Della sopravvalutazione del maratoneta

Se non pratichi la corsa come sport, è probabile tu sia tra i molti che (consapevolmente o no) considerano la capacità di muovere velocemente le gambe per più di qualche minuto come prerogativa di esseri che stanno tra il superuomo e il masochista e che comunque sono altro da te.

Questo pensiero, basato forse su dolorosi ricordi scolastici e rinforzato dall’ultima rincorsa affannata per prendere il treno, ha di solito un corollario: quanto più a lungo si corre tanto più si è un bravo corridore, indipendentemente dalla velocità, corollario che ha la sua più egregia espressione nella sopravvalutazione del maratoneta, ovvero nel giudicare come ottima prestazione atletica il fatto in sè di aver tagliato il traguardo di una gara di 42,195 chilometri.

Posto che la maratona ha un suo fascino difficilmente avvicinabile da altre gare, che concordo sul diritto ad allenarsi male per la prima maratona e, soprattutto, che ognuno è libero di correre al diavolo di ritmo che vuole senza che nessuno gli rompa le scatole, trovo discutibile l’idea del ‘molta strada molto onore’, non fosse altro perchè porta molte persone, spesso alle prime armi, a farsi male, o perlomeno a non divertirsi quanto potrebbero.

E’ un dato di fatto che la maggioranza dei maratoneti amatoriali (che sono in genere più del 95% dei partecipanti a una maratona) finisce in un tempo peggiore di quello che è lecito aspettarsi in base a quanto dimostrato su distanze più brevi. In altre parole, quando ti complimenti con un amico per la maratona appena corsa è probabile che lo stesso amico abbia compiuto di recente una prestazione atletica (a volte nettamente) superiore a quella per cui ti complimenti e che tu manco te ne sei accorto, perché anche per te (magari inconsciamente) conta solo la distanza.
E’ un problema? Certo che no, non fosse altro che è bello ricevere complimenti anche se a casaccio, però sappilo e (se sei un nerd) sappi che esistono metodi generalmente condivisi per confrontare prestazioni atletiche su distanze diverse.
Per esempio, a 45 anni una maratona in 4 ore equivale a una mezza maratona in circa 1h55′. In realtà, scommetterei che il tuo amico quarantacinquenne maratoneta da 4 ore corre la mezza più velocemente, magari a 1h45′, equivalente a 3h40′ sulla distanza doppia. Forse la prossima volta che lo vedi è meglio evitare di dirgli ‘Sulla maratona te la sei presa comoda, eh?’, però l’amico avrebbe più ragioni per sputarti (mentalmente) in un occhio che per darti torto.

Perchè la maggior parte dei maratoneti amatoriali corre anche di molto al di sotto delle sue potenzialità? Perchè allenarsi per la maratona richiede tempo, perchè gli allenamenti necessari per avvicinare il proprio potenziale sono faticosi, perché giocando con i propri limiti è più facile infortunarsi, e le tre cose sommate inducono la maggior parte dei corridori a essere (secondo me troppo) timorosi e ad allenare la distanza trascurando il ritmo.

Quando tre anni fa ho ripreso a correre non mi son posto obiettivi e per parecchi mesi ho corso a sensazione, approccio dettato non tanto da saggezza (senile), quanto dalla convinzione che le prestazioni migliori le avevo avute vent’anni prima e che il confronto con l’orologio sarebbe stato impietoso.
Solo in un secondo tempo ho cominciato a guardare i tempi e, anche qui più per caso che per scelta meditata, ho allungato i chilometraggi gradualmente e mantenendo un ritmo proporzionale a quello che tenevo sulle distanze più brevi.
Quando ho pensato alla prima maratona, l’obiettivo è stato non solo di arrivare in fondo ma di finirla bene. (Per la verità, mi sono avvicinato alla maratona da scettico, dubitando che ci si potesse divertire su quella distanza e dandomi una chance per verificare se avevo ragione. Avevo torto.) Questo ha significato allenamenti più impegnativi di quelli che avrei fatto con il semplice scopo di finirla e rinvio di un anno perché il mio corpo non era pronto, ma quando l’ho corsa è andata discretamente e soprattutto l’ho recuperata in tempi rapidi, segno che la preparazione era stata adeguata. Con la seconda maratona, preparata e corsa meglio, sono arrivato a circa 4′ dal mio potenziale stimato in base al tempo della mezza, cosa che mi soddisfa e suggerisce di aver azzeccato regime di allenamento e gara. Se tutto va bene, il prossimo Aprile correrò la terza e vediamo cosa combino.

Anche a posteriori penso di aver fatto bene a non concentrarmi solo sul percorrere la distanza e consiglio a chi si avvicina alla maratona (o alla mezza) di seguire un percorso simile, dandosi il tempo necessario per correrla all’altezza delle proprie possibilità. Fino ad allora, meglio correre (e divertirsi su) le distanze per cui si è allenati. Cinque o dieci chilometri corsi bene sono più divertenti e in prospettiva più utili di troppi chilometri trascinati. Le gare lunghe, prima o poi, arriveranno. Se poi non arriveranno, e se nei pranzi di famiglia continuerai a essere considerato inferiore al parente che finì la maratona appena dietro l’ambulanza del fine corsa trascinandosi sui gomiti, ci son cose più difficili di cui farsi una ragione. Alla peggio, citerai con nonchalance la formula di Riegel sperando che qualcuno abbocchi.

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