura, se un blog non ha il feed RSS lo seguo poco o niente, anche se mi piace. E' un peccato, ma è così.
Tenuto conto che un anno fa ero tra i molti che sapevano appena dell'esistenza dei blog, mi sembra evidente come le cose in questo ambito evolvano abbastanza in fretta.
Magari tutto questo capita solo perchè feedreader è l'ultimo giochino, però non penso, perchè con questa applicazione in molto meno tempo si ha uno sguardo su molti più siti, blog e non solo (Wired stesso, Nature, Science, etc).
E' facile prevedere che quando il numero di siti che producono un feed RSS sarà sufficientemente alto e gli aggregatori lavoreranno anche per argomenti, il news aggregator diventerà un software di default, come il word processor o il browser.
Posted by MarcoS at 12:25 | Comments (1)

18.08.03

k-collector.

Paolo Valdemarin e' una delle persone piu' attive nello sviluppare strumenti tecnici che permettano ai blog di facilitare davvero la condivisione e l'aggrezione di conoscenza.
Oggi sul suo blog in inglese ho scoperto un progetto (k-collector) che, anche dal basso della mia ignoranza, sembra molto interessante.
L'idea, per quel che ho capito finora, e' di fare un aggregatore che lavori per argomenti, quindi trasversalmente ad una serie di blog, e lo faccia nel modo piu' automatico possibile.
Una cosa che mi incuriosisce, e che cerchero' di capire, e' come un essere umano normale possa crearsi degli argomenti che poi compaiono nel feed RSS.
Appena trovero' un momento, cerchero' almeno di fruire di parte dei contenuti del k-collector, che mi sembrano interessanti assai (p.es. c'e' un "K-Collector & Bayesian filtering" sul quale ho messo un bel bookmark).
Posted by MarcoS at 13:38

Citazione lunga (io vi ho avvertito).

"Il medico domanda:"Come si sente il paziente ?" L'infermiera risponde:"Si lamenta". Un resoconto del suo comportamento. Ma è veramente necessario che sorga la questione se questo lamentarsi sia davvero genuino, se sia davvero l'espressione di qualcosa ? Non potrebbero, per esempio, trarre la conclusione:"Se si lamenta dobbiamo ancora dargli dell'analgesico" - senza con questo tacere nessun termine medio ? Quello che conta non è forse il servizio al quale mettono la descrizione del comportamento ?

"Ma allora costoro introducono, appunto, una tacita presupposizione." Allora il nostro gioco linguistico riposa sempre su una tacita presupposizione.

Descrivo un esperimento psicologico: l'apparato, le domande dello sperimentatore, le azioni e le risposte del soggetto - e poi dico che si tratta della scena di un lavoro teatrale. - Ora tutto è cambiato. Si dirà: se questo esperimento fosse descritto, nello stesso modo, in un libro di psicologia, allora la descrizione del comportamento verrebbe intesa appunto come l'espressione di qualcosa di mentale, perchè si presuppone che il soggetto non ci prenda in giro, che non abbia imparato a memoria le risposte, e molte altre cose del genere. - Facciamo dunque una presupposizione ?

Ci esprimeremmo davvero così:"Naturalmente, faccio la presupposizione che ..."? - Oppure non lo facciamo soltanto perchè l'altro lo sa già ?

Dove sussiste un dubbio non sussiste una presupposizione ? E il dubbio può venire a mancare del tutto. Il dubitare ha un termine.

Qui le cose stanno come nel rapporto: oggetto fisico ed impressione sensibile. Qui abbiamo due giochi linguistici, e le loro relazioni reciproche sono complicate. - Se si vogliono ridurre queste relazioni a una formula semplice, si fallisce."

Ludwig Wittgenstein, Ricerche filosofiche, Einaudi 1999, p. 238.

Posted by MarcoS at 11:40

Pensiero innocuo delle 8.55.

