Cosa pensi di questa frenesia di fine estate tesa ad orientare le nuove matricole verso le facolta' scientifiche (la rassegna stampa di questi giorni e' ricca in tal
senso) ?
In particolare, ci sono tre aspetti che non capisco:
1) La pubblicità deriva da un' esigenza del mondo del lavoro o dalle universita' che devono garantirsi la la sopravvivenza ?
2) Il mercato del lavoro è in grado di recepire e valorizzare lauree scientifiche ? Secondo me no.
3) Se una laurea scientifica "non paga", perche' sollecitare comportamenti autolesionisti in una societa' "edonista" ?
Le risposte non mi sembrano facili, a meno di rifugiarsi nel wishful thinking o nel politicamente corretto.
Mentre raccolgo qualche idea, sono curioso di sentire la vostra opinione.
Così scrisse Marco il 31.08.06 09:04
Non c'è politico che non ami sottolineare ad ogni piè sospinto come ci sia carenza di laureati in materie scientifiche tipo fisica e matematica. La domanda che mi faccio da laureato in fisica è: "Per far cosa?".
Le risposte che mi vengono in mente sono :
1) Per andare ad insegnare nelle scuole superiori? Non credo anche perchè non è che ci sia carenza di professori. Basta dare un'occhiata alle assegnazioni delle supplenze in questi giorni, per rendersi conto che gli insegnanti sono la categoria più numerosa del pubblico impiego. Per cui non credo ci sia tutta questa urgenza di fare ulteriori assunzioni nel pubblico.
2) Per essere collocati nel mondo del lavoro?
Anche questa risposta non è soddisfacente dato che l'unica collocazione possibile per un laureato in fisica/matematica è quella nel settore informatico per mansioni che non richiedono assolutamente una laurea.(Se proprio si vuole cercare qualcos'altro il mio consiglio è di negare di essersi mai laureati)
3) Per fare ricerca scientifica.
Di questo non mi pare ci sia neanche il bisogno di parlare, alzi la mano chi non conosce almeno un paio di amici che fanno il dottorato senza borsa , etc etc, per non parlare del dopo dottorato.
L'unica cosa certa è questa : che dopo aver sentito il Rutelli -Prodi -Fini di turno dire che mancano laureati in materie scientifiche molti ragazzi in età pre universitaria crederanno che iscrivendosi a fisica potranno avere grandi chance di ottenere un lavoro una volta laureati....non sapendo che così facendo il lavoro lo garantiranno solo a qualche (povero )professore universitario
Credo che sia una questione di superficialità dei media, la cui tesi è: siccome nel resto del mondo "progredito" la percentuale di laureati nell'ambito scientifico è più alta, anche noi dovremmo fare così ed ecco spiegato anche il perchè dell'arrancare nei settori ad alto contenuto tecologico." I veri motivi dei due gap sopraccitati sarebbero complicati da spiegare e poco "sexy", anche per i politici che devono tirare avanti a slogan.
Scritto da: ruggero il 31.08.06 15:05Mi cimento:
1) Dalle università. C'è poca informazione sulle professioni scientifiche: un ragazzo più o meno sa cosa fa un pubblicitario, ma non credo abbia un'idea di cosa faccia un chimico. Le facoltà scientifiche fanno bene a spendere soldi in pubblicità, iniziative, ecc.
2) Sì, su numeri piccoli, per certe lauree scientifiche più di altre.
3) Chi si iscrive all'università è maggiorenne e quindi responsabile delle sue scelte. Comunque le sirene delle facoltà "edonistiche" restano più forti, quindi non mi sembra il caso di preoccuparsi.
Ops, c'era il link sbagliato.
Scritto da: Angelita il 31.08.06 20:09Una delle poche situazioni che conosco con un minimo di dettaglio è quella del corso di laurea in Fisica di Torino, che ha visto diminuire i suoi iscritti di 6-7 volte in una decina d'anni.
Forse Fisica è una delle facoltà più colpite dalla diminuzione degli iscritti, ma effettivamente viene difficile da pensare che il Piemonte non riesca ad assorbire meno di 20 laureati l'anno.
Trento, per fare un altro esempio, ha un corso di laurea di Fisica e discipline biomediche che non arriva a 10 studenti.
Sono numeri che IMO rendono ragionevole la tesi per cui si è passati rapidamente da troppi iscritti a troppo pochi, pochi anche per un mercato del lavoro di piccoli numeri, come dice Angelita.
Sono però esempi non so quanto rappresentativi.
ma il mercato recepisce e/o valorizza una qualsiasi laurea? secondo me no. dubito fortemente che le migliaia di scienziati della comunicazione avranno vita facile a trovare un posto nell'industria della comunicazione scientifica. non so quanto sia difficile per un fisico trovare un lavoro se non decide per la carriera accademica, ma più o meno siamo tutti nella stessa barca; noi aspiranti ingegneri per esempio siamo tanti e (credo) in aumento - avremo statisticamente la vita più facile di tutti, ciònonostante saremo in pochi a trovare un posto da ingegnere e non da perito camuffato. (che poi è il motivo che spinge tanta gente a mettersi in proprio, peggiorando le cose). la stessa cosa vale per i laureati iulm, per quel microcosmo che possono rappresentare i miei conoscenti.
non credo che incoraggiare le iscrizioni alle facoltà scentifiche sia autolesionista; esistono e proliferano corsi molto meno impegnativi e che ripagano più o meno allo stesso modo, ma credo sia un boom temporaneo dovuto in buona parte al nuovo ordinamento - dopo qualche annata di scienziati della comunicazione che lavorano nei call center, wishful thinking, la cosa si sgonfierà.
