05.01.07

Proton therapy goes mainstream

Quando i pesci grossi cominciano a fare shopping nel tuo settore, l'ambito in cui lavori non è più una nicchia. (L'acquirente in questione, per capirci, è un po' la Microsoft della radioterapia).
Forse, alla verde età di cinquant' anni, la protonterapia è arrivata a quello che Gladwell chiamerebbe 'the tipping point', ovvero il punto in cui un processo passa da una diffusione appena impercettibile ad una crescita molto più rapida, quasi esponenziale.

Il punto di svolta che stiamo vivendo, va detto, non è (solo) il risultato di anni di ricerca o di risultati clinici recenti. Il motore principale, piaccia o no, è il business. Business (soprattutto negli USA) di ospedali che per qualche anno vedranno decollare i fatturati della radioterapia. Business delle ditte che hanno annusato la fine della festa per le apparecchiature di radioterapia con fotoni, dove la tecnologia è sostanzialmente consolidata, non ci sono grossi ambiti di sviluppo e bisogna, anche e soprattutto in un' ottica commerciale, inventarsi qualcosa di nuovo, the next big thing. Questa svolta è quindi anche frutto di consumismo tecnologico, i.e. di induzione di un bisogno che potrebbe essere in buona parte soddisfatto usando al meglio gli strumenti già disponibili.

I protoni sono meglio dei fotoni da un punto di vista tecnico ? Sì. Punto.
Produrranno risultati migliori da un punto di vista clinico ? Per alcuni versi l' hanno già fatto, per altri lo faranno.
E allora di cosa ti lamenti ? Tu sei contento perchè ti comprano il nuovo giocattolo, l' amministratore è contento perchè spera di risollevare il bilancio, i pazienti sono contenti perchè verranno trattati meglio, le ditte sono contente perchè i fatturati crescono, non ti sembra che tutto fili liscio ?

Diciamo che non è che fili proprio tutto liscio.
Viviamo in un paese in cui i problemi della sanità sono spesso altri e in molte zone d' Italia quando senti di un nuovo grande ospedale prossimo all'apertura qualche domanda te la fai.
Non sto sputando nel piatto in cui mangio, ma penso che a questo punto bisognerebbe decidere a livello di politica sanitaria nazionale dove e quando fare pochi centri di protonterapia, che comunque costano ancora un botto, e poi chiudere il cordone della borsa prima che la cosa diventi di moda e prosciughi troppe risorse.

L'idea poi di fare i soldi con la protonterapia mi puzza un po': se il criterio guida è incassare, la soluzione più efficiente NON è concentrarsi sui casi difficili che non potrebbero esser trattati altrimenti (che è poi quello per cui dovresti usare una tecnica più complessa, giusto ?), bensì trattare un gran numero di pazienti con patologie semplici, che guarirebbero anche con tecniche meno sofisticate (i.e. meno costose). Per scrivere queste cose non è necessario essere malpensanti, basta vedere cosa sta capitando negli USA: centri di protoni che aprono con un business plan ben preciso, a cui spesso partecipano i medici, e che viene rispettato trattando anche casi per i quali l' indicazione specifica per i protoni è perlomeno discutibile. Il 'trucco' verrà prima o poi sgamato, ma nel frattempo i soldini che gireranno lì, e che non andranno altrove, saranno molti.
Il problema qui è non tanto (non solo) essere pro o anti business, ma sapere perché si fanno le cose e avere la faccia di dirlo. Con tutti i difetti del loro sistema, gli ammerigani su questo punto sono perlomeno abbastanza chiari.
Così scrisse Marco il 05.01.07 00:39

Commenti

Ecco. Da persona informata, dai concretezza a quello che era un vago dubbio. E Gomorra c'entra solo relativamente.

Scritto da: miic il 05.01.07 10:29

e pensare che appena un anno fa, chiacchierando con gente di TERA, l'impressione molto chiara era che non avessero neanche gli occhi per piangere.

Scritto da: dr.psycho il 06.01.07 17:33

Qui ti volevo :-)
Tera è tutta un' altra storia e anche abbastanza complicata, per ragioni tanto tecniche quanto politiche.
So che qualcuno legato a Tera legge/ha letto questo blog e se ha voglia di precisare/correggere quel che vado a dire, sarà molto benvenuto.
Tera, soprattutto per opera di Amaldi, è stata l'iniziativa che ha fatto partire quello che ora è il centro nazionale di radioterapia oncologica (CNAO), attualmente in costruzione a Pavia, che realisticamente comincerà a trattare pazienti nella prima metà del 2008.
CNAO è un progetto ambizioso, molto più del nostro di protoni a Trento, tanto per non far nomi, perchè a)l'intento è trattare pazienti anche con ioni più pesanti e non solo con protoni (e trattasi di tutto un altro paio di maniche, tecnicamente e soprattutto clinicamente) e b)si vogliono costruire il sincrotrone 'in casa' con tecnologia/supervisione INFN.
Tera, correggetemi se sbaglio, è in una posizione periferica rispetto a CNAO. Onestamente non ho capito i motivi precisi (c'è molta politica in mezzo, ma non ho capito esattamente cosa sia capitato) ma non sono loro che reggono la baracca di CNAO.
Per il momento mi fermo qui, perchè più vado avanti più corro il rischio di dire cretinate.
Rinnovo l'invito agli eventuali membri di TERA in ascolto a dire la loro.

Scritto da: marco il 06.01.07 21:15

Vorrei che tu partecipassi una volta ad una riunione sui contributi annuali alla ricerca qui da me, in sede di programmazione di bilancio.
Sarebbe interessante che certe persone sentissero questi discorsi.
La cravatta te la presto io.

Scritto da: Silvio il 08.01.07 08:51

Silvio, quando vuoi. Dico seriamente.
Sto peraltro cercando L'occasione 2007 per sfoggiare vestito, cravatta e scarpe da persona (quasi) seria.

Scritto da: marco il 08.01.07 22:50

Lo tengo presente, anche solo per vederti in "tiro".
Magari tra un po' (via gmail) ti faccio anche un'altra proposta.

Scritto da: Silvio il 09.01.07 11:19

Sono tutt' orecchi

Scritto da: marco il 09.01.07 13:33

fatto

Scritto da: Silvio il 09.01.07 14:41

silvio, grazie per aver proposto di prestare una cravatta.

il suo parco cravatte è in ogni caso interessante
una blu elettrico acquistata 36 ore prima del suo primo colloquio formale (colpa mia, avevo visto Dick Tracy)
una rosso vin brulée acquistata sempre da me in un attimo di follia (non bevo vin brulée, sia chiaro, non ero sotto i fumi dell'alcol)
una grigio topo con texture mista nido d'ape e bugnato "Palazzo dei diamanti" di Ferrara (non è colpa mia)
e una blu scurissimo che usa dal 2000, perdendola di vista spessissimo, compare saltuariamente dagli scatoloni dei traslochi quasi sempre al momento giusto

a presto
elena

Scritto da: elena il 10.01.07 17:19

No problem, Elena.
Date le nostre evidenti e inconciliabili differenze di taglia, la cravatta è giusto l'unica cosa che gli potrei prestare :-)

Scritto da: Silvio il 11.01.07 08:45
Di' la tua









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