15.05.05

In quanto cattolico

Nel suo post riguardo alla discussione sui referendum Luca Sofri scrive:
Capisco il meccanismo, quindi rispetto le perplessità dei cattolici sull’eterologa. Ho detto che le rispetto, non che mi sembrino fondate. Le perplessità basate su una fede, per definizione, non possono essere attaccate razionalmente.
Questa posizione mi sembra dare per scontato non solo che i cattolici abbiano e debbano avere un' unica posizione sulla fecondazione artificiale ma che siano autorizzati a giustificare la loro posizione in base alla sola fede, ottenendo di fatto uno status particolare nella discussione ('E' la mia fede, come fai a criticarla ?').
Riguardo a cosa dovrebbero pensare i cattolici sulla fecondazione artificiale, sarà ovvio ma ricordo che la posizione della Chiesa Romana sul referendum non è una verità di fede. Non c'è nessuna scelta referendaria incompatibile con l'essere cristiano (e ci mancherebbe).
Quel che però mi interessa di più in questo caso è che una persona come Sofri, che a quanto so si professa non credente, dia per scontato ed accettabile che i credenti partecipino ad un dibattito sulla convivenza civile con argomentazioni che riguardano solo la loro fede.
Per quanto mi riguarda, ho un certo fastidio per la premessa 'In quanto cattolico ...' (che in questo caso equivale a 'In quanto ebreo', 'In quanto mussulmano' e via dicendo) perchè, se non opportunamente declinata, è solo la pretesa di uno status speciale nella discussione. Che un credente tenda a cadere in questo atteggiamento è comprensibile, che tutti gli altri lo accettino come normale mi pare strano.
E' secondo me necessario che i credenti di qualsiasi religione capiscano che le convinzioni di fede in quanto tali non sono motivazioni sufficienti per sostenere la propria posizione sul come si regola la convivenza civile.
Per chiarire quel che voglio dire, cito Enzo Bianchi, priore del monastero di Bose, che, intervistato sul significato attuale dell'invito di Dietrich Bonhoeffer a vivere 'etsi deus non daretur', diceva:
Innanzitutto "etsi Deus non daretur" non va tradotto "come se Dio non esistesse" ma "come se Dio non fosse dato". Quando dice che i cristiani devono imparare a vivere "etsi Deus non daretur", non significa che devono vivere "come se Dio non esistesse", cioè non tenendo conto di Dio, non tenendo conto della Rivelazione, ma significa semplicemente che nelle opzioni che i cristiani devono fare nel mondo devono prendersi tutta la responsabilità della storia e non invocare Dio, soprattutto nel dialogo con gli altri.

Faccio una applicazione semplice e mi fermo qui. Se noi abbiamo un problema all’interno della polis italiana e dobbiamo a un certo punto dare a questo tema una soluzione attraverso la legge, pensate quanti problemi ci sono di questo genere, essendo noi una minoranza, dobbiamo renderci conto che dobbiamo entrare nel dibattito con gli altri uomini non cristiani, con altre morali, con altri cammini; e in questo dibattito noi non dovremo portare ragioni teologiche, ma porteremo nel dibattito solo ragioni antropologiche.

Declino un caso, per esser chiaro: se ad esempio lo stato oggi chiede di poter normare il riposo festivo domenicale, noi non sosterremo nel dibattito con gli altri uomini che noi, essendo cristiani, avendo il comandamento di santificare le feste, esigiamo che la domenica sia rispettata. Non ha nessun senso. Se noi abbiamo ragioni antropologiche quali una qualità di vita da salvaguardare, un giorno in cui è necessario che simultaneamente gli uomini riposino per potersi incontrare, perché ci sia comunicazione tra gli uomini, questo dobbiamo portare nell’ambito politico. Non abbiamo ragioni religiose da portare nell’aeropago della società, esse riguardano solo la fede. Questo è imparare a vivere "etsi Deus non daretur", non nel senso che si dimentica Dio o si dimentica il Vangelo o si dimentica la Rivelazione, ma semplicemente che noi prendiamo atto di una responsabilità che con gli altri uomini va giocata, "etsi Deus non daretur", come se Dio non fosse dato.


