Murakami Haruki – L’arte di correre

Qualche mese fa un amico biologo con cui ero finito a parlare di sport mi disse con tono semiserio: ‘La corsa lunga? Son mica matto. E’ contro natura. L’uomo ha imparato a correre per raggiungere l’albero piú vicino e scappare dalle bestie feroci. Velocitá pura, altro che maratona‘.

Anche se la teoria di cui sopra fosse campata in aria, certo e’ che la corsa e’ uno sport molto frainteso e altrettanto detestato. Il fraintendimento nasce dall’idea che correre sia un modo accessibile a tutti per stare meglio e magari perdere qualche chilo, mentre e’ un’attivitá che si addice a chi e’ di suo abbastanza leggero, vicino al peso forma e possiede giá una discreta forma fisica. In caso contrario, tempo qualche settimana e il malcapitato va a ingrossare le fila di quelli che ‘Correre fa male‘.

Per me, passata la fase agonistica in cui correre bene voleva dire correre veloce, la corsa e’ un esercizio fisico di intensitá media, in cui non devo concentrarmi sulla fatica o sul gesto, ma posso lasciar andare la testa per i fatti suoi mentre le gambe girano in automatico. Se c’e’ il sole, esco e mi godo la vista delle montagne, se piove rimando al giorno dopo e non muore nessuno. Ogni tanto mi prende il ghiribizzo di allenarmi sul serio, poi la fatica e la costanza necessarie ad ottenere risultati appena decenti mi fanno desistere. Tu chiamala, se vuoi, la volpe e l’uva.

Altri la prendono come una medicina: Murakami Haruki, che di mestiere fa lo scrittore e si applica con metodo al proprio lavoro per diverse ore al giorno, considera lo scrivere un’attivitá faticosa e difficile che obbliga ad esplorare zone buie e problematiche della psiche, da cui il bisogno di compensazione tramite un esercizio altrettanto regolare e rigoroso che aiuti a ripulire la mente e che lui ha trovato nella corsa, interessante non tanto come attivitá in se’ ma come esercizio di disciplina.
Lo stereotipo del giapponese che va avanti finche’ schianta e’ troppo facile, ma i racconti delle maratone di Murakami, vero adepto del ‘No pain no gain‘, fanno di tutto per suggerirlo. E’ opinione diffusa che in ogni maratona si attraversi un momento di grande difficoltá, in cui vale la pena stringere i denti perche’ poi la situazione migliora; sta di fatto che Murakami sembra spesso trattare il proprio corpo come un mulo recalcitrante bisognoso di nerbate e che questi racconti di muscoli duri e gran fatica non invitano a calzare le scarpette e fare una sgambata.

L’arte di correre, se c’e', me la figuro diversa.

5 thoughts on “Murakami Haruki – L’arte di correre

  1. Condivisibile.
    Pur non essendo frequentatore (come dici tu “e’ un’attivitá che si addice a chi e’ di suo abbastanza leggero” e quindi non a me..), sono sempre combattuto tra l’atteggiamento duro “no pain no gain” (per me significa: quanti km in bici a che velocità prima dell’infarto) e un approccio più friendly con lo sport (e traggo giovamento anche solo dal mettermi la tuta).
    Distante anni luce dalla mentalità giapponese, come vedi, per me la Maratona resta prima di tutto una città dell’Antica Grecia.

  2. bella recensione. e anche utile: fra tanti libri che mi dico “devo leggerlo quest’anno”, eccone uno di cui mi pare di poter fare a meno, molte grazie!

  3. La corsa paga il pegno di tutte le attività c.d. ricreative: c’è chi la prende come un divertimento,chi la prende come un lavoro, chi ne è completamente addicted, ai limiti della patologia.
    Per me è bello ogni tanto provare a vedere che effetto fa correre per 42 km, e magari provare a migliorarsi. Capisco perfettamente che per altri sia una fatica improba e soprattutto inutile.
    Riguardo alle leggende delle fatiche sulla maratona, che dire? Non è proprio una passeggiata, ma il sottoscritto è la prova quasi scientifica che qualunque persona dotata di buona salute e di un pò di tempo per allenarsi può uscirne bene, e divertirsi.
    Per me è sempre stato “no fun no gain”…

  4. Piacere di conoscerti. Con un post solo sei andato a toccare un’attività fisica che mi intriga (ho cominciato a correre l’estate scorsa, ma non sono ancora mai andato oltre i 10 km) e uno dei miei autori preferiti. Adesso mi guardo un po’ di altri post.

  5. Ciao Alberto,
    benvenuto.
    Appena ho un momento andrò a fare un giro dalle tue parti.