14.07.10
Retrocedere
Se tra un libro da spiaggia e l'altro avete voglia di curiosare in problemi che trascurereste in momenti più frenetici, consiglio di prestare attenzione all'agitazione dei ricercatori universitari, di cui i media parlano poco.Per come l'ho capita, la riassumerei così:
- Antefatto: c'è una riforma del ministro Gelmini che cambia/cambierebbe il reclutamento dei ricercatori universitari, creando tra le altre cose ulteriori problemi a chi è già assunto come ricercatore in Università e si ritroverebbe con prospettive di carriera ancora peggiori di quelle attuali, che già son tutto tranne che paradisiache.
- Risultato 1: mobilitazione dei ricercatori, che in alcuni casi (p.es. la facoltà di fisica di Trento, ma ce ne sono molte altre) hanno deciso che il prossimo anno non accetteranno più il carico didattico dei corsi a loro affidati, non essendo la didattica frontale, a termini di legge, parte delle mansioni di un ricercatore. (E' quindi importante precisare che non si tratta di sciopero).
- Risultato 2: facoltà nel panico. Essendo la didattica portata avanti da anni grazie anche (e soprattutto?) al contributo dei ricercatori, ci si trova d'improvviso di fronte alla riduzione secca del numero dei docenti disponibili.
- Conclusione: in molte Università italiane a partire dal prossimo anno accademico ci saranno meno corsi dell'anno precedente. Si terranno aperti i corsi indispensabili, per il resto si fa quel che si può.
Siccome una lettura anche superficiale dei giornali fa emergere parecchie lamentele da parte delle Università, che protestano un anno sì e l'altro pure per i tagli dei fondi, qualcuno potrebbe domandarsi: 'Questi si lamentano a prescindere, da anni, ma la baracca continua a funzionare. E' proprio il caso di preoccuparsi?'
Non sono un esperto della situazione dell'Università italiana, ma dal poco che vedo capitare qui a Trento, che pure è un caso fortunato, mi sembra proprio che sì, chi non è preoccupato è ora che cominci ad esserlo.
Questa agitazione dei ricercatori, in combinazione con altre decisioni come il turn over molto ridotto dei docenti, può essere il passo definitivo verso un decadimento irreversibile (perlomeno sulla scala dei 10-15 anni) dell'Università italiana, avviata da tempo verso una situazione nella quale i sacrifici e le eccellenze dei singoli che finora hanno tenuto su la baracca saranno sempre più inefficaci e frustranti/frustrate in un sistema che fa acqua da tutte le parti e che nessuno ha il coraggio e/o la capacità e/o la volontà di ripensare sul serio.
Fino a poco tempo fa pensavo che in Italia il sistema scolastico, perlomeno nei suoi esempi migliori, non avesse niente da invidiare a quello degli altri paesi avanzati fino al livello della laurea quinquennale (il dottorato e l'attività di ricerca essendo un altro paio di maniche).
Dopo gli ultimi avvenimenti, comincio a pensare di aver vissuto in un periodo fortunato per la formazione scolastica e dubito che nostra figlia potrà dire la stessa cosa.
04.06.10
City girls
Tre famiglie in escursione ciclistica dalle parti di Caldaro-Appiano.Su una salita un po' troppo terrosa e disagevole per i suoi gusti, Elena dice a Marta:
26.05.10
The invention of air
Scienziato, politico, teologo, amico di Thomas Jefferson e Benjamin Franklin; questo (anche) era Joseph Priestley, persona senza dubbio importante ai suoi tempi che pero' non avevo sentito nominare prima di leggere 'The invention of air'.
Steven Johnson, che dopo 'The ghost map' infila un'altra storia interessante e ben scritta, prova a scrivere un libro su due piani, uno riguardo alle vicende di Priestley, l'altro in cui la storia e i tempi di Priestley diventano motivo (pretesto?) sia per ricercare proprieta' comuni ai cambiamenti di paradigma in ambito scientifico sia per trarre una sorta di lezione valida anche ai giorni nostri.
Per quanto ci siano passaggi interessanti e forse rilevanti soprattutto per gli Stati Uniti riguardo ai rapporti tra politica e religione, la parte narrativa e' la piu' riuscita: Johnson ha senza dubbio studiato parecchio per scrivere il libro, che non e' un saggio di venti pagine allungato a duecento, e la vita di Priestley e' stata interessante e rocambolesca: scienziato autodidatta, poco metodico ma entusiasta sperimentatore, Priestley e' vissuto in un'epoca in cui si poteva fare tutto da soli, dal porsi i problemi, al costruirsi un apparato sperimentale, all'interpretare i risultati.