Esperienza minimal, ma da segnalare comunque.
Sto cercando lavoro per un amico che di sua farebbe il ricercatore in campo umanistico, non scientifico.
Mi ha confessato che già in due occasioni ha preferito perfino tacere di essere laureato, perchè all'interlocutore "la cosa" non interessava un granchè. E non era un call center, ma azienda all'avanguardia nel settore.
(mah).
Secondo me Demetrio e Sivlio hanno azzeccato una componente del problema, i.e. che in quanto a 'valorizzare' una laurea, i laureati in materie scientifiche non sono messi bene, ma non sono nemmeno messi peggio degli altri, anzi.
Scritto da: marco il 01.09.06 09:22Il primo commento che avevo tentato di postare se n'é sparito nella blogosfera, provo a ripostare un commento.
Vediamo per quanto conosco io le possibilità lavorative per le facoltà scientifiche.
chimica: promotore scientifico = rappresentante di farmarci in giro da medici di base i quali ti fanno l'ordine se gli compri il telefonino nuovo.
(pensare che abbiamo prodotto un premio nobel per la chimica)
farmacia: il mercato si sta risvegliando grazie al decreto Bersani e non mancano le occasioni di lavoro come queste
http://cercalavoro.monster.it/getjob.asp?JobID=47156336&AVSDM=2006%2D08%2D24+10%3A55%3A00&Logo=1&cy=it&sort=rv&vw=d&q=carrefour&lid=1274
cioé in definitiva uno va a fare il commesso in una catena di grande distribuzione.
biologia: le ultime ragazze che conoscevo ora stanno facendo le commesse sperando in qualcosa di migliore.
fisica: la maggiore fonte di occupazione viene dal settore informatico: i due fisici che conosco sono entrambi programmatori e neanche tanto avanzati,
si occupano principalmente di web. Insegnamento? questo vuol dire sciropparsi (almeno fino a quest'anno) una vita da precario con rinnovo di anno in
anno e farsi anche il culo (la frequenza obbligatoria) in qualche SISS del cavolo per cercare a 40 anni di avere il posto fisso.Ah dimenticavo pagando
ovviamente. Dottorato? altri 3 anni a gratis e poi borse post doc (se uno ha fortuna) a 1000 euro al mese.
Veniamo alla parte che mi riguarda più da vicino:
Matematica: Per quanto ne so io i due grossi settori che prendono dentro sono la scuola e l'informatica,
per la scuola siamo nella stessa situazione dei precari delle altre materie. L'informatica assorbe ancora parecchio, ma il trend si sta esaurendo rapidamente e
soprattutto è un settore in cui la liberalizzazione del mercato del lavoro ha prodotto solo agenzie con contratti a termine che ti sbattono di quà e di
là da qualche cliente.
La tanto decantata leggenda metropolitana del laureato in matematica che va a lavorare in banca, io l'ho vista realizzarsi solo per una studentessa che però prima oltre alla laurea ha fatto anche
un MBA. La mia situazione non è male, faccio il programmatore con un buon stipendio e un contratto a tempo inderteminato ma di matematica ne vedo solo quando
faccio ripetizioni (domanda: da quando in qua gli universitari hanno così tanto bisogno di ripetizioni?), oppure studio per conto mio.
Conosco qualcuno che fa il ricercatore ma con uno stipendio da fame (900/1000 euro netti), e borse che si rinnovano ogni due anni.
Piccola parentesi, quelli che fanno questo percorso di solito possono farsi mantenere da mamma e papà. Tuttavia non mi posso lamentare.
A tutti gli effetti devo dire che il fuggi fuggi generale dalle scientifiche, rivaluta molto la capacità di scelta degli studenti: uno studente uscito mediamente dalle scuole superiori si pone la seguente
domanda perchè dovrebbe sobbarcarsi l'impegno di studiare in facoltà sicuramente più difficili che scienze politiche o scienze della comunicazione per
poi ritrovarmi con un titolo che nel mondo del lavoro ha un'utilità pari a zero?
Dall'altro canto se uno a una qualche aspirazione a frequentare una facoltà scientifica rispondo sempre di provarci comunque, visto che tanto
trovare lavoro è comunque difficile perchè non farsi qualche anno ancora a studiare le cose che piacciono o interessano?
zerocold
@ Zerocold: torno sui chimici visto che li ho citati. Fra aziende alimentari, aziende chimiche e indotto creato dalle varie normative ambientali (test, perizie, ecc.), mi sembra che in Italia le possibilità per loro non manchino.
Ho fatto anche una verifica su Monster.it. Ricerca "laureato chimica": 17 offerte di lavoro. Ricerca "laureato comunicazione": 32 offerte di lavoro. E' una situazione così cattiva?