Bisognerebbe trovare un ascoltatore di musica ignaro di Paolo Conte, Tom Waits e Goran Bregovic e fargli ascoltare 'Canzoni a manovella' di Capossela.
Secondo me ci sono buone possibilita' che lo troverebbe genio sceso dal cielo in terra a miracol mostrare e ci sarebbe molto grato per questo regalo.
Posted by MarcoS at 08:55 | Comments (2)

14.08.03

E due.

L'apparente decisione di Microsoft di cessare lo sviluppo di Outlook Express (lo considereranno perfetto ? Mah) e' una ragione in piu' per provare il nuovo client email di Mozilla (Mozilla Thunderbird).
E' un programma che deve ancora fare parecchia strada (0.1 come numero di versione e' proprio bassino) pero' vale la pena provarlo.
Dopotutto, il primo prodotto della frammentazione di Mozilla in piu' sottoprogetti (il browser Firebird) funziona a dovere, quindi ci si puo' aspettare che anche il secondo mozillino crescera' bene.
Posted by MarcoS at 15:33 | Comments (2)

13.08.03

Non sono il solo a pensarla cosi'. Siamo ben in due.

Torno, prometto per l'ultima volta, sulla storia dei 6 gradi di separazione, perche' ho trovato una persona che la pensa come me, e che e' riuscita a dirlo al New York Times.
No, non e' che ha detto al New York Times 'La penso come Marco', pero' si e' ritagliata questo trafiletto:
Dr. Judith S. Kleinfeld, a professor of psychology at the University of Alaska who has described "six degrees of separation" as an "academic equivalent of an urban myth," said the conclusion was not warranted.
"Instead of showing we live in a small world, it really shows the opposite," she said. "Ninety-eight percent of people can't reach anybody. What do they conclude? `Hey, we're all connected.' What? All I'm saying is his study didn't prove it."

Ho poi scoperto che la tipa in passato era andata a scartabellare tra i dati del primo esperimento da cui era nata l'idea dei sei gradi di separazione, e aveva scoperto che anche li' i risultati erano stati tirati un po' per i capelli per far tornare l'ipotesi dello 'smallworld'.
La Kleinfeld sostiene "But if we don't live in a small world after all, why do people find this idea so easy to believe? My research suggests that first, the belief that we live in a small world gives people a sense of security, a feeling that we are all somehow holding hands. And small world experiences that we encounter naturally buttress people's religious faith as evidence of "design."
In sostanza, abbiamo preso un nostro desiderio e l'abbiamo fatto diventare una legge dell'universo.
Che male c'e', basta saperlo.
L'importante e' non voler a tutti i costi rendere l'opinione 'piu' vera' mettendogli sopra l'etichetta 'Science', per di piu' ottenuta facendo dire agli esperimenti qualcosa che non dicono.
Posted by MarcoS at 09:23

12.08.03

Proteggere la maionese dai terroristi.

Gli RFID (qui un bell'articolo poco tecnico trovato su 4 banalitaten, che ne presenta pro e contro) sono, nelle aspirazioni di molte ditte, gli oggetti che sostituiranno i codici a barre.
Un RFID, in pochissime parole, e' un microchip che puo' ricevere e trasmettere informazioni se 'interrogato' da un segnale radio.
E' quindi, per esempio, uno strumento molto utile per localizzare un oggetto in qualsiasi momento.
Michelin pare voglia mettere RFID nei suoi pneumatici, Benetton li ha messi nei pantaloni, o perlomeno ci ha provato, e cosi' via.
Ovviamente piu' di uno ha fatto presente che non c'e' nessun problema finche' gli RFID vengono usati nella catena produttiva, ma che sarebbe molto auspicabile che l'aggeggino venisse disabilitato quando l'oggetto esce dal negozio.
Insomma, non tutti sono contenti che un tizio possa tracciare i loro movimenti grazie all'RFID cucito nelle mutande.
Pare che alcune aziende, fiutando il potenziale problema, abbiano gia' la scusa pronta: "Gli RFID serviranno anche a fermare i terroristi".
Allora almeno abbiate la faccia di impiantatercene uno direttamente nell'orecchio e cosi' la facciamo finita senza troppe ipocrisie.
Posted by MarcoS at 13:26

11.08.03

Avanti così!