Priestley non si faceva problemi di 'alto' e 'basso': ha inventato l'acqua gasata, ha scoperto che le piante producono ossigeno e assorbono anidride carbonica, ha lavorato come tutore di giovani rampolli, e' stato finanziato da un consorzio di industriali, aveva le sue idee in ambito di fede e politica e non era timido nel comunicarle. Anzi, essendo dotato di parecchie qualita' ma non di diplomazia, gli scritti e i discorsi di argomento teologico e politico gli hanno procurato guai enormi, tanto da ritrovarsi con la casa bruciata in Inghilterra, essere costretto a fuggire in America, ipotizzare durante il viaggio in nave l'esistenza di quella cosa che conosciamo come la Corrente del golfo, giusto per non perdere tempo, stabilirsi a Philadelphia, salvo poi rischiare di essere imprigionato o cacciato anche dagli Stati Uniti per le sue posizioni radicali che, va detto, in ambito teologico tendevano sempre piu' verso la stramberia.
E pensare che l'intelligenza di Priestley era piu' che sufficiente per capire che fin che parli di scienza va tutto bene, ma se tocchi i fili di fede e politica prendi la scossa.
Peggio ancora se li tocchi insieme.
16.05.10
QED
Se si parla di fisica, se la si puo' spiegare con concetti presi dall'esperienza comune, e se a spiegarla c'e' Richard Feymann, siete una botte di ferro.Se invece si tratta di una fisica intraducibile nel senso comune, neppure Feynmann riuscira' a fare troppi miracoli.
QED (che sta non solo per Quod erat demostrandum ma anche per 'Quantum ElectroDynamics') dimostra che spiegare alle persone normali quel che sappiamo su elettroni e fotoni e sulle loro interazioni non e' una follia, a patto di mettersi nelle mani giuste.
Il libro e' la trascrizione di una serie di lezioni di Feynmann di fronte ad un gruppo di non addetti ai lavori. L'argomento e' complicato ma le capacita' comunicative di Feynmann spiccano ancora una volta, con l'eccezion di alcuni passaggi forse impossibili da spiegare senza tirare per i capelli il linguaggio naturale fino a produrre enunciati di difficile interpretazione.
Per esempio: quando Feynmann dice che i positroni (elettroni con carica elettrica positiva) si possono vedere come elettroni che vanno indietro nel tempo, uno puo' anche annuire e pensare 'Si', certo', ma in realta' se ci pensa un po' probabilmente concludera' che non ha capito, non per sua stupidita' ma perche' non c'e' niente da capire, o perlomeno da spiegare con strumenti diversi dalle equazioni.
In altre parole, occuparsi di questi argomenti vuol dire finire in zone in cui, come dice in modo esplicito Feynmann, non si puo' far altro che accettare le cose sono come sono, notare l'accordo (a volte stupefacente) tra previsioni e risultati sperimentali, ma dopo di che tocca fermarsi li'.
Domande come 'Perche'?' o 'Come traduco questo risultato in rapporto alla mia esperienza quotidiana?' non sempre ottengono una risposta soddisfacente.
Il mio consiglio e' di affrontare il libro proseguendo nella lettura fino a che la trattazione non diventa troppo tecnica, accettando a quel punto di saltare qualche pagina; anche cosi', alla fine penso riconoscerete di aver capito, o almeno intuito, fenomeni e concetti che non ritenevate alla vostra portata.
03.04.10
Piu' puliti che pria
Come alcuni di voi hanno notato, nei giorni scorsi Montag era segnalato come sito pericoloso da Google perche' qualcuno (je venisse) ha pensato bene di infilare porcherie assortite (p.es. javascript per scaricare trojan) in alcune pagine.
Ora il sito e' ripulito e anche Google e' d'accordo sul fatto che le porcherie non ci son piu'. Speriamo che duri.
25.03.10
Siamo un popolo di gonzi
L'impresentabile Calderoli mette su un circo per lodare le sue doti di semplificatore e si guadagna foto a profusione. (Per inciso, trovo che le immagini siano un mix inquietante di leghismo ruspante e Fahreneit 451, ma forse è un mio problema).Nel frattempo, nel silenzio pressoché assoluto, entra in vigore un'imposta esosa sui dispositivi di archiviazione (DVD, dischi rigidi, etc.) basata sul principio di presunta colpevolezza, legge promossa dallo stesso governo (di cui fa parte l'impresentabile) che ha tutt'ora un seguito quando racconta la favola del ridurre le tasse e dell'affrancare i cittadini dai lacciuoli della burocrazia.
(Via phonkmeister e vic)
17.03.10
MRI
Chissa' quanti di voi si sono mai chiesti come funziona l'imaging con risonanza magnetica (MRI). Immagino non molti.Eppure la risonanza è uno strumento diagnostico ormai molto utilizzato, per analisi non solo anatomiche ma anche funzionali; alcuni di voi avranno messo sotto una risonanza la caviglia, o il ginocchio, e quasi tutti gli studi di neuroscienze che oggi vanno molto di moda sono basati su questa metodica.