1) il mondo del lavoro ha bisogno di laureati in materie sceintifiche. I chimici trovano lavoro tutti, e presto. anche i fisici e matematici van via come il pane. dalle università arrivano gli allarmi, ma non solo in quanto preoccupate per sè: è che ovviamente sono l'osservatorio privilegiato.
2) recepire si, valorizzare dipende. però gli studenti bravi che ho visto uscire bene prima o poi hanno trovato tutti un lavoro soddisfacente. Certo spesso all'inizio devi ingoiare stages e contratti strambi, ma quasi tutti i miei studenti laureatisi negli ultimi 5 anni ora hanno un lavoro discreto. l'ulima che ho fatto laureare a fine luglio stamane è venuta a dirmi che ha trovato lavoro, con uno stage semestrale pagato solo a rimborso spese, ma con (dicono) la quasi certezza della assunzione successiva. Quanto spesso sentite di donne che trovano una opportunità dopo un mese dalla laurea?
Guardando al passato recente, i miei compagni di corso bravi,a 40 anni, ormai occupano quasi tutti posizioni piuttosto di rilievo in aziende o enti medio grandi.
3)una laurea scientifica paga, a meno che uno non faccia la coglionata di scegliere la carriera accademica ;)
Scritto da: mucho maas il 04.09.06 11:40Lo leggo oggi sul Corriere e ve lo cito, anche se smentisce in parte il mio commento precedente.
E' che in cuor mio vorrei davvero dare questo consiglio a tutti (facendo la tara dalla realtà):
«Volevo diventare un grafico, mi sono ritrovato a fare lo scienziato. Tenetevi le strade aperte. E se c’è qualcosa che vi affascina, buttatevici, non rinunciate, anche se per gli altri è noiosa» (Harold Kroto, Nobel per la chimica).
Mucho Maas, quello che dici riguardo al punto 3 è vero, ma dovrei dire tragicamente vero...
L'anno prossimo mi laureerò alla specialistica in fisica e andrò a caccia di una borsa di dottorato, in quanto non mi interessa finire in una qualche azienda: non lo troverei stimolante: tuttavia so già per certo che quando lavorerò come ricercatore (diciamo pure assegnista) avrò uno stipendio che mi renderà difficile se non improponibile il formarmi una famiglia per molti anni (ah ovviamente ammesso che resti in Italia), e ormai mi ci sono rassegnato.
Mia cugina (economia) ora lavora in Inghilterra: pagata meglio di quanto lo sarebbe qui.
Comunque, per non divagare: il problema delle materie scientifiche è secondo me duplice.
In primo luogo certamente esiste una questione seria riguardante il "post": non sono tante le persone che intraprendono una facoltà che li porta o a fare la fame nell'ambito della ricerca universitaria oppure a fare controllo qualità in una azienda. Il primo caso è materialmente difficile, il secondo intellettualmente frustrante.
Il secondo problema è il modo in cui la scienza viene presentata in Italia. Ho una maturità classica, e il 99.9% del mio liceo era gente che ti guarda e ti dice: "la matematica/fisica? Per carità, quelli fanno saltare il mondo", "la mate/fisica? per carità, quelle sono cose per pazzi", "ti iscrivi a fisica? Sei un mito è roba per geni, io non sarei in grado", "mate/fisica: che è?" o peggio. Se poi usciamo dall'ambito scolastico, l'ignoranza più crassa raggiunge dimensioni abnormi. E finché le scienze non saranno correttamente presentate alle persone (e una cavolo di pubblicità su un volantino di orientamento a scuola NON è un modo corretto di presentare la cosa), la situazione perdurerà.
Chiedo scusa se ho scritto qualche sproposito o se c'è qualche carenza di passaggi logici, ma è l'una di notte e sono sceso da un aereo tre ore fa...
Non ho dati per rispondere alle prime due domande.
Alla terza potrei dirti:
Perché il laureato di Scienze MMFFNN medio pensa che una società in cui la matematica e le scienze sono parte della cultura comune sia una società migliore. Visto che la speranza di insegnarle decentemente al liceo è stato abbandonata*, si ripiega sull'università.
[* Non so come sia la situazione a Fisica: a Matematica, quelli che escono dal Didattico nel 95% dei casi ne sanno meno di uno studente del primo anno che andrà a fare un altro indirizzo. Poi fanno la Scuola per l'Insegnamento Superiore Secondario (o come diavolo si chiama), dove i corsi sono divisi tra ripasso di quel che avrebbero dovuto fare negli anni precedenti (unica differenza con i corsi universitari: non si può di fatto bocciare nessuno) e corsi pensati per sistemare qualche assistente di pedagogia (che non ha mai messo piede in un'aula di liceo, beninteso, se non come studente).
I pochi eroi che sanno la materia e decidono di andare a insegnarla al liceo, invece, si scontrano con programmi ultra-datati e testi pensati per le capre di cui sopra - i rappresentanti delle case editrici boicottano regolarmente tutti i libri che non presentano la matematica come sfilze di equazioni e la fisica come formulette, mi dicono...]
A margine, ma non troppo, chiosa al commento di Pietro: se sei una ragazza che dice di fare matematica, non dimenticare il sempreverde "Ah, vuoi andare a insegnare al liceo, no?"
Mi interesserebbe capire le risposte standard all'affermazione "Voglio fare filosofia/scienze umanistiche della comunicazione/tecniche erboristiche/scienze del fiore e del verde".