Così scrisse Marco il 15.05.05 14:18
Commenti

Food for thought -- peccato che arrivi per me poche ore prima dell'aereo per NYC -- e quindi nel momento peggiore per una riflessione seria. Ne riparliamo, ti va?

Scritto da: Angelo il 15.05.05 22:25

Certo che sì.
Ancora auguri, buon viaggio, e a presto.

Scritto da: marco il 15.05.05 23:44

È sempre un piacere leggere questo blog.

Scritto da: restodelmondo il 16.05.05 10:19

una citazione di chiarezza e profondita' ammirevoli. l'esempio del riposo domenicale e' una delle migliori cose sul rapporto tra stato e chiesa che abbia mai letto. grazie, marco.

Scritto da: delio il 16.05.05 12:47

mi piace tanto leggerti cosí.

Scritto da: sara il 16.05.05 14:43

Ho qualche dubbio sull'etsi Deus non daretur. Sulla sua generale applicabilità, intendo. Nel senso che esistono numerosi casi in cui la possibilità di ragionare etsi Deus non daretur viene vista dal non credente, ma non è possibile per il credente. Il caso dei referendum in questione può essere un esempio. E' vero che non c'è in ballo una verità di fede; ma cosa significa discutere di questi argomenti su basi solo antropologiche, come vorrebbe Bonhoeffer? Come se in occidente esistesse un'antropologia assoluta, galleggiante a mezz'aria e slegata da qualsiasi teologia. In particolare, un cattolico, quando ragiona sul piano antropologico, sta già facendo un implicito riferimento teologico (e probabilmente accade lo stesso anche a chi cristiano dice di non essere). Insomma, in certi casi, pretendere dal cristiano che ragioni etsi Deus non daretur significa semplicemente chiedergli di togliersi dai piedi.
Quanto poi all'idea che le convinzioni di fede siano ipso factro irrazionali, beh, è semplicemente sbagliata. Ma mi rendo conto che la responsabilità di questa impressione, più che alla malafede dei non credenti (che pure esiste, anche fra i non credenti ci sono i disonesti), è imputabile all'ancora poco diffusa abitudine e capacità dei credenti di dare ragione della propria fede. Quindi ne taccio.

Scritto da: Leo il 16.05.05 15:21

Leo, sono d'accordo con ambedue le tue osservazioni.
Tradurre in concreto 'etsi Deus non daretur' e' a volte molto complicato, forse in alcuni casi impossibile, ma la discussione sui referendum (e non solo quella) pare non porsi nemmeno il problema che uno sforzo di distinzione tra l'ambito della vita di fede personale e quello della partecipazione alla vita civile debba essere fatto, per cui penso sia giusto rimarcarlo.

Scritto da: marco il 16.05.05 15:38

la citazione è formidabile, ma temo che la chiesa cattolica abba già fatto suo il principio dell'etsi Deus non daretur, ribaltandolo a proprio favore. Da tempo infatti nei loro interventi nella sfera pubblica papi e vescovi non si appellano più a una legge divina, bensì a una non ben specificata "legge naturale" che precederebbe la stessa rivelazione cristiana. L'opposizione della chiesa ad aborto, nozze gay e sperimentazione sugli embrioni viene dunque fatta discendere a questa legge naturale, di cui la chiesa diventa depositaria e interprete. Forse Leo ha ragione, e qualunque antropologia occidentale non può prescindere dalla teologia cristiana; sta di fatto che i laici a questa concezione spesso non sanno opporne un'altra. Ecco che quindi il precetto di Bonhoffer diventa il suo contrario, con l'invito - rivolto dai cattolici e anche da alcuni atei devoti - a comportarsi come se Dio ci fosse davvero. Il post di Sofri mi sembra un buon tentativo di rispondere a questo atteggiamento.

