Se uno di questi spiega l'origine dell'Alzheimer dicendo che deriva dal fatto che l'umanità (occidentale) ha perso la sua relazione cosciente con la morte e che quindi la morte come reazione si è quasi dovuto inserire nella vita questa discorso al contadino torna molto di più che se qualche esponte della scienza scopre le origini dicendo è noto il ruolo della proteina beta-amiloide nella malattia di Alzheimer... e attribuendo le cause alla mancanza di una proteina. Qui siamo all'esperimento della rana. Alzheimer sparirà da sè quando il nostro rapporto con la morte guarisce, e certamente si trovano o mancano delle sostanze nei cervelli. Nel fratempo si pùo cercare di aiutare gli malati e i familiari con quello che abbiamo in mano, ma il vero lavoro da svolgere è un altro.
Leggendo il post di Ste, giusto ieri, mi chiedevo quale sarebbe stata la reazione di uno che con queste cose ci lavora. La mia posizione (come spesso accade) si pone a metà tra l'ottimismo scientifico ("c'è una spiegazione per tutto") e il ritorno alla natura ("l'energia dell'universo regola tutto"). Ma data la confusione che alberga ormai stabilmente nel mio cervello, non mi dispiacerebbe conoscere la tua opinione in merito.
Scritto da: Silvio il 06.04.04 11:34(detto così al volo): Il ricorso eccessivo al riduzionismo è un problema reale. Ma mi sembra che non ci siano in giro soluzioni vere.
Scritto da: Massimo Morelli il 06.04.04 11:41