(No, non ho inventato i nomi dei corsi di laurea.)
Scritto da: restodelmondo il 06.09.06 13:05Cara restodelmondo,
la vedo parecchio incazzosa di questi tempi con chi non è scienziato duro e puro, o sbaglio ;-) ?
Botte di snobismo, poi passano. D'altra parte, sono incazzosa anche con chi ha il mito dello scienziato duro e puro. :-P
Tornando al post: per capire il mito del "fai scienza dura e pura che sicuramente sarai bello bravo e desiderato" credo sarebbe interessante capire le reazioni alla proposta di applicarsi a studi umanistici duri e puri, studi umanistici applicati, e studi scientifici iper-applicati.
Poi: i posti di lavoro per i fisici/matematici si creano anche sapendo di cosa sono capaci i fisici/matematici.
Scritto da: restodelmondo il 07.09.06 13:32Non ho capito il senso della tua ultima frase.
Scritto da: marco il 07.09.06 13:35Credo che le possibilità di impiego dei fisici/matematici, università a parte, possano crescere solo se i potenziali datori di lavoro conoscono effettivamente che cosa si insegna in un corso di laurea in matematica/fisica. Quindi il problema che poni nel post è anche (non solo, ma anche) riconducibile a un problema di divulgazione scientifica che vada al di là del "Grandi Scienziati In Camice Bianco Trovano La Formula Dell'Amore Perfetto". ;-)
In questo senso la situazione affrontata dal tuo post è completamente diversa per matematici/fisici e chimici/biologi/scienziati della natura. Dei secondi si sa quali sono i possibili impieghi nel mondo del lavoro: se ho una fabbrica di cosmetici, piuttosto che di medicine, o devo gestire un'oasi naturale non posso che chiamare un chimico, un biologo o un laureato in scienze naturali; matematici e fisici restano legati, nell'immaginario collettivo, al laboratorio universitario e basta.
Forse questa campagna a favore delle lauree scientifiche servirà a far crescere la curiosità delle aziende sui possibili impieghi di un laureato in matematica/fisica; ma c'è anche la possibilità tutt'altro che remota che non cambi nulla. I risultati, comunque, si potrebbero vedere solo tra qualche anno.
Scritto da: restodelmondo il 07.09.06 15:21Grazie, adesso ho capito pure io :-)
Scritto da: marco il 07.09.06 15:32Ecco. Restodelmondo ha espresso bene!
Scritto da: Pietro il 07.09.06 22:24I laureati in materie scientifiche sono addestrati ad analizzare e scomporre problemi. Sono naturalmente orientati a trovare soluzioni e ad essere creativi: tutte le tesi delle facolta' scientifiche sono sperimentali (perche' i prof ci usano come forza lavoro), e li' impari a cavartela, con il software che ti serve, con i dati grezzi che hai in mano, con le conclusioni che ne puoi trarre. E' una signora scuola, rispetto all'ennesima chiosa sulla poesia "a silvia". Ecco perche' i laureati scientifici sono impiegabili dapertutto, letteralmente. La prima generazione di chi ha fatto di Internet il suo lavoro in italia e' composta di geologi, astronomi, fisici, oltre che di parecchi ingegneri e di filosofi. E non mi pare che se la sia cavata male. Poi sono arrivati i markettari, dalla pubblicita'. E dopo ancora quelli delle lauree di comunicazione.
Scritto da: Gionnipeppe il 08.09.06 11:07concordo con quest'ultimo commento di gionnibeppe, infatti pochi anni fa la McKinsey faceva una campagna di reclutamento molto aggressiva verso i neolaureati e i dottorandi di fisica e matematica.
era il 2001 e adesso mi dicono che la situazione e' un po' diversa (devi avere gia' qualche esperienza nel campo, un MB ecc.), probabilmente perche' la situazione economica da allora e' peggiorata e quindi il lusso di avere una persona mentalmente flessibile ma totalmente inesperta, da formarsi in casa, viene accantonato rispetto all'esigenza di avere qualcuno che sa gia' fare il mestiere per cui e' pagato.
comunque, marco, come sicuramente ben sai all'estero, soprattutto nel mondo anglosassone, i laureati nelle "scienze dure" trovano lavoro come il pane (al di fuori della carriera accademica). ci sara' un perche'.
forse in italia la cosa avviene di meno perche' manca la cultura (da parte dei reclutatori) in tal senso; oppure avviene per cio' che ho accennato sopra, ovvero quando l'economia va alla grande ti puoi permettere di assumere qualcuno che non sa fare subito qualcosa ma quando la imparera' avra' un respiro maggiore, ma quando l'economia va meno alla grande non sai cosa fartene.
hint in tal senso: al nord italia i laureati in fisica e matematica trovano lavori non accademici con estrema facilita' in confronto al sud italia. (ok, in sud italia tutti hanno problemi a trovare lavoro, ma ad esempio un ingegnere al sud trova lavoro senza troppi patemi.)
un commento all'accenno di zerocold:
"fa il ricercatore ma con uno stipendio da fame (900/1000 euro netti), e borse che si rinnovano ogni due anni.