'The augmented social network', articolo suggerito da Beppe Caravita, vale perlomeno il tempo necessario a leggerlo, il che non è poco, visto che sono più o meno 60 pagine.
Non so se, come pensa Beppe, diventerà un testo classico sullo sviluppo di Internet, ma il tentativo di vedere più in là del proprio naso è evidente.
L'articolo è una proposta per (ri)portare lo sviluppo degli strumenti di Internet nelle mani della 'società civile', allo scopo ultimo di facilitare interazioni collaborative e democratiche tra le persone.
L' opinione degli autori, largamente condivisibile, è che, sebbene strumenti come il web e l'email siano stati sviluppati essenzialmente per condividere (e archiviare) la conoscenza, attualmente lo sviluppo di Internet sia guidato da ditte il cui interesse principale è fare profitto. Questo di per sé non è un problema, a patto che sia controbilanciato da uno sforzo a sviluppare nuovi strumenti da parte di chi non considera Internet un enorme supermercato e chi ci naviga un acquirente.
Se le differenze tra un Internet orientata ai consumi ed un Internet orientata alle persone non vi sono evidenti, la sezione dedicata alla 'identità online' vi sarà molto utili per avere degli esempi eloquenti.
Il concetto di 'identità online' espresso nell'articolo, tra l'altro, fornisce ragioni ulteriori per uno sviluppo dei blog, sia in termini numerici sia in termini di mezzi per aggregare idee.
Un aspetto molto positivo dell'articolo è l'approccio generale, che rifugge da atteggiamenti da reduci del tipo 'Come era dura e pura Internet quand'eravamo giovani', non demonizza il presente, non si rinchiude in atteggiamenti di difesa alla 'Cerchiamo di evitare il peggio' ed è invece molto propositivo e fondamentalmente ottimista.
Insomma, volendo metterla in politica per un attimo, ha tutte quelle qualità che mancano al centro-sinistra italiano.
L'unica mia vera perplessità rispetto al testo, che invito a leggere, è la tendenza degli autori a sopravvalutare l'importanza di Internet nella società attuale. Penso sia utile ricordarsi che se Internet sparisse domani, moltissime persone, anche nella parte ricca del mondo, quasi non se ne accorgerebbero.
Inoltre, se si cerca di costruire reti di relazione ampie tramite Internet, prima o poi ci si imbatterà nel problema linguistico; assumere che siamo tutti su Internet e (quasi) tutti WASP mi sembra in contraddizione con una proposta che vuole riportare Internet in mano a (tutte) le persone e usarla come strumento di democrazia.
Detto questo, è assolutamente auspicabile che da questa idea della 'augmented social network' nasca qualcosa di concreto.
Terremo gli occhi aperti e, nei limiti delle nostre capacità, cercheremo di dare una mano.

P.S. Anche gli autori di questo articolo danno per oro colato il mito dei 6 gradi di separazione.
Vabbe', ammetto di essere in minoranza.

Posted by MarcoS at 21:42 | Comments (1)

09.08.03

Sicuro che non si poteva fare di meglio ?

