Corn, corn, corn, corn, (corn-based) eggs and corn.

A leggere un articolo pubblicato di recente su PNAS, per descrivere la dieta da fast food americano basta prendere questo sketch dei Monty Python e sostituire ‘spam’ con ‘corn’ (granoturco).
Due ricercatori hanno analizzato il classico menu di tre grandi catene USA (McDonald’s, Wendy’s e Burger King), utilizzando una tecnica che, a partire dalla misura di un isotopo del Carbonio contenuto nella carne, permette di stimare quanto la dieta di vitelli e polli fosse ricca di granoturco.
Risultato: tutta la carne bovina e piú del 90% della carne di pollo arriva da animali che nella loro vita non hanno mai mangiato altro che granturco. Se si aggiunge che il grasso delle patatine di Wendy’s proviene dalla frittura in olio di granturco e che le sodas che solitamente accompagnano questi pasti (Coca Cola, Fanta, Sprite, etc.) hanno un altissimo contenuto zuccherino, di solito ottenuto aggiungendo (indovina un po’?) corn syrup, il quadro e’ evidente: il tuo pranzo sembra composto da alimenti diversi, ma in realtá stai mangiando la stessa cosa sotto forme diverse.
Anche se la notizia non e’ del tutto sorprendente, e’ importante che qualcuno si sia messo a misurare i cibi in vendita alle catene di fast food e abbia verificato quello che molti pensavano.

Per chi volesse saperne di piú, una descrizione approfondita del complesso agro-alimentare basato sul granoturco costituisce la parte iniziale, oltre che la piú interessante, di The Omnivore’s Dilemma di Michael Pollan (ora anche tradotto in italiano).

Pollan (qui in una presentazione a Google, qui in un’intervista per TimesTalks) spiega in dettaglio come i sussidi sul granoturco, nati dall’esigenza di aiutare gli agricoltori in un momento di difficoltá, siano diventati la prima ragione per cui negli USA e’ nato un intero complesso industriale che sfrutta il piú possibile questa materia prima sempre piú sovrabbondante ed economica per immettere sul mercato burger e Cola a prezzi stracciati. E’ junk food, ovvio, ma e’ food, con un rapporto di calorie per dollaro imbattibile.
Imbattibile perche’ falso, visto che il cibo prodotto con queste modalitá e con questa bassa qualitá finale e’ associato a costi apparentemente invisibili ma molto reali, dall’inquinamento causato dall’uso intensivo di fertilizzanti ai soldi necessari per curare le malattie causate da diete ipercaloriche.

Il problema vero e’ come proporre una via d’uscita da questa dinamica storta senza cadere nell’atteggiamento radical chic di Pollan, che si innamora di soluzioni bucoliche, attraenti ma poco realistiche, e va giú con la mannaia su business come Whole Foods, giá inaccessibili alla clientela con minori possibilitá economiche.

Dire ‘E’ tutta questione di cultura‘ o ‘Basta solo imparare a mangiare meno e meglio’ e’ in parte vero, ma e’ anche miope e/o snob: McDonald’s ha successo non solo perche’ l’organismo umano si e’ evoluto in condizioni di carenza di cibo e ha sviluppato quindi una sorta di radar per i cibi piú ricchi di grassi e zuccheri, ma anche perche’ con i soldi di un McQualcosa vai da Whole Foods e ti compri due carotine.
Sono belle, organic, cresciute con amore, le ha raccolte una contadina in una notte di luna piena al suono di canti dei nativi americani; tutto quel che vuoi, ma rimangono due carotine.

9 thoughts on “Corn, corn, corn, corn, (corn-based) eggs and corn.