A differenza dell'imaging con raggi X (da quelle che una volta si chiamavano 'le lastre' alla TAC), la generazione di un'immagine di risonanza magnetica sfugge ai più per un semplice motivo: mentre è facile intuire il funzionamento dell'imaging X per analogia con esperienze quotidiane, farsi un'idea dei processi alla base dell'imaging di risonanza è molto meno immediato, al punto che anche molto persone con un buon background tecnico prendono la risonanza come una 'scatola nera'.
Da anni cercavo una spiegazione sintetica e ben fatta della fisica della risonanza magnetica e penso di averla trovata nei lavori di Lars Hanson, un ricercatore danese.
Ho conosciuto Lars lo scorso anno a un congresso e sono stato colpito dall'estrema chiarezza della sua presentazione. In quell'occasione mi disse di aver scritto un testo introduttivo alla risonanza in danese; ieri sono tornato sul suo sito ed ho scoperto che ora c'è una versione inglese, che consiglio a chi ha la pazienza di mettere sotto i denti un testo di una quarantina di pagina effettive che non richiede competenze matematiche, non essendoci nemmeno un'equazione.
Se poi siete nerd, un cavallo di battaglia di Lars è l'inutilità di tirare in ballo la meccanica quantistica per spiegare l'imaging con risonanza. Chi lo fa, sostiene lui, è uno che ha capito poco la meccanica quantistica e complica inutilmente la vita ai suoi studenti. Qui l'articolo, pubblicato su Concepts in Magnetic Resonance.
11.03.10
It's soooo 2003.
Arriva il momento in cui ti dici: 'sto blog, o ne faccio qualcosa oppure tocca sopprimerlo. Lasciarlo a prendere le ragnatele non è bello.Quand'è arrivato Friendfeed ho pensato: bene, su ff scrivo di getto e il blog lo riservo ai contenuti più meditati. Dieci post in dieci mesi sono lì a suggerire che l'idea per cui sarei persona riflessiva andrebbe un filo riconsiderata.
Rimane il fatto che scrivere en plein air sul blog continua a interessarmi e che su friendfeed ogni tanto l'aria è viziata, per cui torno alle origini, pubblicando soprattutto qui.
Mi aspetto saranno perlopiu' brevi segnalazioni slegate l'una dall'altra, ma almeno per un po' mi va bene così.
Se andrà bene anche ai pochi che ancora leggono queste pagine lo vedremo cammin facendo.
09.01.10
Murakami Haruki - L'arte di correre
Qualche mese fa un amico biologo con cui ero finito a parlare di sport mi disse con tono semiserio: 'La corsa lunga? Son mica matto. E' contro natura. L'uomo ha imparato a correre per raggiungere l'albero piu' vicino e scappare dalle bestie feroci. Velocita' pura, altro che maratona'.Anche se la teoria di cui sopra fosse campata in aria, certo e' che la corsa e' uno sport molto frainteso e altrettanto detestato. Il fraintendimento nasce dall'idea che correre sia un modo accessibile a tutti per stare meglio e magari perdere qualche chilo, mentre e' un'attivita' che si addice a chi e' di suo abbastanza leggero, vicino al peso forma e possiede gia' una discreta forma fisica. In caso contrario, tempo qualche settimana e il malcapitato va a ingrossare le fila di quelli che 'Correre fa male'.
Per me, passata la fase agonistica in cui correre bene voleva dire correre veloce, la corsa e' un esercizio fisico di intensita' media, in cui non devo concentrarmi sulla fatica o sul gesto, ma posso lasciar andare la testa per i fatti suoi mentre le gambe girano in automatico. Se c'e' il sole, esco e mi godo la vista delle montagne, se piove rimando al giorno dopo e non muore nessuno. Ogni tanto mi prende il ghiribizzo di allenarmi sul serio, poi la fatica e la costanza necessarie ad ottenere risultati appena decenti mi fanno desistere. Tu chiamala, se vuoi, la volpe e l'uva.
Altri la prendono come una medicina: Murakami Haruki, che di mestiere fa lo scrittore e si applica con metodo al proprio lavoro per diverse ore al giorno, considera lo scrivere un'attivita' faticosa e difficile che obbliga ad esplorare zone buie e problematiche della psiche, da cui il bisogno di compensazione tramite un esercizio altrettanto regolare e rigoroso che aiuti a ripulire la mente e che lui ha trovato nella corsa, interessante non tanto come attivita' in se' ma come esercizio di disciplina. Lo stereotipo del giapponese che va avanti finche' schianta e' troppo facile, ma i racconti delle maratone di Murakami, vero adepto del 'No pain no gain', fanno di tutto per suggerirlo. E' opinione diffusa che in ogni maratona si attraversi un momento di grande difficolta', in cui vale la pena stringere i denti perche' poi la situazione migliora; sta di fatto che Murakami sembra spesso trattare il proprio corpo come un mulo recalcitrante bisognoso di nerbate e che questi racconti di muscoli duri e gran fatica non invitano a calzare le scarpette e fare una sgambata.
L'arte di correre, se c'e', me la figuro diversa.