Scritto da: miic il 16.05.05 15:40

Miic, non avevo pensato alla tua intepretazione, che è interessante.
Per mia ignoranza, non mi esprimo sul fatto che in occidente nessuna antropologia possa prescindere dalla teologia cristiana: mi sembra un'affermazione forte ma, lo ripeto, non ho gli strumenti per avvalorarla o contestarla.
Non concordo, infine, con il tuo giudizio sul post di Sofri, che mi è sembrato escludere dalla discussione tra persone intelligenti chi non la pensa come lui, facendolo passare come persona stupida o in malafede.
Troppo facile e, se posso dire, un po' furbetto.

Scritto da: marco il 16.05.05 17:03

Etsi deus non daretur, con l'ovvia distinzione tra il penultimo e l'ultimo, l'accettazione della secolarità e l'uscita dal mito e dall'integralismo.
Tutto ovvio, ma con un amaro retrogusto.
Infatti, se noi assumiamo il contenuto e il senso della nostra tradizione come antitesi di quanto elaborato, che so, da un lato dall’antropologia culturale (che mostra la necessità e inerenza antropologica dell’ultimo per il penultimo) e dall’altro del dogma religioso (che individua contenuti e forme di questa necessità e inerenza), anche se pensiamo di recuperare la realtà (accettata nella sua laico-liberale secolarità, in quanto contrapposta al mito o al dogmatismo), cogliamo questa realtà nei soli aspetti che dal mito e dal dogma stessi la allontanano irreversibilmente.
Non evidenziamo una legittima differenza rispetto al sacro precristiano o ad ogni incarnazione "troppo incarnata" e “medievalistico-controriformistica” del proprium del cristianesimo, ma recepiamo la nostra tradizione in modo del tutto antitradizionale, così discontinuandola.
Non già liberali, ma radicali.
Per non voler essere antagonisti del saeculum (visto che non sappiamo essere protagonisti) finiamo per divenirne cortigiani.
Quale altro può essere l’esito di una posizione che accogliendo acriticamente l’antitesi irreversibile fede/religione (illuminante il lapsus linguae di Enzo Bianchi, troppo facilmente dimentico - in questo caso - del sine dominicum!) e fede/politica, facilmente si rovescia nel suo opposto, il progressismo radicale?
L’esito è un cristianesimo come singolarità del tutto irrelata (anche quando volesse difendere dogmi e riti, ed anche un qualche specifico cristiano in politica), sia rispetto alla Tradizione (anch’essa, a suo modo, mitica e dogmatica, come ci dice l’antropologia culturale), sia rispetto alla Chiesa “reale”che, nella sua lunga e articolata evoluzione omogenea, più o meno larvatamente non può che venir considerata involuzione risacralizzante e integralistica dell’evangelo delle c.d origini.
Se dunque pensiamo di recuperare (con l’etsi deus non daretur) la fede a detrimento della religione e dell’esplicitazione politico-culturale, non otteniamo affatto una fede più pura, ma una sua secolarizzazione, a-ritualizzazione, dis-integrazione, cioè la sua dis-incarnazione.
Un esempio, per finire: il kenotismo violento e vittimistico di un Vattimo.

Scritto da: luigipuddu il 16.05.05 18:15

Luigi, due domande sul tuo commento:
Potresti per favore chiarirmi la questione dell'ultimo e del penultimo e spiegarmi perche' parli di violenza a proposito del kenotismo di Vattimo ?

