16.03.04

Il gene egoista.

Ho comprato 'Il gene egoista' di Richard Dawkins attratto principalmente dal titolo, ormai diventato un modo di dire, e dall'autore, scienziato noto anche per aver proposto tesi molto controverse; non avevo però aspettative precise su quanto avrei letto, a parte quella che mi sarei trovato in totale disaccordo con le tesi dell'autore.
Nonostante questo inizio non proprio ideale, sono contento di essere arrivato fino all'ultima pagina di un libro che merita di essere letto a prescindere dalle convinzioni che ognuno di noi ha, magari sotto forma di idee appena abbozzate, sulle relazioni tra il livello genetico ed il comportamento di organismi complessi o della specie umana.

I difetti maggiori che ho riscontrato, così ce li togliamo subito dai piedi, sono un compiacimento dell'autore per le proprie teorie a volte fastidioso, e la simmetrica scarsissima stima per le opinioni altrui, ed un modo di argomentare ai limiti dell' aprioristico, che in qualche passaggio mi è parso cadere nel ragionamento circolare.
Se il primo difetto è da imputarsi al narcisismo di Dawkins, ed è probabilmente uno dei motivi per cui il 'Il gene egoista' si è attirato critiche feroci, il secondo mi è venuto il dubbio sia un problema tipico delle teorie evoluzionistiche, che si concentrano sulle spiegazioni a posteriori piuttosto che sulle predizioni, per cui rischiano di produrre argomenti del tipo
'Perchè quella specie si è evoluta così ? Perchè questo era l'ottimo da un punto di vista evoluzionistico.
Come fai a sapere che era l'ottimo ? Perchè la specie si è evoluta così'.
Non sono però un esperto di teorie evoluzionistiche, per cui potrei dire una cretinata.

Il libro ruota intorno ad un nucleo di idee che provo qui a sintetizzare:

- Il protagonista del processo di evoluzione non è la specie e, a guardar bene, nemmeno l'individuo, ma il singolo gene (il 'replicatore') o al più un pool di geni.
- Il gene funziona in modo da massimizzare le sue probabilità di sopravvivenza tramite duplicazione. Usando una metafora, potremmo dire che unico vero 'scopo' del gene è duplicarsi, per quanto la parola 'scopo' non si possa applicare ad un gene.
-Gli organismi complessi che compongono l'ambiente che ci circonda non sono altro che 'vettori' del gene, ovvero 'macchine da sopravvivenza', a volte molto complesse, frutto dell'evoluzione del gene che si garantisce la sopravvivenza e la replicazione con meccanismi sempre più raffinati. Non è quindi il DNA che serve all'individuo per riprodursi, ma è l'individuo ad essere uno strumento perchè il gene si possa riprodurre e diffondere.
-Per sua natura il gene è 'egoista', nel senso che non compie azioni che aumentano le probabilità di replicazione di un altro gene a discapito delle proprie. Quello che interpretiamo come altruismo è al più 'egoismo illuminato'.
-I comportamenti a livello individuale e sociale delle specie animali sono guidati dal meccanismo del gene 'egoista'. Ciò non esclude che nella specie umana si possano instaurare atteggiamenti altruistici, che sono però appresi e non innati.

Letti i punti qui sopra, è facile immaginare le accuse dirette a Dawkins: meccanicista, riduzionista, darwinista sociale, e via dicendo.
A questo si aggiunga che Dawkins sembra a volte cercare la rissa; quando applica la sua teoria alle dinamiche tra i sessi, per esempio, dice che il maschio per natura è portato ad avere più partner, dato che il suo investimento di energie in un figlio è minore che per la madre, e che la madre ha due strategie per minimizzare il rischio dell'abbandono, che vengono chiamate della 'gioia domestica' e del 'maschio migliore'.
Per quanto Dawkins si affretti a precisare che 'più naturale' non è sinonimo di 'giusto', sembra un po' che tiri la pietra, facendo affermazioni pericolose da maneggiare e che si prestano a parecchi fraintendimenti, e poi nasconda la mano.
Secondo me, per non finire a tifare pro o contro la teoria del gene egoista, bisogna separarne per quanto possibile la descrizione dei meccanismi dell'evoluzione a livello genetico e la sua estensione al comportamento di una specie, in particolare quella umana. E' inoltre necessario ricordare che più ci si allontana dal livello cellulare più si è inevitabilmente nel campo dell'interpretazione, per quanto Dawkins si sforzi a precisare che esiste una sola spiegazione, ovviamente la sua.