Fare divulgazione scientifica è tanto utile quando difficile, e a criticare un programma di divulgazione, specie televisivo, si fa sempre la figura degli snob.
La contro-obiezione è sempre la solita ('Sempre meglio che un programma di tette e culi') e ribattere con un 'Dipende' non è mai molto popolare.
Rimane il fatto che dieci minuti visti per caso di Superquark mi hanno lasciato molto perplesso.
Prima, mi sono beccato un'intervista a Mannheimer sulle tecniche di sondaggio in cui l'intervistato mi ha detto che per fare un buon sondaggio bisogna scegliere bene il campione, fare bene le domande e non alterare i risultati. Senza offesa, bisogna essere professore di Statistica alla Bicocca per dire queste cose ?
Al che i fan del Piero Angela mi dicono 'La divulgazione non può andare in profondità; l'importante è che non dica cose scorrette'.
Sarà, ma 'torchiarlo' un po' di più sarebbe stato interessante.
Nel servizio dopo, mi sono sentito dire che la medicina moderna è superiore alle medicine cosiddette alternative perchè:
Non si basa sulla tradizione ma sul metodo scientifico;
Non parte da una specifica ipotesi 'filosofica' sulle malattie;
Non tiene conto delle preferenze/inclinazioni/pressioni del paziente.
Io sarò anche un maestrino, però il primo motivo rispecchia molto più i desideri di qualcuno che non la realtà, il secondo si dimentica più o meno l'ultimo secolo di filosofia, della scienza e non solo, e il terzo mi chiedo seriamente se sia una cosa di cui vantarsi.
La controreplica del fan di cui sopra sarebbe allora: 'Ma bravo, allora lasci che torme di pazienti se ne vadano verso l'ultimo stregone senza far niente ?'.
Io prima tenterei di dire che se il paziente va dallo stregone qualche domanda da farsi ci sarà, e non è contandogli delle balle che lo si fa tornare indietro. Ma so che non convincerei il mio interlocutore, che direbbe che faccio le questioni troppo difficili e che la gente normale ha bisogno di cose più semplici.
Ma allora chi è lo snob, sono io che chiedo di trattare la gente non come fosse un branco di pecore, o lui che dice di dirle cose semplici ?
Boh, non lo so.
Io comunque dopo quei due servizi il televisore l'ho spento.
Posted by MarcoS at 19:33 | Comments (2)

08.08.03

Continuavano a chiamarli sei gradi di separazione.

Qualche mese fa avevo scritto qualcosa sulla storia dei sei gradi di separazione, manifestando qualche perplessita' sulla teoria sottostante e dicendo che qualcuno stava riprovando a fare l'esperimento con l'email.
Il nuovo esperimento e' finito, e ha prodotto un articolo su Science da parte dei responsabili della ricerca, poi ripreso da un pezzo di Nature.
Le cose interessanti di questo secondo esperimento mi sembrano queste:
-Si parla di Large Social Network, ma in realta' "More than half of all participants resided in North America and were middle class, professional, college educated, and Christian, reflecting commonly held notions of the Internet-using population". Io, per scherzo, parlavo di 6 gradi di separazione con i propri vicini di casa, ma effettivamente la varieta' della popolazione inclusa in questo esperimento e' abbastanza ridotta.
-Il numero di catene effettivamente completate (ovvero di ricerche che hanno contattato la persona da trovare) e' molto basso (384 su 24.163, ovvero circa l'1.5%) Gli autori della ricerca sostengono che, con qualche cautela, il numero dei gradi di separazione puo' essere stimato tra 5 e 7.
Io invece penso che, anche dopo questo studio, la presenza di pochi gradi di separazione tra due persone qualsiasi in una rete sociale un minimo complessa continua ad essere un'ipotesi da dimostrare.
Posted by MarcoS at 13:05 | Comments (2)

07.08.03

Ci siamo fregati da soli.

In un articolo del Wall Street Journal si cerca di imparare qualcosa dalla vicenda dell'attribuzione all'Iraq di armi di distruzione di massa.
Il pezzo e' secondo me interessante anche perche' e' evidentemente scritto da qualcuno che ha creduto a questa storia delle armi, o perlomeno ha scritto di averci creduto.
Quello che viene considerato un enorme errore di valutazione degli americani, e non un atto di malafede, viene qui analizzato in una chiave per me nuova: la tesi e' che tutte le persone coinvolte nella vicenda delle armi di distruzioni di massa (Saddam, suoi scienziati, spionaggio americano) erano in una posizione tale per cui agire come se le armi di distruzione di massa fossero una cosa realmente esistente avrebbe portato loro un vantaggio di qualche tipo.
Quando poi qualcuno ha voluto vedere le carte, la situazione era talmente incancrenita che non se ne poteva piu' uscire e la gente si era dimenticata del come se, facendo diventare queste armi una cosa vera, almeno nella testa di qualcuno.
Apparentemente sembra una cosa molto inverosimile, ma pensandoci bene forse non lo e' del tutto.
L'articolo, infine, sottolinea che impostare la politica sempre e comunque alla luce del 'worst case scenario' e' una cosa dai costi anche politici insostenibili.
(via PaferroByDay)
Posted by MarcoS at 13:36

