26.07.04

Le rane di Ste /1.

Come detto oggi, seguo l'esempio di Dr. Psycho e delle sue 'Domeniche della scienza' ed invento qui ed ora i lunedì di Montag per blaterare di cose simili, non nelle vesti dell' Esperto ma in quelle di chi è interessato a certi argomenti, ha letto qualcosa e si sforza di mettere le sue idee in piazza, un po' per puntualizzarle e un po' per trovare stimoli e occasioni di approfondimento da persone con interessi simili.
Insomma, trattasi sempre di weblog.
Comincerò scrivendo di qualcosa che ha a che fare con la medicina e al momento non ho nè l' intenzione nè la capacità di discutere se e quanta intersezione ci sia tra la medicina e la scienza.
Magari se ne fa una puntata apposta, o anche due.
Introduzione finita, passiamo al dunque.

Qualche mese fa il contadino ha scritto qualcosa su cui mi ero promesso di tornare:

Pare purtroppo che molti risultati di questa scienza sono ancora frutti di un metodo come questo: Addestri una rana in modo che salta dal tavolo quando batti le mani. Tagli le gambe, la rana non salta più. Conclusione: Ha gli orecchi alle gambe, quindi non può sentire più il tuo battito e non salta.

Se uno di questi spiega l'origine dell'Alzheimer dicendo che deriva dal fatto che l'umanità (occidentale) ha perso la sua relazione cosciente con la morte, e che quindi la morte come reazione si è quasi dovuto inserire nella vita, questa discorso al contadino torna molto di più che se qualche esponente della scienza scopre le origini dicendo è noto il ruolo della proteina beta-amiloide nella malattia di Alzheimer... e attribuendo le cause alla mancanza di una proteina.
Qui siamo all'esperimento della rana. Alzheimer sparirà da sè quando il nostro rapporto con la morte guarisce, e certamente si trovano o mancano delle sostanze nei cervelli. Nel frattempo si puo' cercare di aiutare gli malati e i familiari con quello che abbiamo in mano, ma il vero lavoro da svolgere è un altro.

Provo a ordinare qualche idea, anche se forse non andro' molto al di la' di precisare il problema.
Di cosa parla Ste ? Di due tentativi per spiegare un fenomeno biologico, nello specifico l'Alzheimer, uno che utilizza una analisi socio-culturale per arrivare all'enunciazione su un singolo individuo (la morte, fatta uscire dalla porta, rientra dalla finestra) e l'altro che cerca di capirlo partendo dal livello subcellulare (la proteina mancante).

Prima precisazione: parto dall'assunto che nessuno dei due approcci abbia lo scopo di dire la Verità o descrivere la Realtà, altrimenti buttiamo a mare almeno un secolo di filosofia; stiamo invece parlando in ambedue i casi di metodi che usano semplificazioni, modelli e ipotesi, il cui valore non sta (necessariamente) nel dire il Vero, ma nel fornire strumenti utili ad affrontare la questione dell'Alzheimer.

Utili rispetto a cosa ?

Qui urge una seconda precisazione: il problema enunciato da Ste finisce nel calderone immenso della questione 'Scopi e metodi della medicina', che e' largamente superiore alle mie possibilita'.
Mi limito a a ricordare quel che sanno tutti, ovvero che la medicina si occupa di problemi che vanno dall'oculistica alla psichiatria e che la spiegazione dei meccanismi biologici di una malattia e' una cosa, l'individuazione di un approccio terapeutico per il singolo paziente e' un'altra cosa e l'impostazione di politiche socio-sanitarie per una popolazione un'altra cosa ancora. Con questo non voglio dire che si tratti di aspetti totalmente slegati, ma che, per semplicita', e' meglio non trattarli tutti insieme.

Argomentazioni come quella presentata da Ste sono spesso usate per contrapporre una medicina 'arida e da laboratorio' (il medico-meccanico), della quale si da' un giudizio negativo, ad una medicina che 'si cura delle persone' (il medico-sciamano), che riceve un giudizio positivo.
Questa contrapposizione, per quanto un po' retorica ed estrema, è portata avanti da chi vorrebbe più umanità da parte dei medici, per quanto questo termine abbia spesso confini vaghi, ed ha a mio avviso una sua ragione d' essere, per quanto sia più la conseguenza di altri problemi che IL problema.
La mia prima osservazione e' che il medico-sciamano, tanto per continuare gli schematismi, non sarebbe così gradito ai pazienti nel momento in cui facesse il suo lavoro fino in fondo. Il pregiudizio positivo verso questo medico mi sembra dato dall'idea di trovarsi di fronte ad una persona che ascolta il paziente, che e' una parte della dinamica tra medico e paziente, poi c'e' l'altra, del medico che parla, e li' non so quante persone gradirebbero il medico-sciamano. Pensate a uno che, invece di prescrirvi un farmaco, viene a girarvi sottosopra la vita e vi chiede, esplicitamente o no, di analizzare il vostro rapporto con la malattia, il dolore e magari la morte. Molti a quel punto preferirebbero il medico-meccanico, che è la concretizzazione nel campo della salute dell'atteggiamento per cui ogni individuo vuole essere sovrano di se stesso in tutto per tutto e non avere persone che interferiscono nei suoi affari personali insegnandogli a vivere. Entro certi limiti, quindi, abbiamo il medico-meccanico perchè è quello che la maggioranza di noi ha chiesto.

