27.01.05

Etty Hillesum, Diario 1941-1943

Chiedete ad un gruppo di persone scelte a caso di leggere i Diari di Etty Hillesum: probabilmente la grande maggioranza non arrivera' all'ultima pagina, una minoranza li amera' molto ed un' altra minoranza rimarra' perplessa.
Io sto tra i perplessi.
Abbastanza perplessi.

Etty Hillesum è un' olandese di origini ebree che ha vissuto ad Amsterdam all'inizio degli anni '40 e che nel '43 è finita prima in un campo di prigionia olandese e poi ad Auschwitz, dove è morta.
La sua vicenda ha più di un parallelo con quella di Anna Frank, con la differenza sostanziale che Etty vive la sua esperienza da adulta e non da adolescente.
I suoi diari, scoperti molto tardi e pubblicati per la prima volta solo negli anni '80, stanno vivendo un periodo di relativa notorietà.

I diari di Etty Hillesum sono di lettura molto difficile perchè raccontano di due aspetti della vita che già da soli sono difficili da digerire per un lettore, figurarsi quando vengono narrati insieme.
Si tratta infatti della storia di una donna che nel giro di due anni vive il cambiamento da una prospettiva del tutto laica all' immersione in un percorso di fede che alcuni definirebbero mistico e che, contemporaneamente, passa da un' esistenza agiata e senza minacce esterne al considerare la propria morte in campo di concentramento come un fatto inevitabile.

Il libro piacera' molto a chi e' in sintonia con una vita di fede che lascia molto spazio all'emotivita' e all'istinto; queste persone troveranno nei Diari un cammino forse invidiabile, anche se fatto di passaggi bruschi ed impossibili da ricostruire.

Chi non concepisce la sensatezza di un percorso di fede radicale tendera' forse a legare i due piani della storia con una relazione di causa-effetto, interpretando la fede come l'unica ancora di salvezza per una donna che ha dovuto in qualche modo reagire di fronte ad una mostruosita' come l'olocausto; questa spiegazione non e' assurda ma a mio avviso semplifica la vicenda perdendone la potenziale ricchezza. Tra l'altro, l'impressione netta che si ricava dalla lettura e' che i due percorsi, quello personale di fede e quello di essere oggetto di una persecuzione sempre più aggressiva, si sviluppino in modo ragionevolmente indipendente e che sia in definitiva la dimensione interiore a determinare l'atteggiamento verso quella esteriore piuttosto che il contrario.

Chi infine, come il sottoscritto, non si scandalizza di fronte ad un' esperienza di fede come quella descritta ma allo stesso tempo ne è del tutto al di fuori e nutre diffidenza verso approcci al mondo molto emotivi, si troverà in mezzo al guado: da una parte non riuscirà a liquidare come assurda una vicenda che trasmette a tratti una sensazione di limpidezza e di profondità assolute, dall'altra non troverà agganci tra quel che legge e la propria esperienza.
La sensazione sara' quella di avere letto un libro che forse ha qualcosa di importante da dirti, ma non sai bene cosa, per cui l'unica opzione e' far lavorare questo dubbio in un angolo della testa e vedere se portera' frutti.
Così scrisse Marco il 27.01.05 23:59 | TrackBack

Commenti

Facevo parte della maggioranza che non l'ha finito. Ma l'effetto era/è quello stesso che descrivi. Ora mi è venuto voglia di rileggerlo, saltando di qua e di là però.

Scritto da: ste il 28.01.05 20:42

ok, non è difficile capirlo: sono nella minoranza che ama il diario di Etty.
E non posso che augurarti che il dubbio lavori molto dentro te. Ma non dentro la testa: pensa con il cuore. (che non vuol dir per forza esser emotivi, se questo ti spaventa)

Scritto da: etty il 30.01.05 23:08

L'esperimento che proponi all'inizio (in questo sei ricercatore fino in fondo) l'ho fatto io. Lavorando in libreria, ho visto persone diversissime arrivare a quello scaffale e tentare "l'impresa Hillesum". Le tre categorie di lettori erano facilmente identificabili al loro ritorno in libreria, anche se ne aggiungerei una quarta, e cioè gli "inquieti", quelli che dopo Etty andavano subito a cercare altri testi con esperienze simili o contrarie. Venendo al nocciolo. Dato che l'approccio emotivo e quello mentale non mi convincono, credo qui siamo difronte ad contenuto 'mistico', che alcuni definiscono "l'intelligenza del cuore". Non è pane per i nostri giorni, anche se Cristina di Bose non sarà daccordo :). I famosi agganci col quotidiano sono ardui da individuare. E tuttavia, ritengo che i 'Diari' scontino la pena di un equivoco di fondo: si leggono per trovare delle risposte (alla fede, all'olocausto, al dolore, alla religione) e alla fine ti restano in mano nuove e più profonde domande. Il passo successivo è decidere cosa farsene di queste domande. L'opzione finale che suggerisci è la stessa che sceglerei io.

Scritto da: Silvio il 31.01.05 10:21

ho da poco finito di leggere i diari di etty hillesum e devo dire che è stata una grande scoperta.la deportazione così non me l'aveva raccontata nessuno!sono entrata nella sua vita di donna e spirituale.Non credo che sia giusto prendere questo libro come una verità assoluta,è un semplice modo altro di vivere!la mente,il pensiero sono liberi,non ancoriamoli con falsi moralismi,etty non l'ha fatto

Scritto da: Daniela il 10.02.05 21:35
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