06.08.03

Attendo consigli.

Ieri sera sono riuscito a leggere, oltre all'interessante e multicitato 'Fattore B(ertoldino)' di Pfaal, l'introduzione del libro 'Linked' di Albert-Laszlo Barabasi, disponibile in PDF.
L'idea di uno sguardo non riduzionista sulle cose del mondo, per quel che mi riguarda, sfonda una porta aperta, ma leggendo le pagine introduttive ho avuto il timore che l'autore del libro si sia innamorato di questo approccio basato sulle reti e abbia tentato di applicarlo a mo' di Teoria del Tutto a qualsiasi cosa gli sia passata per le mani, dalla diffusione della religione al tostapane.
Se così fosse, la cosa mi stupirebbe un po', perchè ho letto per la prima volta di questo libro in una recensione su Physics Today, dove in teoria non sono i tipi da appassionarsi a storie della rava e della fava, pero' vai a sapere che anche questi tipi seriosi non abbiano preso una cantonata.
So di almeno un autore di blog che lo sta leggendo.
C'e qualcuno che l'ha letto e che vuol dire che ne pensa ?
Posted by MarcoS at 13:11 | Comments (1)

Ti immagini la faccia che farebbero.

Condivido il desiderio confessato da Luca Sofri che scrive:
Ognuno di noi ha dei desideri torbidi, inconfessabili, oscuri, laidi, con cui non osa confrontarsi. Ma cosa, se non questo prodigioso mezzo di autoscienza che è il weblog, può aiutare ad affrontarli e superarli, avendo il coraggio di esporli apertamente?
Ecco, io sogno che quando il Tg5 apre con le notizie del grande caldo e lancia un impresentabile ennesimo servizio per le strade di Milano a far dire ai volontari della Croce Rossa che bisogna bere acqua e stare all'ombra e a chiedere ai vecchietti se hanno caldo, sogno che quando la stessa domanda viene posta a due bambini ai giardini di Via Palestro, con aggiunta la successiva "e perché non ti piace, il caldo?", io spero - aaah, che vergogna, che vergogna, ma devo dirlo - sì, io sogno che il bambinetto risponda: "perché ci siete voi a scassare il cazzo".
Uf.
Posted by MarcoS at 10:19

05.08.03

Mo' ci provo.

Se tutto va come deve andare, ora dovrebbe essere possibile fare trackback anche con i blog di utenti Radio UserLand.

P.S. A chi pensa che mi sto perdendo nel golgo perfido delle minuzie tecniche dei blog, chiedo di provare per 5 minuti a non considerare queste cose come puri giochini.
Queste per me non sono pippe tecniche di chi ha tempo da perdere non avendo una vita propria, ma strumenti potenzialmente molto utili per collegare le idee delle persone, per aiutare chi lo vuole a fare girare i propri due neuroni, a prendersi il rischio di scrivere due righe, e a sapere se qualcun altro pensa che valesse la pena scriverle, queste due righe.
Poi qualcuno se ne uscira' di nuovo a dire che il permalink della fuffa rimane fuffa, ma questo, per il momento, e' un altro problema.

Posted by MarcoS at 16:21

Quanto siamo nervosi.