Piccola parentesi, quelli che fanno questo percorso di solito possono farsi mantenere da mamma e papà."
immagino tu viva al nord, probabilmente in una grande citta'.
altrove, soprattutto al sud, 900-1000 euro netti mensili sono un ottimo stipendio, tanto piu' per un under-30.
anche in una grande citta' e' comunque sufficiente per pagarsi un affitto e del cibo, e personalmente avendo vissuto situazioni ben peggiori (cioe' vivere con 1000 euro al mese in SVIZZERA, esperienza di cui parlai qua: http://psycho.asphalto.org/scarpe.html) non ho molta empatia verso chi si lamenta di questo livello di trattamento economico.
(prevengo chi commentera' "eh, ma se tieni famiglia hai molte piu' spese": 1000 euro e' lo stipendio medio italiano, e probabilmente lo stipendio medio dei trentenni e' molto piu' basso; e se la maggior parte degli italiani sono capaci di avere figli e sopravvivere in tali condizioni, credo ne sia capace anche una persona con una laurea. o laurearsi diminuisce le capacita' di adattazione?)
nella mia esperienza: cio' che devasta non e' il trattamento economico, ma la precarieta'.
chi, come dici tu, non ha dietro mamma e papa' ragionevolmente benestanti, vive con molta piu' angoscia di chi ce li ha il fatto di non sapere se l'anno successivo sara' pagato.
comunque, un argomento per *diminuire* il numero di laureati in materie scientifiche, prima che sia troppo tardi:
(...) Viviamo su un'isola di beata ignoranza posta al centro di neri oceani di infinito, e non era scritto che dovessimo attraversarli. Le scienze, tese come sono ciascuna in una direzione particolare, finora non ci hanno arrecato troppo danno; ma un giorno la sintesi di queste distinte conoscenze ci svelera' prospettive talmente terrificanti della realta', e del posto che in essa occupiamo, da renderci pazzi di terrore (...)
[H.P.Lovecraft, "Il richiamo di Cthulhu"]
In altri paesi (USA, Inghilterra, Germania sono gli esempi che conosco) i laureati in matematica/fisica trovano lavoro nella finanza e in grandi aziende che fanno ricerca tipo Mercedes o Bell. NB: anche matematici e fisici puri trovano lavoro per fare ricerca applicata. E, pure in Italia, trovano posto alla McKinsey.
rdm: non spariamo sulla croce rossa=indirizzo didattico. In sedi meno puzzalnaso delle nostre ci sono studenti (spesso ma non sempre studentesse) del didattico molto bravi, perché i corsi sono più o meno gli stessi per tutti e nessuno si scandalizza se un@ student@ brav@ sceglie quell'indirizzo.
Scritto da: prosaica il 10.09.06 17:07riguardo a quanto dice il dr psycho.
Il mio non voleva essere un lamentarsi del brodo troppo grasso.
Quello su cui voglio porre l'accento (e mi sembra che molti discorsi a parte non si sia fatto) è che 900/1000 euro al mese sono comunque pochi
se si guarda ai livelli economici che le stesse figure professionali prendono negli altri paesi.
Per quanto mi riguarda effettivamente sono del Nord e in una zona anche piuttosto benestante, che fa sempre pesare il fatto che con una terza media
e una partita iva si guadagna il doppio di quello che prende un borsista.
Non credo che il futuro di queste laureee sarà roseo finchè qualcuno non toccherà effettivamente due argomenti importanti: i soldi e la continuità.
Lo dimostra il fatto che lauree come scienze della comunicazione che possono esibire come possibilità di occupazione
un livello dirigenziale, con stipendio in linea, attraggono sempre di più gli studenti.
Io ribadisco non mi lamento affatto di quello che faccio, ma a tutti gli effetti se dovessi fare il ricercatore e guardassi solo il lato economico
mi domanderei se prendere più o meno la stessa cifra di un operaio specializzato, dopo aver studiato tanto mi gratificherebbe abbastanza.
Personalmente penso che se le prospettive occupazionali di un laureato in matematica fossero le stesse di un quadro, improvvisamente ci
troveremmo con lauree in matematica strapiene di studenti, il che genererebbe di riflusso un aumento della domanda di docenza.
Questo non avviene, perchè per il momento le aziende continuano a ritenere, per la cultura generale, un matematico o un fisico, come semplicemente
un topo di biblioteca che ha passato anni a studiare ie uno "sfigato", non come una persona che può apportare un contributo. Questa mentalità non si cambia certo
dall'oggi al domani, ma sicuramente un cambio di direzione sarebbe auspicabile in questo senso.
Massimo rispetto comunque per quanti fra mille difficoltà economiche continuano la loro attività di ricerca in questo paese.
In sedi meno puzzalnaso delle nostre ci sono studenti (spesso ma non sempre studentesse) del didattico molto bravi
Ne sono felice.
(Nel caso in cui non fosse chiaro, provo per chi riesce a insegnare alle scuole medie inferiori e superiori lo stesso tipo di ammirazione che ho per i chirurghi e i medici di pronto soccorso. Semplicemente, ho racconti pochissimo incoraggianti sullo stato della cultura matematica del professore medio - racconti provenenienti da un campione se non statisticamente significativo sicuramente più che aneddotico - detta brutale, ho una madre che fa quel mestiere e collabora con una SISS.)