Per oggi mi fermo qui, che ce n'è da vendere. La seconda puntata lunedì prossimo.
Così scrisse Marco il 26.07.04 13:32

Commenti

Abbiamo non solo il governo che meritiamo, ma anche la medicina, non c'è dubbio.

Tengo a precisare che è uno dei spiriti della natura che da questa spiegazione per l'alzheimer. Sarebbe il sottofondo spirituale, mentre sul piano materiale si trova quest'e quest'altro di sostanze alterate o mancanti.

E poi: perché si vedono mai i trackback da te? Ci tengo moltissimo, perché sono gli unici che ho ;-)

Scritto da: ste il 26.07.04 23:38

Ste, ho provato adesso a fare un ping 'esplicito' al tuo post, invece di usare la funzione automatica.
A me risulta che abbia funzionato, ma da te non si vede (ancora ?).
Boh.

Scritto da: marco il 27.07.04 09:44

Per la legge del pendolo, che ha il brutto vizio di non trovare un equilibrio e di oscillare sempre da un estremo all'altro, ritroviamo qui chiaramente espresse le due posizioni più distanti nell'approccio al "dolore". A me sembra, per quel poco che ne capisco, che c'è una forte richiesta di umanità da parte del malato e del suo mondo di affetti. Dentro *umanità* ci metto l'ascolto, la chiarezza, la comprensione, ma anche la professionalità e la capacità di valutare diverse possibili cure. Siamo traviati, in questo, dai modelli mediatici tipo "Un medico in famiglia", "la dottoressa Jo" e porcherie simili. Mentre la realtà è ben diversa. E tanto per dare spunti concreti, vorrei che si facesse molto di più per la ricerca medica e al tempo stesso che si insegnasse al futuro medico l'approccio umano al paziente, la relazione d'aiuto, tecniche del linguaggio e cosette così.

Scritto da: Silvio il 27.07.04 15:52

Putroppo al momento ho veramente pochissimo tempo. Più in là dovrei avere modo di contribuire con qualcosa di (spero) sensato.

Scritto da: Pensieri Oziosi il 27.07.04 23:19

Ti aspetto con calma, non fosse altro che anche qui il tempo non abbonda.

Scritto da: marco il 28.07.04 10:23

Niente ping arrivati. Boh.

Scritto da: ste il 28.07.04 17:04

mm, questo è un argomento su cui rifletto molto. penso che scriverò qualcosa in merito sulle radici dell'ozio, ma per il momento vorrei dirti che il livello che manca è quello della sintesi e quell'altro dell'elaborazione filosofica delle conoscenze scientifiche.( Si tratta di miei personalissimi punti di vista, e ci sto ancora pensando, quindi tutto discutibile e da verificare.) La sintesi in medicina oggi è maledettamente difficile perchè necessita di una conoscenza trasversale bestiale, tutti sono degli specialisti e anzi dei superspecialisti e la superspecialistica passa attraverso il livello molecolare, pensa che la mia tesi di laurea vent'anni fa era sui meccanismi post recettoriali, cominciavamo ad avventarci sul livello intracellulare, adesso ci siamo affondati dentro e ci anneghiamo pure. Siamo superspecialisti e non tiriamo più la testa fuori dall'acqua per guardare il mare tutto intero, invece alla gente manca questo, una visione sintetica, che possa relazionarsi con loro. I nostri pazienti parlano di un nodo allo stomaco e noi parliamo del reuptake della serotonina, parlano di singhiozzo e noi stiamo pensando alle via GABAergiche e alla loro inibizione.
Così il paziente erca il medico-sciamano, l'omeopata, il pranoterapeuta, insomma qualcuno che riesca a sintonizzarsi coi suoi livelli di comunicazione.
Questo è già un grosso problema, ma l'altro è ancora maggiore: la parola filosofia è disprezzata dagli scienziati, come se si parlasse di robaccia non dimostrata, vaneggiamenti, gente che blatera di cose che con la scienza non hanno nulla a che vedere, che si trovano sul piano dell'opinabile, mentre noi, ah, noi invece siamo gli unici, veri studiosi e interpreti della realtà in quanto sinonimo di verità, non voglio essere polemica, ma davvero la parola filosofia ci è spesso estranea. Cominciamo a capire che esiste una cosa chiamata bioetica, ma da poco e solo perchè ci hanno costretti, invece la filosofia della medicina è quello che noi dovremmo esplorare. Dovremmo non solo avere delle conoscenze scientifico-meccanico-biochimico-fisico-mediche, ma avere un punto di vista filosofico nel quale organizzarle, o meglio più di uno, visto che non siamo uttti uguali e non vediamo le cose tutti nello stesso modo.
Un saluto a tutti voi. Cecilia

Scritto da: cecilia il 24.08.04 23:42