  1. Fare il paragone McDonald’s / Whole Foods però è prendere gli estremi. Senza arrivare a WF, negli USA si può far di meglio con gli stessi soldi che un McD?
    Qua si può, e purtroppo è veramente solo una questione di forza di volontà (dico purtroppo perché invece credo che dovrebbe esserci un qualche tipo di azione per educare meglio le persone in temi alimentari. Aiuti pubblicitari – più pubblicità di frutta e verdura…).
    Un esempio: a Siviglia, un men

  2. Interessante l’onnipresenza del granturco, non ci avevo mai riflettuto.Povere mucche allevate a mais, non sapranno mai quanto sia buona l’erba brucata sui prati.
    In quanti posti in Italia ci si può sfamare nella pausa pranzo mettendosi a sedere (al calduccio di inverno)con 5-6 euro? Nessuno dice che patate fritte e panini conditi con salse varie siano cibo salutare, ma quando i soldini sono pochi il panino al Mac è una soluzione dignitosamente accettabile per molti, per una buona parte è anche gustosa. Se ci fosse un’offerta diversa, più salutistica, ma economicamente e logisticamente paragonabile, sono certa che molti la sceglierebbero. Ma al momento in Italia non la vedo.

  3. Beh, sono noiosa a ripetere quanto Pollan mi abbia cambiato la vita. Ma per chi ha visto anche l’ultimo Report: come può farti bene un pescespada che è morto incastrato in reti illegali dopo un’agonia di ore?
    Lo so, che può sembrare stupido. Ma io sono certa che la disumanità di quello che stiamo facendo uccide noi (vedi in Pollan le descrizioni di come vengono stivati maialini con la coda mozzata e polli e non sto a specificare che è meglio).
    Quindi ben venga quel tizio che diceva: buongiorno, mi dia un pollo che abbia vissuto una vita felice. Anche perché qui il problema non è mangiare bene o male. Ma è che i risultati drammatici di scelte sbagliate vengono reinvestiti e capitalizzati. Indietro non si torna mai e quindi tutto deve essere fatto a misura di quella montagna inarrestabile di mais ogm che ci sommergerà.
    Accetto le due carotine, grazie:-)

  4. a Torino invece tra i 5 e i 6.5 euro ci sono un sacco di alternative, più o meno fast…di sicuro tutte più buone e più salutari!!

  5. Sono capitato qui per caso, indirizzato da un’amico. Ho letto con interesse il post, poi però la chiusa che ripete uno dei classici leit motiv del populismo di destra (e di estrema destra, categoria libertarian) mi ha fatto francamente cadere le braccia.
    Perché non accusare apertamente i radical chic di voler far morire di fame gli indiani, gli africani, i cinesi? Anzi, di essere tout court loro i responsabili della fame nel mondo?
    Il discorso sarebbe lungo da fare, coinvolgerebbe l’economia, la storia e soprattutto la storia economica di Asia, Africa e America Latina, senza conoscere le quali non si può capire perché oggi più di 800 milioni di persone soffrono di denutrizione cronica e perché il loro numero non diminuisce nonostante i proclami delle varie istituzioni internazionali.
    Ovviamente in poco spazio non si può fare. Mi accontento solo di ricordare come l’estrema destra (non quella simpatica, folcloristica di personaggi come Er Pecora, ma quella in giacca e cravatta de “lo stato socialcomunista keynesiano si abbatte, non si cambia”) si fonda proprio su argomentazioni come quella riportata qui per ridisegnare l’economia in modo che funzioni come ha sempre funzionato nella storia umana, rendendo i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri (anche perché più i poveri diventano poveri, più le statistiche migliorano: infatti i morti non vengono più contati.)

  6. Ciao Armando, benvenuto.
    Se il primo ad accusare questo blog di populismo, tantopiù di destra. Di solito le critiche mi tacciano di essere un tipo snob di sinistra.
    Poco male.
    Se avrai voglia di leggere qualche altro post, forse cambierai idea sul tono di quel che scrivo da queste parti.
    Il collegamento tra quanto scrivi nel commento e quanto ho scritto nel post a me sfugge, forse perchè non ci stiamo capendo. Provo a risponderti con un post entro massimo un giorno, perchè forse il commento sarebbe stato troppo lungo.

