Di Bella.
Chissa' se la vicenda Di Bella, in qualche modo chiusa dalla
morte del suo protagonista principale, e' servita a insegnare qualcosa. Sembrerebbe di no.
Dal punto di vista della conoscenza medica, per quanto piu' volte l'entourage di Di Bella abbia sostenuto di poter provare i risultati della terapia grazie alle cartelle di cliniche di 20000 pazienti, non risulta che nessuno abbia analizzato i risultati e li abbia pubblicati su riviste mediche riconosciute. Per chi non ha dimestichezza con i numeri di pazienti tipicamente citati negli articoli medici, 20000 pazienti rappresentano (o a questo punto bisogna dire rappresenterebbero ?) una casisistica enorme, che, se abbinata una qualita' di dati appena passabile, la renderebbe allettante per qualsiasi medico del pianeta terra.
Di Bella stesso dall'87 ad oggi ha pubblicato solo
tre articoli, nessuno dei quali con una casistica clinica.
La sperimentazione del ministero della Sanita', partita di fretta sotto spinte EmotivoPoliticoGiudiziarie, ha dato
risultati negativi, ma la modalita' con la quale il test e' stata condotto era tale che gia' in partenza si sapeva che i risultati, quali che fossero stati, si sarebbero potuti buttare via.
Per quanto qualche tempo fa
abbia sostenuto che alcuni dogmi della medicina attuale debbano essere presi cum grano salis, resta il fatto che se una proposta terapeutica si sottrare totalmente alle modalita' solite di analisi (pubblicazioni e trial clinici) si autoconfina in una dinamica del tipo credenti vs. non credenti, che non porta da nessuna parte. Questo e' quel che e' capitato al 'metodo di Bella', che e' un'occasione persa, soprattutto per chi riteneva in buon fede che questo approccio avesse qualcosa di buono da dire.
Oltre a questioni piu' tecniche, il caso Di Bella sollevava, almeno tra le righe, un altro problema non da ridere, quale il rapporto di fiducia/stima reciproca tra medico e paziente come parte integrante della terapia. E' un argomento complicato e delicatissimo, al momento volutamente trascurato dalla componente della medicina ansiosa di essere Scienza Oggettiva, con il risultato di produrre reazioni estreme da parte di alcuni pazienti, che, non percependo simpatia/sintonia nel rapporto con il medico, si affidano al primo stregone/sciamano dietro l'angolo che gli dica 'mi prendo cura di te'. Al momento mi sembra che tanto all'interno della comunita' medica quanto nell'opinione pubblica non ci siano stati tentativi di riprendere questo argomento e affrontarlo senza rigidita' e/o superficialita'.
Per quanto riguarda i media, infine, quanto accaduto non impedisce che tuttora, quando si parla di nuovi ritrovati in campo medico, troppo spesso si legga o si senta la fatidica frase 'questo nuovo ritrovato potrebbe essere utilizzato anche nella cura del cancro'. Questo modo di presentare le notizie produce spesso piu' danni che altro, perche' genera speranza infondate nei pazienti non consapevoli di tutti i 'nuovi ritrovati' che si sono poi rivelati non cosi' buoni come sembrava inizialmente e dei tempi molto lunghi che intercorrono tra il momento in cui qualcuno dice che un farmaco 'potrebbe essere utilizzato' e il momento in cui viene usato davvero.
Insomma, l'impressione evidente e' che di fronte ad un 'Di Bella2' reagiremmo nello stesso modo e con gli stessi errori del Di Bella1.
Cosė scrisse Marco il 10.07.03 13:26