Per quanto sia un testo non dei piu' leggeri, sia per la mole sia per un argomentare non sempre scorrevole, penso meriti di essere conosciuto almeno nelle sue idee essenziali.
L'approccio di Latour, disponibile anche in piccole dosi in una breve intervista della Fondazione Bassetti (in italiano) o in una lezione tenuta a Darmstadt (in inglese) verte sull'analisi della scienza nel suo farsi (ovvero prima che, usando la sua terminologia, le 'scatole nere' vengano chiuse creando cosi' un 'fatto' nuovo) e sul negare la possibilita' di definire a priori la 'scienza' vs. la 'societa'', essendo le due cose strettamente legate e spesso impossibili da separare.
Latour cerca di delineare un percorso che eviti il realismo assoluto, per cui nella scienza regnerebbero i puri 'fatti' e tutto il resto sono discussioni oziose, e il relativismo assoluto, per cui i fatti sono frutto di una costruzione arbitraria tra le tante possibili; a volte sembra riuscirci, altre non ho capito in quanto le sue posizioni si distacchino da quelle dei relativisti.
Chi per lavoro si trova a districarsi nel mondo delle pubblicazioni scientifiche penso troverà interessante la parte iniziale del libro in cui Latour fa l'autopsia dei meccanismi per i quali il contenuto di un articolo viene promosso, accettato o respinto.
Occupandosi Latour di sociologia, non stupisce che il suo approccio sia molto lontano dai dati sperimentali o. meglio, che non consideri i dati sperimentali un elemento così cruciale se non vengono supportati da una serie di alleanze tra cose e persone che portano un dato o uno studio a diventare un fatto.
Gli esempi usati da Latour sono inoltre abbastanza funzionali alla sua teoria, non riguardando attività scientifiche di base ma territori di confine tra scienza, tecnologia e applicazione su scala industriale (vaccino di Pasteur, motore Diesel, macchina Kodak, etc.).
Con questo non voglio dire che Latour non abbia cose interessanti da dire, anzi, ma penso che il suo consiglio di mettere la 'tecnoscienza' all'interno di un contesto debba essere perseguito con coerenza mettendo il libro stesso di Latour nel contesto di uno studio fatto da una persona con determinati interessi e determinato background che ha prodotto, a mio avviso, un testo utile più agli 'scienziati', a capire quanto le dinamiche del mondo in cui si muovono siano più complesse di quanto piacerebbe pensare che ad un pubblico generico, che troverà una descrizione della scienza a mio avviso troppo slegata dai 'fatti', che saranno anche frutto di interpretazioni, modelli, artefatti, di quel che si vuole, ma che alla fine trovo un po' forzato equiparare ad un trucco retorico come tanti altri.
E non penso questo significhi che sono un realista assoluto.
Così scrisse Marco il 27.04.04 00:05
Rapida lettura dell'articolo che mi convince della mia assoluta ignoranza nella questione. Mai come in questo caso "un bel tacer non fu mai scritto".
Scritto da: Silvio il 27.04.04 14:41ho come l'impressione che la troverei una lettura irritante.
Scritto da: dr.psycho il 01.05.04 14:16Dr. Psycho, dal poco che ti conosco, sono sicuro di sì.
Scritto da: marco il 01.05.04 14:55