The big short – Michael Lewis

C’è chi tende a spiegare eventi clamorosi e improbabili come il risultato di un complotto dei potenti di turno e chi invece pensa che la noncuranza eletta a sistema spieghi molte più cose di quanto non potrebbe sembrare.
Quali che siano le vostre preferenze al riguardo, concorderete su quanto possa essere micidiale la combinazione dei due fattori.
The Big Short, ricostruzione del crash economico-finanziario del 2007-2008 legato ai mutui subprime, è soprattutto il racconto della combinazione di avidità, noncuranza, ottusità e malafede che ha portato al disastro. Ce n’è un po’ per tutti: banchieri, gestori di fondi di investimento e agenzie di rating, che qui fan la figura (insieme ai piccoli investitori) degli sfigati di cui tutti si prendono gioco.

Il filo conduttore della storia sono le vicende di tre investitori che hanno capito prima d’altri cosa sarebbe capitato, hanno scommesso per tempo contro i bond basati su mutui (da cui il big short), si son fatti odiare dai loro clienti quando tutti andavano long sui subprime, ma al momento giusto hanno portato a casa valanghe di soldi.

Oltre alla scrittura avvincente, Lewis ha il pregio di non esagerare nella ricerca di buoni e cattivi, che pur ci sono, e di evitare tanto il populismo quanto il cinismo nel descrivere un mondo che pare discretamente folle per come manipola somme di denaro fino a sei-sette ordini di grandezza superiori a quelli di una persona normale.

A noi outsider, oltre alla curiosità di sapere quale sia adesso la bolla in fase di espansione, pare rimanere solo l’opzione di stare lontani da giochi che non capiamo e dei quali probabilmente verremo a sapere quando si cercherà qualcuno che paghi il conto della festa appena finita.

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