Essendo l' adroterapia un tipo particolare di radioterapia, prima di entrare nei dettagli della prima occorre spendere qualche parola sulla seconda.
La radioterapia costituisce, insieme alla chirurgia e alla chemioterapia, l' insieme degli strumenti terapeutici più usati al momento nella cura dei tumori.
Questi tre strumenti sono impiegati in combinazioni diverse (solo uno, solo due, tutti e tre) a seconda dei casi. Schematizzando (parecchio, tenetelo a mente), la chemioterapia serve per una terapia sistemica (p.es. minimizzare il rischio di diffusione del tumore in regioni del corpo diverse da quelle in cui si è sviluppato inizialmente) mentre chirurgia e radioterapia sono applicate ad una parte relativamente piccola del corpo, quella in cui il tumore ha cominciato a crescere, e servono soprattutto per ottenere quello che viene chiamato il 'controllo locale'.
L'idea di fondo della radioterapia è causare danni irreparabili al DNA delle cellule tumorali, impedendone così la duplicazione.
Da un punto di vista fisico, l'interazione tra radiazioni e tessuto biologico è esattamente la stessa per tumori e per tessuti sani (ovvero, mettendola sull' antropomofico, le radiazioni 'non sanno' se stanno colpendo una cellula tumorale od una sana) ed i danni da radiazione possono essere tanto gravi per la salute (e la vita) del paziente quanto l'incapacità di curare il tumore. E' quindi necessario trovare dei metodi per massimizzare l'azione delle radiazioni sul tumore e minimizzarla altrove.
I metodi utilizzati sono di tre tipi, che non si escludono a vicenda:
qua si vede la differenza tra un fisico medico e un fisico non medico: l'avessi scritto io, la Curva di Bragg sarebbe comparsa al secondo rigo. (mentre invece qui, estrapolando, mi sa che se comparira' sara' verso la nona puntata...)
Scritto da: dr.psycho il 21.03.05 21:04(a beneficio degli altri lettori: il commento qui sopra e' un complimento.)
Scritto da: dr.psycho il 21.03.05 21:05"Immaginate il corpo di un paziente come un oggetto traslucido e la radioterapia come il tentativo di illuminarne una parte interna (il tumore) lasciando il più possibile al buio tutto il resto"
Non si può passare per la quarta dimensione?
(e qui si nota la differenza tra un fisico e un wannabematematico)
Scritto da: Stefano il 21.03.05 21:08oh, dovrei aspettare qualche altra puntata per dirlo, ma sembri bravino.
Scritto da: Giorgio il 21.03.05 21:50ok, sino a questo punto ho capito. in questo momento sono in ricreazione
Scritto da: milton il 22.03.05 08:11"Tu hai visto la Luce?". "Sì! Ho visto la Luce!"
(John Belushi, The Blues Brothers).
Illuminante!
Non ci posso fare niente, ma mi viene in mente Daskalos, un guaritore e maestro cipriano morto qualche anno fa. Compieva quello che chiamiamo miracoli e spiegava una tecnica particolare (tra molto altre da lui adoperate) dove si crea una palla di luce molto intensa viola (se mi ricordo bene) con quale si brucia molto attentamente il tumore, senza daneggiare i tessuti circonstanti.
Ci vuole un po' di doti, insomma. Ma diceva che spesso i cancri così eliminati dopo un po' ritornavano.
> Ma diceva che spesso i cancri così eliminati dopo un po' ritornavano.
ma guarda.
Scritto da: dr.psycho il 24.03.05 22:21Una discussione tra ste e psycho sarà sempre difficilotta ;-)
Il fatto che i cancri ritornino spesso (che poi 'spesso' è una misura spannometrica) non è sempre un discrimine tra tecniche più o meno scientifiche, visto che purtroppo anche le seconde in alcuni casi hanno dei tassi di successo davvero scoraggianti.
Detto questo, ho deciso di fare il fisico medico e non il seguace di Daskalos.
Non si escludono mica le due vie :-)
Il "mondo" di Daskalos (che coincide con quello di Steiner) è stato reso pubblico da un professore della Università di Maine (http://www.ume.maine.edu/~SOC/markides.html).
Mi pare che passiamo un periodo dove sempre più tecniche una volta mentali vengono "modellati" con la tecnica. Come le calcolatrici o le fotocamere che sostituiscono la memoria visiva che una volta s'aveva.