17.04.06

Anno di grazia 1979

Le elezioni son passate, del nuovo governo per ora nessuna traccia, per cui tocca discutere di se e di ma oppure tornare ai post di nicchia che leggono in tre.
La seconda che ho detto.

Vagando alla ricerca di materiale sulla fisica dell' imaging medico (tre ore di lezione domani su un argomento che non è esattamente il mio pane quotidiano), mi sono imbattuto nella lezione del Nobel di Hounsfield.
Per chi non lo sapesse (ovvero per la stragrande maggioranza della popolazione mondiale), Sir Godfrey Hounsfield è un ingegnere della EMI che vinse il premio Nobel in medicina per aver 'inventato' la TAC. Mentre altri dovettero aspettare decenni dall' invenzione al Nobel, il buon Hounsfield tirò fuori la TAC agli inizi dei '70 e già nel 1979 si metteva il frac e andava a Stoccolma.

La lezione è interessante, non fosse altro perchè parla di di scienza in modo accessibile a molti. Inoltre, a differenza di quanto mi sarei aspettato, Hounsfield focalizza gli esempi di applicazione della TAC non tanto sulla diagnostica ma sulla terapia, identificandola come strumento per localizzare tumori e tessuti sani e permettere il calcolo della dose in radioterapia, del quale fornisce esempi dettagliati. Tutto questo nel 1979, i.e. almeno 15-20 anni prima che la radioterapia fosse effettivamente basata su dati TAC nella maggior parte dei centri della parte ricca del mondo.
L'ultima parte della relazione di Hounsfield è addirittura dedicata all' imaging con Risonanza Magnetica, che solo da qualche anno è uno strumento di relativa routine in radiologia.

Il discorso di Hounsfield propone quindi un esempio comprensibile ai più di quanto tempo (e fatica, e soldi) siano necessari perchè un' innovazione dimostrata in linea di principio diventi prodotto industriale su larga scala.
Questo sfasamento tra ricerca ed industrializzazione andrebbe ricordato tutte le volte che si enfatizza (giustamente) la necessità di investire in ricerca per risollevare l' economia di un paese. Non che investire in ricerca sia inutile, non fraintendetemi, ma è chiaro che o si investe per ottenere idee e venderle, oppure, se si vuole mettere su una realtà industriale, bisogna spendere due volte, una volta per ottenere risultati e la seconda per farne un prodotto vendibile e, sperabilmente, vedere qualche soldo. Non che il fatto costituisca di per sè un problema, ma tocca ricordarsene, politici ed opinione pubblica, per fare i conti giusti e per non aspettarsi risultati nel giro di qualche mese, o di mezza legislatura.
Così scrisse Marco il 17.04.06 22:00

Commenti

credo che investire nella ricerca sia un investimento a lungo termine. proprio per lo sfasamento tra ricerca e industrializzazione di cui parli nel post, e temo che proprio per questo motivo nessuno abbia voglia di farlo seriamente. mi sembra che il pensare comune vada verso il riempimento immediato del portafoglio.

grazie per il link, me lo leggero' al piu' presto. non e' che poi puoi girarmi anche il materiale della lezione che farai?... che' le tue slides sono sempre molto interessanti.

ciao e buon lavoro
Tiziana

Scritto da: il 18.04.06 07:28

Tiziana, troppo buona.
In realtà, trattandosi di una lezione (anzi di due, la seconda la settimana prossima) su cose che ho studiato ma con le quali non ho lavorato da vicino, ho tirato fuori una presentazione quadratica media molto più di quantità che di qualità.
Detto questo, allungo più che volentieri le slides a te e a chi fosse interessato, se solo mi dite come recapitarvi 13 Mb o giù di lì.

Scritto da: marco il 18.04.06 14:15

il mail non va bene? solito nome e cognome @gmail.
va benissimo una presentazione quadratica media... giusto per farsi una conoscenza quadratica media.

Scritto da: tiziana il 18.04.06 16:50

Per chi conosce tutta la storia della TAC c'è da dire: we all live in a yellow submarine, yellow submarine, yellow submarine!

Scritto da: Fabrizio il 19.04.06 00:59

Tranquillo Fabrizio, la prima slide in cui parlavo di CT aveva la copertina di 'Sergent Pepper's lonely hearts club band'.