Finchè si rimane al livello di meccanismi abbastanza semplici, e si ricorda che Dawkins usa termini antropomorfici ('il gene che vuole', 'il gene che lotta', etc) per rendere l'argomentazione più fluida, il libro fornisce un punto di vista alternativo e sicuramente interessante all'idea della specie come perno del processo di evoluzione; c'è per esempio una lunga trattazione del 'dilemma del prigioniero' visto in chiave evolutiva che ho trovato molto acuta per come tratta in dettaglio strategie di collaborazione e di egoismo, mostrando come risultino perdenti o vincenti a seconda dall'ambiente in cui si trovano seguendo regole non intuitive.
Un'altra idea che ho trovato originale è quella del fenotipo esteso, che approfondisce l'influenza di un gene non solo sull'organismo che lo ospita ma sull'ambiente in generale.

E' evidente nella seconda parte del libro il tentativo di Dawkins di salvare capra e cavoli descrivendo comportamenti meccanicisti negli animali e attribuendo all'uomo una possibilità di scelta, che però non si capisce bene da dove arrivi. Un tentativo di dare al genere umano uno status speciale è nella teoria del 'meme' (termine che nasce proprio da questo libro), per cui l'uomo tramite la cultura e la circolazione delle idee ha creato un analogo del gene (il meme, appunto), che potenzialmente è in concorrenza con il gene per la sua capacità di diffondersi e replicarsi senza avere bisogno di tempi misurabili in generazioni. Purtroppo la trattazione del meme non è la parte migliore del libro, non fosse altro che per esemplificare le proprietà di un meme Dawkins si intestardisce su argomenti legati a fede e religione, per le quali ha una palese antipatia.

Nonostante questo, 'Il gene egoista' è un libro da leggere perchè suscita più di una riflessione e non necessariamente provoca reazioni estreme di odio/amore, purchè non venga preso come un insieme di regole traslabili tout court dall'ambito cellulare a quello di una società. In più, se siete ignoranti come me del mondo animale, vi stupirete a leggere la descrizione di comportamenti animali molto intricati: le dinamiche sociali dei formicai per esempio, in particolare se viste attraverso la lente del gene egoista, si rivelano di un'ingegnosità e complessità incredibili.

Infine, per andare sul sicuro e tenere alti gli anticorpi contro gli estremi dell'egoismo genetico, appena finito di leggere Dawkins potete compensare con i testi di uno dei suoi principali oppositori, Richard Lewontin. Io sono in dubbio se comprare 'The triple helix', che a occhio potrebbe essere un altro bel mattone, o andare su un libro con un titolo che è un programma: "Biology as Ideology : The Doctrine of DNA".
Così scrisse Marco il 16.03.04 00:01
Commenti

Bel libro. Un altro avversario che puoi leggere è Gould: "la vita meravigliosa":
http://www.cicap.org/articoli/at100563.htm

Scritto da: Massimo Morelli il 16.03.04 00:03

Beh si. Gran libro. Gran, gran libro. :)
Per Massimo: io sto leggendo "il pollice del panda" ;)

Ciao :)

Scritto da: fragile il 16.03.04 10:33

Ottimo post, condiviso completamente.

Scritto da: Andrea Brancale il 29.03.04 11:44

Per farti un'idea più chiara sulla teoria dell'evoluzione consiglio l'Orologiaio cieco dello stesso autore. Fidati, di aprioristico ci troverai poco. Non mi ha convinto pienamente la teoria del meme la cui analogia col gene mi è sembrata a tratti troppo forzata.

Scritto da: Nick Name il 29.03.04 23:47