Scritto da: marco il 17.05.05 09:31

"Etsi deus non daretur". L'assioma è usato molto in questi giorni, sia dall'una che dall'altra parte. Non sono convinto che tutti costoro sappiano di cosa stanno parlando e, perciò, ben venga un post come questo (tradotto significa 'grazie').
Può servire questo link (ma ce ne sono altri) con una sintesi equilibrata http://www.piazzaliberazione.it/la%20storia/pagine/letteratura/monego.htm sul pensiero di Bonhoffer.
Nel merito: questo referendum ha smosso una discussione che in alcuni momenti ha raggiunto livelli qualitativamente alti, in mezzo alla solita caciara mediatica. In tal senso, mi sembra che l'unica fecondazione che ne esce bene e la "fecondazione della mente". Costringersi al dialogo è sicuramente una ginnastica culturale che fa bene alla società. Perciò credo che l'invito ad es. a non andare a votare (diritto sancito dalla Costituzione e posizione legittima) senza apportare motivazioni serie e spendibili, abbia di fatto impoverito questo dialogo, perdendo un'occasione di crescita culturale più unica che rara.
Discutere "etsi deus non daretur" è considerato 'sport estremo' nella chiesa e la prassi (i teo-con insegnano) non va certo in questa direzione. Ciò non toglie che la responsabilità verso gli uomini di cui parla Bianchi, non è cosa che si può buttare, dopo 2000 anni, nella raccolta differenziata.
(Altre e più lucide idee asap).

Scritto da: Silvio il 17.05.05 10:20

marco, che mi beccassi (da delio) l'avevo messo nel conto, ma non così presto! ;-)
il post mi piace, condivido il fastidio per chi parte con "in quanto cristiano/buddista/ebreo/ateo ecc ..." (mi fa comodo, prima di tutto, perché ho qualche difficoltà a classificarmi in questi termini). penso però che, se ne avessi capito davvero il senso, adesso saprei dire se voterai o no e come e ... non lo so.

Scritto da: Giorgio il 17.05.05 22:23

Giorgio, non è che non hai capito (o che non mi sono spiegato bene),
Se e come voterò non è desumibile da questo post, non fosse altro che al momento non ne sono sicuro nemmeno io :)
Quel che volevo annotare con questo post era un'osservazione su come vengono condotte discussioni su argomenti come quello del referendum.

Scritto da: marco il 17.05.05 22:58

x Marco.
La dialettica penultimo-ultimo, corrisponde essenzialmente ad altre più note (eterno-tempo; sacro-profano; fede-religione; natura-grazia, chiesa-mondo etc.), declinata in modo affascinante, ma con una piccola riserva mentale: l’aut-aut protestante, rispetto all’et-et cattolico.
Quanto a Vattimo è uno dei tanti che ci propinano una ideologizzazione anti-bonhoefferiana di Bonhoeffer (che resta credente di fede forte, non debole); ideologizzazione molto diffusa nel cristianesimo c.d. progressista.
Il cristianesimo non avrebbe nulla di "permanente", ma consisterebbe solo nel continuo coattivo aggiornamento-mutamento, perché l'idea stessa di verità sarebbe solo un portato della violenza pagana.
Cristo non sarebbe dunque il Crocifisso-Risorto, né la kenosi la via per la Risurrezione; la Chiesa non sarebbe la forma che Dio stesso ha scelto per comunicarsi fino agli estremi confini del mondo e non vivrebbe di una Presenza, ma di un'attesa verso un futuro sempre rinviato.
In che senso questa posizione è violenta?
Nel senso che volontariamente esclude dal novero delle posizioni legittimate ad essere, proprio quella che Dio stesso ha scelto: per riprendere un’espressione di un suo “amico” (ma più amico della Verità) Giorgio Sgubbi, nega a Dio il diritto di essere quel che è.
Così Vattimo ci invita ad un (luciferino) processo infinito di continua auto-spoliazione, comportante la perfetta mondanizzazione (nella linea radicale) o la continua mediazione (nella linea meno estremista) in sempre più aggiornati valori secondi, comunque sempre quelli del "politicamente corretto".
Inutile dire che la Chiesa (e ogni cristiano, se tale vuole essere) non gli darà mai retta (anzi sospetto che l'obiettivo del card. Ratzinger, quando parlava di relativismo, fosse di denunciare questa deriva vattimista, forma attuale del fumo di Satana penetrato nella casa di Dio).


