Retrocedere

Se tra un libro da spiaggia e l’altro avete voglia di curiosare in problemi che trascurereste in momenti più frenetici, consiglio di prestare attenzione all’agitazione dei ricercatori universitari, di cui i media parlano poco.
Per come l’ho capita, la riassumerei così:
- Antefatto: c’è una riforma del ministro Gelmini che cambia/cambierebbe il reclutamento dei ricercatori universitari, creando tra le altre cose ulteriori problemi a chi è già assunto come ricercatore in Università e si ritroverebbe con prospettive di carriera ancora peggiori di quelle attuali, che già son tutto tranne che paradisiache.
- Risultato 1: mobilitazione dei ricercatori, che in alcuni casi (p.es. la facoltà di fisica di Trento, ma ce ne sono molte altre) hanno deciso che il prossimo anno non accetteranno più il carico didattico dei corsi a loro affidati, non essendo la didattica frontale, a termini di legge, parte delle mansioni di un ricercatore. (E’ quindi importante precisare che non si tratta di sciopero).
- Risultato 2: facoltà nel panico. Essendo la didattica portata avanti da anni grazie anche (e soprattutto?) al contributo dei ricercatori, ci si trova d’improvviso di fronte alla riduzione secca del numero dei docenti disponibili.
- Conclusione: in molte Università italiane a partire dal prossimo anno accademico ci saranno meno corsi dell’anno precedente. Si terranno aperti i corsi indispensabili, per il resto si fa quel che si può.

Siccome una lettura anche superficiale dei giornali fa emergere parecchie lamentele da parte delle Università, che protestano un anno sì e l’altro pure per i tagli dei fondi, qualcuno potrebbe domandarsi: ‘Questi si lamentano a prescindere, da anni, ma la baracca continua a funzionare. E’ proprio il caso di preoccuparsi?
Non sono un esperto della situazione dell’Università italiana, ma dal poco che vedo capitare qui a Trento, che pure è un caso fortunato, mi sembra proprio che sì, chi non è preoccupato è ora che cominci ad esserlo.
Questa agitazione dei ricercatori, in combinazione con altre decisioni come il turn over molto ridotto dei docenti, può essere il passo definitivo verso un decadimento irreversibile (perlomeno sulla scala dei 10-15 anni) dell’Università italiana, avviata da tempo verso una situazione nella quale i sacrifici e le eccellenze dei singoli che finora hanno tenuto su la baracca saranno sempre più inefficaci e frustranti/frustrate in un sistema che fa acqua da tutte le parti e che nessuno ha il coraggio e/o la capacità e/o la volontà di ripensare sul serio.

Fino a poco tempo fa pensavo che in Italia il sistema scolastico, perlomeno nei suoi esempi migliori, non avesse niente da invidiare a quello degli altri paesi avanzati fino al livello della laurea quinquennale (il dottorato e l’attività di ricerca essendo un altro paio di maniche).
Dopo gli ultimi avvenimenti, comincio a pensare di aver vissuto in un periodo fortunato per la formazione scolastica e dubito che nostra figlia potrà dire la stessa cosa.

One thought on “Retrocedere

  1. i ricercatori si lamentano come possono, e fanno bene. va anche detto che il fatto che i ricercatori non debbano insegnare e’ una cosa che non ha eguali nel mondo; a meno che non si dica che i ricercatori sono solo post-doc sotto falso nome (e questo spiegherebbe anche molte cose sui loro stipendi…) e che nell’accademia italiana debba finalmente essere inserito un ruolo equivalente al maitre de conf o al assistent professor.