Scritto da: marco il 19.04.06 09:46

Da queste parti si finanzia la ricerca. Ciò non toglie che una riflessione come quella di questo post sarebbe devastante nella mia realtà. Chi decide i finanziamenti per la ricerca ha già più di 70 anni e vive nella convinzione che il dottorino in camice bianco che si trastulla con le radiazioni gli fornirà nel giro di un anno al massimo risultati spendibili e commerciabili, ma soprattutto applicabili alla sua vetusta carcassa.
Contrariamente a quanto si pensa, infatti, la generazione del "tutto e subito" non è quella dei 15enni, ma quella dei 75enni. Con la rilevante differenza che sono questi ultimi a tenere il cordone della borsa (alla faccia del 5x1000 che nella fantasia dei più parte dal mod.730 e arriva diretto sotto il microscopio del ricercatore..).
Infine: se proprio si devono citare i Beatles parlando di finanziatori per la ricerca, perchè non usare "Help, I need somebody...".

Scritto da: Silvio il 19.04.06 16:34

da noi tre ore son la norma per una lezione. alcuni se ne beccano anche quattro (o cinque, ma nessuno ha tentato di seguire l'orario ufficiale in quei casi). dev'essere uno spasso, fare quattro ore di lezione, ma mi accontenterei anche di tre.

Scritto da: dementrio il 19.04.06 19:18

Dementrio, le tre ore mi preoccupavano non tanto per gli studenti che dovevano sciropparsele, quanto per me che dovevo preparare abbastanza materiale da riempirle in modo dignitoso ;-)

Scritto da: marco il 19.04.06 19:55

Ma c'entrano i Beatles con la TAC?

Scritto da: restodelmondo il 19.04.06 20:49

ovviamente, se è per questo noi studenti viziati ce ne becchiamo anche 9 ore di fila, ma la vedevo sotto l'ottica dei docenti. è che non so se 3 ore sian tante, praticamente tutti gli universitari extra-politecnico che conosco vanno in scuole private che funzionano con ritmi per me alieni (5 mesi liberi all'anno!) per cui non ho modo di comparare ed ero curioso.

Scritto da: dementrio il 19.04.06 20:54

yep, rdm, e non sono nemmeno troppo loosely joined together
EMI, la casa discografica, aveva fatto un pacco di soldi con i dischi dei Beatles e ne aveva investiti alcuni nella sua sezione che oggi si chiamerebbe dell'elettromedicale.
Com'è, come non è, Hounsfield lavorava nel centro di ricerca EMI, che fu quindi anche la prima casa produttrice di un' apparecchio TAC disponibile commercialmente nel 1971-1972.
Dire che il legame non è troppo tirato per i capelli ;-)

Scritto da: marco il 19.04.06 21:07

Sorry. Quando scrivevo "Da queste parti si finanzia la ricerca" ho dimenticato di dire "dove".
http://www.fondazionecrverona.org/attivita/bandi/index.html

Scritto da: Silvio il 20.04.06 10:10

ciao marco, belli i tuoi post di nicchia (e anche gli scambi di commenti che in genere seguono).

Scritto da: Giorgio il 24.04.06 13:37

Ciao Giorgio, allora i tre lettori dei post sono diventati 4! Wow, incremento secco del 33.33%.

Silvio, appena ho un momento vado a vedere il link. Chi sa mai un giorno o l'altro non torni utile tirar su qualche soldino dalle tue parti :-)

Scritto da: marco il 25.04.06 19:32

:-)

Scritto da: Silvio il 27.04.06 08:38

Mi domando: bisogna per forza vendere tutto?
La ricerca la puó fare solo un soggetto statale pubblico. Un privato non avrebbe mai soldi da spendere cosí...magari un giorno scopriamo qualche cosa...fallirebbe in pochi anni.

La ricerca, poi, non é vendere qualche cosa. Che cosa vorremmo vendere: vaccini? nuove terapie? il solito gene dell'intelligenza che tirano fuori i cognitivisti dall'America?

Da ricercatore posso dire che la scienza pura sta rischiando di scomparire, in cambio di nulla.

Le migliori scoperte scientifiche sono derivate da lavori apparentemente senza commercio o interesse. Dalla penicillina, agli enzimi di taglio del DNA. Pensate a chi ha lavorato al tubo catodico verso la fine dell'800.

Ma la scienza serve non a vendere brevetti, ma a migliorare il livello culturale e sociale di uno stato.

I soldi si fanno in altri modi.

Scritto da: inopera il 02.05.06 16:06
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