Ogni individuo capace di intendere e di volere ha il diritto/dovere di scegliere sulla propria salute, quindi anche sulle opzioni terapeutiche in caso di malattia.
Questo diritto/dovere implica necessariamente un giudizio, che spesso non riguarda solo l'opzione terapeutica in particolare ma anche la medicina in generale.
Se un paziente privo di strumenti per giudicare le alternative disponibili (e non sto parlando di un troglodita, potrebbe anche essere un bilaureato in chissachè) ha la fortuna o la capacità di trovare un medico tanto competente nel merito quanto capace di interagire con le persone, ha la speranza di arrivare ad una decisione il più possibile rispettosa sia della propria visione della vita sia di quanto è tecnicamente possibile.
Se questo non capita, e non si tratta di una probabilità remota, il paziente continuera' ad avere l'esigenza di decidere e tenderà ad orientarsi non solo (o non tanto) sulla base di valutazioni specifiche, che non ha o ha in parte minima, ma a seconda della sua visione complessiva della medicina, che sarà a sua volta determinata dalla sua visione della vita, non importa se implicita o esplicita.
Dire che uno non puo' avere un parere medico a meno che non sia tecnicamente informato vuol dire che la maggior parte delle persone deve lasciare la decisione sulla sua salute in mano ad altri.
Questa puo' essere una scelta, ma non puo' essere un obbligo.
Tra l'altro, la scelta di un percorso terapeutico e' spesso uno di quei problemi in cui la decisione non riguarda solo la selezione di un 'prodotto' che funziona e che una volta scelto mi risolve il malanno, ma anche una sorta di impegno a far si' che quel 'prodotto' (che in realtà è un processo) funzioni, il che e' parecchio diverso. In questioni del genere, la componente tecnica e' una, ma non e' l'unica e a volte nemmeno la piu' importante.
E' quindi a mio avviso sacrosanto, per tornare all'argomento iniziale della discussione, decidere in base a giudizi sintetici piuttosto che analitici, piu' attenti al contesto che allo specifico, non fosse altro che in alcune circostanze sono gli unici giudizi che si e' grado di proferire.
Così scrisse Marco il 09.03.05 08:45
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confesso che solo ora capisco che avevo frainteso quella frase.
E' peraltro probabile che nel contesto di quel post la frase fosse equivoca.
In ogni caso il tuo commento mi ha permesso di mettere a fuoco qualche idea, anche se ci ho messo un po'.
non so come cominciava la discussione, ma permettimi una curiosità: hai riflettutto sul ruolo della fiducia? in ogni caso ti ci devi confrontare. a me non piace essere investita della fiducia, ma talvolta lo devo accettare, e così mi sono resa conto che lo accetto comunque, perchè anche quando fornisco le spiegazioni più complete, e lo faccio sempre, il fatto di credere a me oppure alla maga del quartiere che legge il piattino con l'olio è una questione di fiducia. La tecnica, la tecnologia, la medicina, tutto ciò in cui occupiamo il nostro tempo, la nostra vita, hanno in realtà una importanza ed un ruolo limitato, limitatissimo nella vita della stragrande maggioranza degli uomini/donne/bambini. Temo, personalmente, di dover ripartire da questo stato di incertezza. E la fiducia ne fa parte in maniera preponderante. Un peso, quello della fiducia altrui, che bisogna accettare anche quando cerchiamo di minimizzarlo riconsegnando l'altro peso, quello della decisione, il diritto della decisione, al paziente.
Scritto da: cecilia il 10.03.05 10:08cecilia,
per me la fiducia e' il fattore che fa la differenza, e come dici tu, e' qualcosa che funziona se tanto il medico quanto il paziente accettano di portarne il peso.
Per il paziente si tratta di accettare che molta parte delle cose che decide di fare o non fare sono dovute alla fiducia nel medico, per il medico c'e' la necessita' di non tirarsi indietro quando il paziente, chiedendo di potersi fidare, gli mette di fatto un peso addosso.
Per quel che ne posso capire (e tu lo saprai molto meglio di me) mi sembra un equilibrio molto delicato, in cui si vuole evitare sia che il paziente chieda al medico di scegliere per lui o che il medico si chiuda in difesa pensando che comunque non sono affari suoi.
Stare nella relazione con il paziente senza scappare e senza farsene travolgere penso sia una delle cose piu' impegnative che tocchino ad un medico.
L'ultima frase (così come "La giustizia è uguale per tutti", nei tribunali) andrebbe incorniciata e appesa in ogni studio medico.
Viene di fatto riassunto l'intero corso universitario di Etica Sanitaria di qualche anno fa.
Scusate: mi riferivo a: "Stare nella relazione con il paziente senza scappare e senza farsene travolgere penso sia una delle cose piu' impegnative che tocchino ad un medico".
Scritto da: Silvio il 10.03.05 16:03Diciamo anche, ad onor del vero, che a noi non medici non costa un piffero dire queste belle frasi e poi lasciare che siano loro a smazzarsela :-)
Scritto da: marco il 10.03.05 16:57Già.. noi 'non medici' siamo dei brighella :)
Scritto da: Silvio il 10.03.05 17:33comunque, quando si procede con L'adroterapia spiegata al popolo?
Scritto da: dr.psycho il 12.03.05 15:42Nel week end conto di cominciare davvero
Scritto da: marco il 12.03.05 16:24