Scritto da: luigipuddu il 17.05.05 23:44

Grazie Luigi del chiarimento.
Trovo interessante la tua osservazione per cui l'etsi Deus non daretur di Bonhoeffer, considerato a prescindere dalla fede 'forte' di Bonhoeffer, rischia fortemente di essere frainteso.
Quello che mi chiedo, e non e' una domanda retorica, e' se il quadro che tu prospetti di 'deriva vattimista' sia realistico, visti i chiari di luna della Chiesa Romana attuale, che a me sembra andare esattamente nella direzione opposta, di irrigidimento concettuale, se mi si concede l'espressione.
Non so poi, forse lo sai meglio tu, se la posizione di Vattimo davvero 'neghi a Dio di essere quel che e'' o piuttosto non ponga dei dubbi sulla capacita' umana di fare affermazioni su Dio e sulla Verita', il che e' un' altra cosa.

Scritto da: marco il 19.05.05 09:25

Caro Marco,
temo purtroppo che Vattimo voglia dare inizio ad un novum, alla fede in “un Dio debole, un Dio senza divinità”. Come interpretare altrimenti questa dichiarazione: “La Chiesa dovrebbe impoverirsi non solo nei soldi, ma anche nei dogmi”. Una chiesa, cioè, che dicesse “ si siamo credenti, crediamo che c’è un (?) Dio, ma non abbiamo la pretesa di possederlo né attraverso Gesù, né attraverso i dogmi di fede, perchè Dio non si possiede, nè si possiede la Verità e noi abbiamo bisogno della Verità degli altri”.
Ma una chiesa che dicesse questo, non sarebbe più la Chiesa.

Scritto da: luigipuddu il 20.05.05 20:35

Luigi, mi sembra sia chiaro che Vattimo non ha nessuna speranza di dare inizio ad un novum, per cui le sue idee sono *al massimo* pulci nell'orecchio di una Chiesa che sta andando da tutt'altra parte.
Per inciso, so che e' un' affermazione talmente generica da essere quasi senza significato, ma una Chiesa che si impoverisse nei dogmi io non la vedrei malissimo, o perlomeno sarei molto curioso di vedere una Chiesa che accetta la liceita' di una richiesta del genere.

Scritto da: marco il 23.05.05 09:41

Strano, anche azioneparallela ha detto cose simili. Vuol dire che gli eccelsi talora si limitano a fare i "celsi".

Scritto da: luigipuddu il 25.05.05 00:23

Non ho letto azioneparallela, e quindi probabilmente mi sto perdendo dei pezzi, pero' mica l'ho capito quel che volevi dire (sorry).

Scritto da: marco il 25.05.05 10:07

Il mio era un elogio all'intelligenza di entrambi, nonostante la pretesa (o spero solo l'ipotesi di lavoro) di fare un "discorso vero" senza Cristo (ecco il "celso" che si annida).
Il riferimento ad Ap è vattelapesca (nei commentidi uno dei tanti post da lui dedicati a Vattimo).

Scritto da: luigipuddu il 26.05.05 07:24

la discussione è molto interessante. a me pare che quando Bonhoffer ci invita vivere con dio senza dio, compia una distinzione importante tra uin dio dei farisei, della potenza altera e lontana, delle soluzione facili nell'obbedienza cieca e un dio incarnato che ha accettato il secolo in quanto è divenuto uomo.
un dio del genere non può accontentarsi del rispetto più o meno condiviso delle sue leggi, perchè i quanto anche uomo conosce i limiti e la forza dell'uomo: il limite della sua incoerenza e dells sue parole e la forza del suo libero arbitrio. se è vero che bonhoffer voleva sganciare il cristianesimo dalla religione ciò va inteso nel senso di riagganciare cristo all'uomo inquanto tale e non in quanto religioso.
il tipo religioso è un'invenzione di chiesa, mentre l'uomo titale è una speranza fondata che cristo ha rappresentato in pienezza

Scritto da: enzo musolino il 23.06.05 15:42
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