Scritto da: restodelmondo il 11.09.06 14:44tutto chiaro, zerocold.
e si', il problema e' strutturale e ben piu' agganciato al resto dell'economia di quanto normalmente non si creda.
gia' hai accennato tu di passaggio alla cosa, comunque e' vero che all'estero a parita' di mansioni si guadagna anche il doppio o triplo (lo so bene perche' sono passato dal sistema accademico italiano a un sistema accademico straniero, e nella fase di ricerca della sistemazione ho potuto annusare un po' come vanno le cose in altre nazioni ancora).
va pero' detto che in generale anche lo scienziato che lavora nel settore privato, all'estero, a parita' di lavoro guadagna molto piu' che in italia. e che la regola universale (a meno di eccezioni che non conosco) e' che, in ogni nazione, chi lavora nel privato guadagna di piu' che chi lavora nel sistema accademico, a parita' di impegno e di titoli.
siccome io non credo che si tratti *solo* di "ottusita' dei governanti", o di problemi di mentalita' della popolazione (sebbene entro qualche misura questi fattori pesino, e forse neanche poco), mi chiedo se ci siano motivazioni "serie" che spieghino tutto cio'. una che mi viene in mente e' che la differenza di retribuzione sia ripagata da altri vantaggi per chi sceglie il settore pubblico. non ho esperienza diretta del settore privato quindi rischio di parlare per luoghi comuni, comunque credo che (in media) la ricerca piu' accademica sia piu' libera, e di conseguenza piu' gratificante di gran parte di cio' che il settore privato puo' offrire.
questo spiega tra l'altro vari apparenti "masochismi" di chi sceglie una carriera accademica. non si vive di solo pane e le motivazioni non sono mai solo monetarie (una motivazione altrettanto poco nobile del denaro e' spesso, ad esempio, la vanagloria...)
Anche a me la cosa che si guadagni più nel privato che nel settore accademico non scandalizza.
Rimane il fatto che anche il settore accademico deve garantire un minimo per rendere la carriera accademica accessibile non solo ai pauperisti o a chi è ricco di famiglia.
Effettivamente Pysco la ricerca accademica è più libera di quella nel mondo del lavoro.
E' altrettanto evidente però che se qualcuno investe dei soldi su di te , come privato,
si aspetta che questo investimento
frutti in qualche maniera diretta o indiretta. Mentre l'entità apersonale che chiamiamo stato
si aspetta che se i tuoi titoli ti qualificano, comunque al massimo insegnerai e quindi il problema di cosa far ricercare non si pone. Devo dire che questo (particolarmente in Italia) ha prodotto anche delle colossali stupidaggini. Tipo professori che organizzavano corsi di cinemetografia erotica, e che quindi nel mio immaginario si chiudevano in studio a guardarsi film soft-core per ore. Mentre per esempio nel mio campo se un matematico riesce a trovare un metodo, e cito casi reali, di analisi statistica che permette di individuare statisticamente le frodi assicurative, facendo recuperare ad una agenzia dei soldi che altrimenti sarebbero persi, io questo tizio lo pagherei più che bene per restare
ad occuparsi del problema, ma mi guarderei bene dal tenerlo se un giorno decidesse di occuparsi di teoria delle categorie.
Secondo me una certa mentalità da azienda comunque non farebbe male all'interno dell'ambito accademico. E non dico tanto di introdurre la terribile formula del "publish or perish" all'americana, quando di cominciare a chiedere
alle persone (personale docente in particolare) di rendere un pò conto del loro lavoro.
Visto che comunque in azienda io devo rendere conto del mio operato, non vedo perché una volta che uno diventa professore ordinario, debba essere esentato da tale obbligo.
In ultima analisi penso che uno a favore di meno soldi effettivamente possa scegliere la carriera accademica rispetto a quella nel mondo del lavoro per la libertà di orari e del fatto che non si debba poi rispondere a qualcuno del proprio operato. Oppure banalmente, perchè il papà era professore universitario e quindi ha organizzato il concorso per farti assegnare il posto. Come ha giustamente fatto notare una delle poche inchieste giornalistiche serie sull'università dell'ultimo anno. Opps riporto il link all'articolo (http://www.repubblica.it/2005/c/sezioni/scuola_e_universita/famibari/famibari/famibari.html).
Questo si legerebbe anche al discorso della meritocrazia ma qui veramente andiamo su un terreno scabroso che non voglio
affrontare. Con il sistema attuale che ci ritroviamo comunque malgrado le promesse dell'attuale governo trovo veramente difficoltoso pensare ad un vero ammodernamento dell'università e a delle serie collaborazioni fra università e privati. E comunque a fronte di riforme serie penso che l'italico spirito del "tengo famiglia" e "tarallucci e vino" verrebbe comunque e sempre fuori. Sempre a titolo di esempio non ho mai capito perché lo stipendio di un professore non tenga conto ad esempio dell'età, e perché il mio esame di meccanica razionale lo abbia dovuto fare con un professore ottantenne, su appunti scritti
da lui 40 anni fa. Se è vero che le capacità matematiche per i maschi non vanno oltre una certa età non vedo perchè non tenerne conto in una eventuale retribuzione.