  7. Marco, te lo aspettavi? Populista di destra!
    Verrà fuori che hai votato per la Santanchè.
    E, ogni tanto, dì qualcosa “di sinistra” ^_^

  8. Con toni molto civili, Marco Schwarz dice che risponderà al mio intervento.
    Effettivamente, dopo aver dato una scorsa ai suoi post, non ho difficoltà a riconoscere che questo blog non veicola contenuti di destra.
    Però una severa censura per il modo con cui si è concluso il post sul mais è largamente meritata.
    Probabilmente ho acceduto, nei toni e nei contenuti.
    Ma la mia irritazione ha comunque delle motivazioni.
    In genere non frequento i blog, se non su sollecitazione di un amico che me li segnala ogni tanto.
    Quello che mi colpisce in molti di questi blog è il loro essere idealmente progressisti, mentre di fatto – e in modo inconsapevole – finiscono con l’essere dei veicoli del pensiero di destra.
    Premetto: non c’è nulla di male nell’essere di destra, se essere di destra significa avanzare proposte chiare e definite. Diverso invece è elaborare una pseudo visione del mondo basata su pseudo fatti che spinga poi le persone, quando si tratta di decidere, a preferire le opzioni di destra (che spesso siano proposte dal centro sinistra, agli effetti pratici, cambia poco.)
    Faccio qualche esempio di blog che mi hanno, a questo proposito, sconcertato: il blog di De Biase, Kelablu, Generazione Blog.
    Nel caso di De Biase, c’è dietro l’apparato del Sole 24 Ore e la rivista allegata al Sole, Nova, dedicata all’”innovazione”. E’ un blog dove sostanzialmente si parla di nulla, del niente più assoluto, con la pretesa però di essere interpreti di chissà quali cambiementi prossimi venturi. Lo sfiorare temi importanti senza mai andare oltre la superficie, anzi, limitandosi a specchiarvicisi, è la cifra dell’animatore del blog e dei suoi partecipanti. (Del resto, è comprensibile, visto che De Biase dirige una rivistina che altro non è che una vetrina per le aziende, una teoria di redazionali pilotati che vuol farsi passare per giornalismo.)
    Il sottotesto del blog di De Biase è questo: i problemi poltici ed economici non esistono, la povertà, le disuguaglianze, il degrado ecologico, sono tutte anticaglie del passato che verranno risolte automaticamente dall’avanzare del futuro. (Chi ha vent’anni forse ci può cascare, chi ha qualche anno in più o ha fatto qualche lettura sa che questa è la tesi che viene ripetuta – senza alcuna variazione – ormai dagli anni ’60.) Nel frattempo, De Biase e la sua corte parlano di nulla.
    Kelablu invece mi ha colpito per il mix di cinismo e falso impegno di molti partecipanti. Non entro nel merito delle diatribe che mi è capitato di portare avanti su quel blog (molto sospetto era lo scienziato che parlava degli Ogm come una soluzione ai problemi della fame nel mondo, come se i fattori economici e politici non fossero le vere cause della povertà e dell’emarginazione; una posizione di destra intransigente, portata avanti però con il sorriso, in modo moderno, suadente e intelligente) però ho avuto in quel caso la chiara percezione che la blogosfera – tranne poche eccezioni – non produce contenuti propri ma si limita a risputare i contenuti imposti dai media tradizionali. E la cosa grave è che molti lo fanno senza rendersene conto.
