Tre link sulla sanitá USA.

Mentre negli Stati Uniti la discussione sulla riforma sanitaria e’ lungi dall’essere conclusa, segnalo tre articoli letti nelle ultime settimane riguardo al sistema sanitario USA e alle sue possibili evoluzioni:

1. The cost conundrum, in cui Atul Gawande, medico/saggista molto conosciuto negli USA (qui un suo ritratto recente, ai limiti dell’agiografia), racconta la storia di due cittadine degli Stati Uniti agli opposti per quanto riguarda il costo e la qualitá delle prestazioni sanitarie.
Il pezzo di Gawande pare sia diventato una lettura consigliata da Obama al suo staff. Per chi non ha voglia di leggere e preferisce ascoltare, ecco un’intervista di Fresh Air a Gawande proprio su questo articolo.

2. Low Life Expectancy in the United States: Is the Health Care System at Fault?, lavoro di due ricercatori della Universitá di Pennsylvania nel quale dati relativi a malattie cardiologiche ed oncologiche negli USA vengono confrontati con dati analoghi di paesi il cui sistema sanitario gode di buona reputazione. La conclusione e’ che, per quanto sia difficile legare in maniera univoca l’aspettativa di vita e la qualitá di un sistema sanitario, la ridotta aspettativa di vita degli USA non andrebbe imputata al sistema sanitario. Conclusione forse non attesa, per cui e’ interessante leggere l’articolo, accessibile anche ai non addetti ai lavori, la cui argomentazione mi pare a prima vista ragionevole e ben motivata.
Per chi non intende sciropparsi le 40+ pagine, il New York Times ha di recente riassunto il tutto in una versione molto piú digeribile.

3. Going Dutch (via Francesco Costa), nel quale si nota come in Olanda sia in vigore dal 2006 un sistema di assicurazioni senza public option, i.e. senza un’assicurazione fornita dallo Stato per andare incontro a chi e’ piú svantaggiato per ragioni di reddito e/o di malattie croniche. Lo stesso articolo sottolinea come lo Stato olandese controlli pero’ molto da vicino le assicurazioni, creando quindi un’area di mercato dai vincoli chiari, che disincentivano quanto piú possibile il ‘cherry picking‘ da parte delle assicurazioni, ovvero la selezione dei clienti piú vantaggiosi a scapito di quelli piú costosi.
Questa combinazione di mercato e controllo pare al momento funzionare in Olanda, mentre e’ tutto da vedere se e come potrebbe funzionare negli Stati Uniti.

2 thoughts on “Tre link sulla sanitá USA.

  1. Salve a tutti. Vorrei inserire un commento all’articolo scritto da Marco sulla teoria del prof. Duesberg. Mi permetto di postare qui il mio commento dato che sulla pagina ‘Duesberg for dummies’ non riesco trovare il link per inserire il mio commento. Ecco il mio commento:
    Mi sono procurato il testo completo (non l’abstract) dello studio canadese cui Marco fa riferimento nel suo articolo (Schechter, Lancet, 1993). L’ho letto ed i sospetti che avevo, erano fondati. Adesso sono convinto che bisogna considerare almeno 5 variabili di cui gli autori non ne hanno tenuto conto :
    1) Il tempo: probabilmente gli hiv+ che hanno sviluppato aids hanno fatto uso di droghe pesanti per molto piú tempo rispetto ai hiv-. Il lifetime simile era stato considerato soltanto nel gruppo dei hiv+ e non pure in quello dei hiv-. Infatti nell’articolo si dice: Lifetime prevalences of these behaviours were similar in the 136 seropositive men who developed AIDS and in the 229 seropositive men who did not develop AIDS: [...]“;
    2) Il modo: l’uso di droghe iniettabili potrebbe essere stata un pratica molto piú frequente negli hiv+ che negli hiv-. Di conseguenza essendo la condivisione di siringhe, specie tra i drogati, uno dei modi per contrarre l’hiv, questo spiegherebbe come mai l’ aids era presente soltanto negli hiv+. Ma non perche’ effettivamente l’ hiv porta all’ aids, ma perche’ gli hiv+ hanno fatto uso di droghe ben piú micidiali di quelle magari utilizzate dagli hiv-. Cioe’ la siringa, tipico strumento per assumere droghe pesanti e devastanti tra i tossicodipendenti, avrebbe diffuso un virus (forse innocuo) passato come responsabile degli effetti invece dovuti alla droga. Il semplice sniffare non penso che possa essere una modalitádi trasmissione.. Infatti, gli autori dello studio confermano la mia ipotesi dicendo: “Since these risk behaviours are known to correlate to HIV-1 infection, it is not surprising that lifetime prevalences in the 350 seronegative men were lower than in the seropositive group [...]“. E questo, inoltre conferma anche quanto ho detto al primo punto riguardo al lifetime;
    3) tipologia: tipologia di droghe usate dagli hiv+ e di quelle usate tra i hiv-. Le semplici percentuali non possono chiarire questo punto.
    4) quantitá: quantitá di droga assunta dai hiv+ e quantitá assunta dai hiv-. Le percentuali non indicano le quantitá di droga assunte dai hiv+ e dai hiv- (specialmente in questi ultimi). Ad es. uno potrebbe avere usato una sola volta nella sua intera vita droga e per questo essere inserito nel gruppo dei ‘risk behaviours’; ma fumare o bere alcolici una volta ogni tanto non provoca cancro ai polmoni o cirrosi epatica..;
    5) AZT: ovviamente soltanto i hiv+ potevano assumere AZT. La diminuzione dei CD4 riscontrata solo nei hiv+ poteva essere dovuto al fatto che ovviamente solo i hiv+ (e non tutti) assunsero AZT nella terapia anti-hiv. L’uso di AZT non venne considerato nello studio!
    Tutte queste cose possono essere scoperte solo leggendo l’intero studio e non il suo abstract, ed infatti esse sono puntualmente emerse leggendo l’articolo in questione.