Un tipo sale su un aereo con una spilla con la scritta 'sospetto terrorista'.
Gli viene richiesto di toglierla, non lo fa, e alla fine di infinite discussioni, viene fatto scendere dall'aereo.
Questa la storia apparentemente incredibile trovata sul blog di Lessig. Per chi interessa c'e' anche la risposta del protagonista a chi l'ha criticato per questo gesto, provocatorio e forse eccessivamente rigido, ma che ha suscitato una reazione indicativa dei tempi inutilmente paranoici in cui viviamo.
Posted by MarcoS at 13:10

Frustrazione.

Il primo giorno di ritorno dalle ferie e' sempre tragicamente inconcludente.
Non e' poca voglia: e' proprio che quei quattro neuroni sembrano ancora meno attivi del solito.
Posted by MarcoS at 11:07

01.08.03

Noi qualcosa possiamo dirlo.

Non avendo nessuna simpatia per il miliardario pelato, e non essendo dell'opinione che i panni sporchi si lavano in famiglia, penso di poter dire senza essere deriso che l' ultimo attacco dell'Economist è la prova che quel giornale si sta incarognendo contro il Berlusca, per motivi che mi piacerebbe capire.
Con tutti i tycoon del mondo che fanno porcherie grosse e piccole, loro si ricordano solo del Silvio ?
Di certo a muoverli non penso sia l'interesse per la qualità della vita politica in Italia.
Posted by MarcoS at 10:12 | Comments (4)

Tirare le fila.

Nei blog ci sono i mezzi tecnici per seguire i post su un dato argomento pubblicati su blog diversi e raggrupparli in un qualcosa simile al resoconto di una discussione che avviene in tempi e luoghi diversi. Lo strumento tipico per questo scopo è il permalink, che assegna ad ogni post un indirizzo unico, e i blog come questo che usano Movable Type hanno anche lo strumento del trackback, che permette di sapere se il post che si sta leggendo è stato linkato da qualcuno.
In realtà, mi sembra che al momento non ci sia un modo automatico, tramite un programma, per intenderci, per ricostruire queste discussioni. Questo vuol dire, in un momento in cui solo i blog italiani si contano a (molte) migliaia, che la probabilità di avere un minimo di completezza nella ricerca è pressochè nulla, per ovvi motivi di tempo.
Sia i feed RSS sia gli aggregatori sono strumenti molto utili ma lavorano in modo verticale, ovvero riportano le informazioni per blog e non per argomento, e quindi non sono di grande aiuto nel ricostruire queste discussioni.
Mi chiedevo quindi se qualcuno avesse pensato ad una sorta di 'aggregatore tematico' che, partendo da un post o da un articolo, ovvero da un (perma)link, cercasse altri post che lo linkano in un insieme grande ma predefinito di blog, e permettesse di ricostruire l'evolversi di una discussione nell'ambito della cosidetta blogosfera (lo so che è una parola brutta, ma nessuna ne ha ancora trovata una migliore).
Uno strumento del genere, fornendo una sorta di mappa della propagazione di una notizia nel tempo e nella blogosfera, potrebbe anche essere molto utile per capire che tipo di relazioni sussistono all'interno del mondo dei blog: se ci sono dei centri ('opinion leader') dai quali le informazioni partono per poi diffondersi in periferia, se invece le notizie possono partire più o meno da ovunque, se la diffusione avviene tramite una catena di blog legati da affinità geografiche, tematiche o è anche questa casuale, etc. etc.
Si potrebbero così provare, o sfatare, alcune congetture sul mondo del blog, come ad esempio quella di essere un ambito in cui quasi non vale un principio di autorità, per cui chiunque scrive qualcosa di interessante prima o poi troverà i suoi lettori, o la congettura opposta, per cui l'unico modo per essere letti sarebbe entrare in una sorta di èlite dei blog, fatta da blog 'storici' che per cooptazione scelgono di tanto in tanto un nuovo membro, caratterizzata da attitudini autoreferenziali, per cui in essa si cita e si ritiene importante solo il materiale prodotto all'interno dei blog che la compongono.
Posted by MarcoS at 10:02 | Comments (2)