    In quel caso, si trattava di attaccare la Coldiretti, descritta come una banda di cialtroni. Gli argomenti erano quelli della liberalizzazione degli scambi commerciali, ripetuti in modo grottescamente pappagallesco. Ora, tali argomenti sono uno dei filoni della rivoluzione conservatrice. Si appoggiano sulla corrente mainstream dell’economia neoclassica; la Banca Mondiale e altre istituzioni (tutte politicamente orientate a destra, per chi non lo sapesse) sostengono questo filone finanziando una marea di studi volti a sostenerne le tesi di fondo. I giornali e i giornalisi assorbono queste pseudo-tesi e ne fanno l’asse portante dei loro articoli. La gente assorbe passivamente questi contenuti e i più cialtroni (è il caso di dirlo) se ne fanno addirittura araldi e li ripetono pari pari sui loro blog. Riportando quindi notizie vere, ma perché tali fatti siano diventati “notizie”, perché proprio quello specifico fatto fra mille altri, non lo sanno. La risposta è che quel fatto è diventato “notizia” perché si presta a evocare un pensiero, una sensazione, quello che volete, utile a far passare una tesi di destra.
    Finisco citando “generazione blog”, un altro blog che si vuole apertamente sostenitore del Partito Democratico, ma che nella sua essenza porta avanti la visione della destra. Parla di lagnosi trentenni che asseriscono di essere tagliati fuori dal mondo del lavoro dalle generazioni più anziane; sostengono di essere il nuovo; se le scelte avvenissero per merito, avrebbero nella società il posto che gli compete.
    Ora, io ricordo che L’Espresso già nella prima metà degli anni ’80 pubblicava le veline dei think tank della destra americana, di come tutti i guai del mondo del lavoro derivassero dai sindacati e dalla mancanza di quella che oggi si chiama flessibilità in uscita, cioè la libertà di licenziare.
    Oggi di strada la destra ne ha fatta tanta, ma non è ancora riuscita a liquidare tutte le conquiste dei lavoratori. Ma gli basta poco, perché ormai i lavoratori sono gli uni contro gli altri armati. Chi ha visto la trasmissione di Gad Lerner di un paio di settimane fa ha visto i lavoratori del tessile della Valsesia e gli ingegneri licenziati dalla Motorola. Questi ultimi strillavano: siamo il futuro! Abbiamo diritto al posto al sole! Senza capire che le forze che stavano per far fuori i lavoratori della Valsesia erano le stesse che avevano appena fatto fuori loro. Stesse le teorie economiche, stessi gli economisti pagati per giustificarle. Alcuni erano lì presenti, a officiare il rito dell’economia neoclassica, dei mercati perfetti, dei sistemi che sistemi che tornano sempre in equilibrio (beninteso: ottimale).
    Questo per spiegare perché, in questo caso, mi sono bastate due parole “radical chi” e “bucolico” per farmi incazzare. Queste parole sono, da sempre, due dei cavalli di battaglia della destra.
    Basta pronunciarle per evocare i soliti ragionamenti della destra, che venngono declinati in modo più o meno becero e più o meno raffinato a seconda del livello culturale della platea.
    In sostanza, i radical chic sono degli snob che non sanno come va il mondo, e propongono un passato bucolico che non c’è mai stato.
    Lasciate fare a noi, è il loro messaggio.

  9. Frequento questo blog da un paio d’anni e conosco il suo tenutario da quasi trenta. L’ultima cosa che mi sarei aspettato è leggere su questa piattaforma una tirata politico-social-economico-morale della portata di quella di Armando.
    Per di più come contributo ad una discussione relativa a granoturco, abitudini alimentari e affini.
    Mi permetto di suggerire ad Armando, serenamente e pacatamente, di fare un giro di ricognizione prima di atterrare là dove non è mai stato.
    Dissento con Marco e con i frequentatori di questo blog praticamente su tutto (sono, in buona sostanza, un cattolico liberale, qualcosa in più di una merda di colombo su un vestito da sposa)ma di questo blog, ho apprezzato da subito la pacatezza dei toni e l’intelligenza viva di chi lo cura e di chi lo frequenta.
    Marco non ha bisogno di nessuno che lo difenda, sa farlo benissimo da solo, ma, caro Armando, la prossima volta prendila più bassa: la tua pressione e la discussione sicuramente ne trarranno grossi benefici.