Ancora adesso mi dicono che gli appunti su teoria della misura del mio vecchio professore di analisi matematica, sono ancora le fotocopie di quelli scritti da lui a mano che utilizzavo 10 anni fa. Perchè nella misura dello stipendio di un professore non entra per esempio il suo livello di informatizzazione e la sua capacità di rendere fruibile il suo lavoro?.
Perchè a me privato è chiesto di aggiornarmi continuamente e a costoro non viene chiesta la stessa cosa?
Non voglio dire che è tutto sbagliato, anzi una certa mentalità del fancazzismo ozioso per stimolare lo spirito e le idee mi piace e la approvo in pieno.
Personalmente le pensate migliori le ho sempre trovate nei miei momenti di relax nei quali sono libero di pensare senza alcuna costrizione o scadenza. Forse una buona soluzione sarebbe di riproporre in televisione quel "viaggio all'interno dell'università" di Paolo rossi (92?) per rendersi veramente conto di come è lo stato delle nostre accademie.
zerocold
Buon giorno/sera a tutti.
Sono Alfredo Rossi, mio malgrado chimico. Leggevo le domande poste. Che senso ha oggi iscriversi ad una facoltà scientifica, es. chimica? Per un laureato in materie scientifiche è molto difficile trovare un impiego e quand'anche lo si trova è molto mal retribuito; ho sostenuto diversi colloqui nei quali mi si prospettavano "favolosi" stipendi da 400 - 600 euro lordi mensili! Altre volte, solo rimborso spese ridicoli, neanche si fosse il garzone del salumiere. Prima di spingere la gente ad iscriversi all'università sarebbe più che giusto informare i giovani delle difficoltà che si incontreranno dopo. L'essere in pochi, non significa essere molto ricercati in ambito lavorativo.
Una facoltà umanistica quale lo può essere giurisprudenza, raccoglierà sempre un numero enorme di iscritti; anche se di avvocati ce ne saranno in giro milioni, è pur vero che liti, cause, divorzi ecc ce ne saranno sempre quindi bene o male lavorano tutti. Inoltre si possono "riciclare" in altre attività cosa che un chimico o un fisico non può fare. Per non parlare dela libera professione; un avvocato in pratica intasca soldi senza emettere fattura!
Alla fine, può valere la pena fare il chimico o simili se già in famiglia c'è chi possedendo un'attività possa avviare alla professioe, altrimenti crearsi dal nulla significa solo fare tanti buchi nell'acqua e relegarsi ad una vita infelice e poco gratificante.
Alfredo, se è lecito chiedere, quanto tempo fa ti sei laureato ?
Così, giusto per inquadrare la tua situazione in un minimo di quadro temporale.
Ciao a tutti, alla fine del Luglio scorso sono riuscita finalmente a laurearmi in Astrofisica, col massimo dei voti.
Adesso sto studiando per i concorsi di dottorato e viste le cose in Italia, non so se augurarmi di riuscire ad entrare... In molti mi dicono "devi andare all'estero", come fosse l'ennesimo esame di una laurea in Fisica, ma poi sento dire che anche all'estero i ricercatopri se la passano maluccio... Intanto sento parlare delle Scuole di Specializzazione in Fisica Medica (altri 4 anni!), mi dicono che la professione di Fisico Medico sia molto richiesta, ma non ho visto bandi in giro. Le pubblicità mi parlano di Master Ambientali che preparano professionisti nel campo dell'inquinamento e.m., ma non ho mai trovato richieste di "fisici ambientali". Così resto con mille dubbi, non so che fare e disinteressata al momento a riciclarmi come programmatore, forse finirò per sprecare il potenziale di una laurea in Fisica a fare lezioni in scuole private... Consigli?
Faccio il fisico medico e se ti interessa posso dirti la mia sulla situazione dei fisici medici in Italia e altrove.
In breve, sappi che se vuoi trovare qualcosa di un minimo stimolante professionalmente devi essere disposta a girare. Probabilmente avrai già fatto i tuoi conti, comunque non aspettarti un posto da fisico in ospedale prima di almeno 6 anni.
Detto questo, non ho capito se c'è qualcosa che ti piacerebbe davvero fare in ambito fisico o se al momento la priorità assoluta è trovare uno stipendio.
Mi piacerebbe fare un qualsiasi lavoro abbia a che fare con la Fisica ed ho comunque necessità di uno straccio di stipendio per non farmi campare ancora da mamma e papà.;-)
La Specializzazione in Fisica Medica viene retribuita, è come il dottorato?
Faccio una proposta al Governo: conversione di una laurea in Fisica o in Matematica in una laurea in Ingegneria (anche Gestionale) con un anno di esami tecnici.
In teoria è retribuita con una borsa sugli 800 euro al mese, in pratica so di alcune scuole che bandiscono più posti di quelli che riescono a finanziare, e qualcuno rimane senza borsa.
Trovo la cosa molto scorretta, ma così è.
Se mi scrivi in privato vedo di darti qualche informazione più dettagliata. L'indirizzo email è all'inizio della colonna destra del blog.
Fisica78, per quanto ne so, purtroppo per loro non ci sono ministri che leggano questo blog, per cui dovrai trovare altri canali per fare arrivare la tua proposta nei luoghi opportuni :-).
Detto questo, non vedo i vantaggi evidenti di questa conversione. Me li puoi spiegare?
Un commento dagli Stati Uniti,
qui ci sono ancora molte ditte e universita' che assumono fisici e li pagano bene (dottorandi circa 1500 dollari mensili , borsisti circa 2800 e posti piu avanzati > 3000). Studiare Fisica e' ancora una scelta molto valida se uno e disposto a venire qui.
in bocca al lupo a tutti i neo laureandi.
Un commento dagli Stati Uniti,
qui ci sono ancora molte ditte e universita' che assumono fisici e li pagano bene (dottorandi circa 1500 dollari mensili , borsisti circa 2800 e posti piu avanzati > 3000). Studiare Fisica e' ancora una scelta molto valida se uno e disposto a venire qui.
in bocca al lupo a tutti i neo laureandi.
Caro Michele, fammi sapere come potrei emigrare da questo paese ("senza futuro", per un fisico).
A me piacerebbe scappare da qua, mi sto convertendo in programmatore, da fisico della materia (tesi sui semiconduttori) e "masterizzato in bioinformatica", ma non so come fare. Forse avrei dovuto restare in università e cercare di andar via attraverso un dottorato. Per trovare un posto di lavoro all'estero, non credo bastino solo titoli di studio. E' per questo che ho scelto l'informatica e la programmazione.
Hai consigli da darmi?
Ciao.
Gianluca, ovviamente non riesco a consigliarti qualcosa che funzionerà sicuramente, ma posso dirti che nel mio caso è bastato mandare il CV in risposta ad un job posting e nel giro di due settimane sono stato invitato ad Amsterdam per un' intervista. Per l' Italia, questo è un evento a probabilità praticamente zero, per il resto del mondo è una cosa più normale.
Buona fortuna :-)
Sono uno studente iscritto a ingegneria e ho patito molto perchè non ho potuto iscrivermi alla facoltà di fisica proprio in quanto non offre particolari possibilità lavorative future.Nonostante la mia forte passione per la fisica ,quindi, ho dovuto rinunciarvi per motivi esclusivamente pratici.
A mio parere lo Stato dovrebbe stanziare piu' fondi per la ricerca universitaria, soprattutto scientifica, e adoperarsi affinchè il mondo del lavoro sia in grado di ricevere anche gli scienziati.Spero che nei prossimi anni la situazione migliorerà e centinaia di giovani potranno realizzarsi seguendo la propria passione scientifica e sapendo che nel domani c'è un bel lavoro che li attende.
Ti ringrazio Michele. Il tuo caso mi conforta nel sapere che per riuscire a trovare un lavoro all'estero non sia necessario, per forza, "tentare" la carriera universitaria di dottorato/borsista. Proverò a seguire il tuo consiglio, anche se in genere non ho molta fiducia nei "recruitment site" (vista l'esperienza con quelli italiani...), sperando di avere maggiore fortuna in futuro.
Ciao.
Confermo il consiglio di andare all'estero.
Io e la mia fidanzata ci siamo sposati e abbiamo lasciato il bel paese. Ora io guadagno 5000 euro netti al mese per un lavoro da sviluppatore software e a mia mogle è stato offerto un dottorato (in materie umanistiche) da una università prestigiosa. Non siamo dei geni, abbiamo semplicemente messo tutto sul piatto della bilancia e scelto a che cosa rinunciare. E quando te lo puoi permettere economicamente l'aereo ti fa tornare in italia da qualunque parte d'europa in meno di due ore: è come trasferirsi in un'altra regione (a parte il cibo e la lingua).
Ciao a tutti,
seguendo un link del drpsycho ho trovato quest'interessante discussione
Politici e stampa parlano tanto della nostra carenza di laureati
1. perché è vero rispetto alle statistiche europee
2. perché sta bene metterlo nel programma: non offende nessuno ed è meno scabroso di decidere chessò, di usare i soldi pubblici per diminuire le tasse o alzare le pensioni
3. perché le aziende sono assolutamente d'accordo: ci sono un 10% di lavori che un ingegnere sa fare e un perito no, nel restante 90% l'ingegnere potrebbe essere un pochino più produttivo. Se avessi tanti ingegneri quanti periti - guarda che bello - potrei scegliere il laureato senza pagarlo di più.
4. in linea di principio, un laureato (in senso lato) è un beneficio per tutta la società. Avere un numero maggiore di persone in grado di leggere documenti complessi o seguire procedure articolate aumenta la produttività del sistema nel suo complesso. Così dicono gli economisti, almeno.
Il problema, come avete giustamente sottolineato, è chi paga. Chi paga questi 5 anni (o 3 adesso) di studio in più? Se ho molto più probabilità di arricchirmi facendo il piastrellista con la 3a media che il fisico nucleare, la scelta sarà ovviamente polarizzata verso il piastrellista. Con buona pace di tutto il sistema.
Scritto da: mfd il 21.06.07 15:08ciao a tutti,
ho finito il liceo e sono indecisa tra la facoltà di ingegneria dell'ambiente e chimica. Mi piacciono entrambe e non punto tanto ad un alto stipendio quanto a trovare un lavoro che mi piaccia, ma non so quale dei due mi dia più sbocchi professionali. Datemi un consiglio, grazie.